Fini e l’incontro segreto in hotel “Caro Pezzotta, trattiamo noi due”

05/02/2002


MARTED�, 05 FEBBRAIO 2002
Pagina 5 – Economia
IL RETROSCENA
Venerd� scorso all’Hotel de Russie vertice tra il vicepremier e una delegazione di 5 sindacalisti Cisl
Fini e l’incontro segreto in hotel "Caro Pezzotta, trattiamo noi due"
Il ministro Maroni "Sull’articolo 18 lo stralcio non pu� essere un diktat"
Il governo vuole infilare un cuneo nell’unit� sindacale, isolando la Cgil
Il presidente di An si � ritagliato un ruolo decisivo nella trattativa con le parti sociali
Cofferati assente alla trattativa con il vice presidente del Consiglio
GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA — � venerd�, l’ora di pranzo. Durante il consiglio dei ministri Fini si � fatto carico di seguire la patata bollente dell’articolo 18. Ma la sua strategia si muove anche su binari segreti. Il vicepremier � seduto a tavola con la madre all’Hotel de Russie, l’albergo dei Vip e delle star su via del Babuino. Tom Cruise � appena ripartito, sta per arrivare Meg Ryan. E l’atmosfera hollywoodiana evidentemente influenza la trama della politica. Quando squilla il telefonino, Fini si alza da tavola e raggiunge una saletta riservata. L� lo aspetta Savino Pezzotta. Il segretario generale della Cisl � in compagnia di altri cinque sindacalisti. La piccola delegazione � arrivata all’incontro attraverso un rocambolesco passaggio segreto: la lavanderia dell’hotel. Qui finisce il copione e comincia la strategia governativa. Cosa chiede Fini a Pezzotta? Una spalla dentro il sindacato. Il leader di An ha deciso di spendere in maniera ufficiale il suo peso, rischiando persino la faccia. Perch� a settembre, spiazzando pure i suoi elettori, aveva detto chiaro e tondo: le riforme sociali vanno fatte. Invece oggi propone un accantonamento, si espone in prima persona, blocca gli spot di Maroni che avrebbero dovuto sbandierare la �rivoluzione� del governo Berlusconi.
La mediazione � stata formalmente messa sul piatto. Ma le strade ufficiali non bastano all’esecutivo. Si segue anche la via dei colloqui privati. Accantoniamo la modifica sui licenziamenti, ha detto quello stesso venerd� primo febbraio il vicepremier ai colleghi di governo ritagliandosi un ruolo politico decisivo nella trattativa con i sindacati. Ancora una volta Roberto Maroni � stato �affiancato� nel match che Berlusconi, con un’opposizione a pezzi, giudica pi� pericoloso: il confronto con i lavoratori e i loro rappresentanti. � una partita a tutto campo, che va dalla legge delega sul lavoro a quelle su previdenza e fisco, passando dal temachiave del Mezzogiorno. E sullo sfondo si aggira lo spettro del primo vero sciopero generale: il 15 febbraio gli impiegati statali sono pronti a incrociare le braccia. � anche una partita fatta di incontri ufficiali, come quello di ieri sera a Palazzo Vidoni proprio sul contratto del pubblico impiego. Pesano per� le riunioni riservate, cos� riservate da sembrare il frutto riuscito di bravi sceneggiatori. La telefonata preparatoria di gioved� sera tra Fini e Pezzotta, dunque, ha il corollario clamoroso del faccia a faccia all’Hotel de Russie. Un colloquio segreto e delicatissimo, cos� importante da giustificare misure di copertura degne di un film americano.
Sergio Cofferati, dopo l’uscita del vicepremier, ha gi� fatto sapere come la pensa: �Non vedo alcuna novit�. Il nostro problema non � quello di rinviare, ma di stralciare l’articolo 18�. Ma cosa ne dice Pezzotta? Fini vuole ottenere il risultato pieno, ma il governo ha sempre pronta la carta di riserva: infilare un cuneo nell’unit� sindacale, isolare la Cgil cercando di fare breccia nel cuore di Cisl e Uil. La convocazione dei tre leader al ministero della Funzione pubblica, ieri sera, va letta tendendo conto di questa corsia parallela.
Partita difficile, mission quasi impossible, per restare in tema. Il primo scoglio � appuntito: gli impiegati pubblici sono il serbatoio di iscritti per le organizzazioni guidate da Pezzotta e Angeletti. Alla vigilia dell’incontro, la richiesta � un miliardo e 33 milioni di euro (2100 miliardi di lire). Al Tesoro si fermano a 357 milioni di euro (693 miliardi). Adesso per� le aperture di Fini, condivise dal Cavaliere, rimescolano le cifre, spalancano la porta alla firma. In cambio di norme sullo stipendio vincolato al rendimento, si possono rifare i conti. Il vicepremier ha bisogno del filo per tessere la sua tela, vuole portare a casa qualcosa di concreto per continuare la trattativa con i sindacati. O con una parte di essi. La Cgil non vuole comunque fare sconti. Rimangono in ballo pensioni, fisco e �questione meridionale�. Pezzotta pu� cedere su tutto il resto, in nome di un semplice rinvio sull’articolo 18? E Fini vuole giocare di sponda solo con alcune organizzazioni o sbrogliare per intero la matassa delle battaglie sociali? Nei prossimi giorni si misurer� la distanza tra Hollywood, dove si cerca sempre il lieto fine, e l’Italia governata dal centrodestra.