Fini: Cgil autoesclusa ma solo dal «Patto»

09/07/2002







(Del 9/7/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
BOTTA E RISPOSTA IN VISTA DELLA RIPRESA DEL TAVOLO SOCIALE
Fini: Cgil autoesclusa ma solo dal «Patto»

ROMA
Il confronto resta aspro. Nonostante le parole del vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini. Firmato venerdì scorso il Patto per l´Italia con tutte le parti sociali tranne la Cgil, «su altre grandi questioni – assicura Fini – noi cercheremo il dialogo con tutti». La dichiarazione sembra tesa a far scendere la tensione dopo l´annuncio del ministro del lavoro e delle politiche sociali Roberto Maroni del mancato invito alla Cgil a partecipare ai prossimi incontri fra il governo e le parti sociali. Ma la Cgil resta infuriata: ha fissato a ottobre lo sciopero generale e invierà al presidente del consiglio Silvio Berlusconi una lettera per sollecitare un «comportamento corretto» in materia di relazioni sociali. L´iniziativa vede la luce perché, come afferma il numero due Guglielmo Epifani, l´esclusione della Cgil dal tavolo del confronto «viola la Costituzione». Questo perché la Costituzione «riconosce la funzione e il ruolo della rappresentanza sindacale». Pertanto il governo «non può escludere la più grande organizzazione solo perché non firma» un accordo. Il sindacato guidato da Sergio Cofferati spiegherà la sua posizione anche in una lettera al governo e alle associazioni dei datori di lavoro. Insomma dopo il Patto è ancora l´esclusione della Cgil dai prossimi incontri ad avvelenare ancora il clima. Fini è convinto che «chi non ha firmato il Patto per l´Italia non può sedersi al tavolo per l´attuazione del medesimo». Fin qui la sua posizione sembra analoga a quella del ministro del lavoro e delle politiche sociali Roberto Maroni. Ma i suoi successivi ragionamenti sono stati valutati dall´opposizione di centrosinistra come una sconfessione di Maroni. Tanto che lo stesso Maroni si è affrettato a garantire che le idee di Fini sono identiche alle sue. Come stanno allora veramente le cose? Ecco cosa dice Fini a proposito dell´esclusione della Cgil dai prossimi incontri annunciata sabato da Maroni: «La dichiarazione del ministro Maroni credo che vada chiarita nel senso che il Patto impegna alcune parti sociali e chi non lo ha firmato non può poi sedersi al tavolo». Il vicepremier sembra circoscrivere l´esclusione della Cgil alla semplice attuazione del patto: non fa riferimento agli incontri sulla politica sociale indicati dal ministero del lavoro. Incontri ai quali si richiama invece nuovamente Maroni: «Sono perfettamente d´accordo con quanto affermato dal presidente Fini in merito ai tavoli che si apriranno dopo la firma del Patto per l´Italia. Io e Fini diciamo esattamente le stesse cose: il tavolo sulle politiche sociali di cui ho parlato è proprio quello contenuto nel Patto». Maroni attacca invece il capogruppo alla camera della Margherita Pierluigi Castagnetti che, secondo lui, «non ha neppure letto il Patto per l´Italia». Castagnetti aveva giudicato «corretta la posizione» di Fini chiedendo quale fosse quella complessiva del governo visto che Maroni «ha parlato di esclusione della Cgil dal tavolo delle politiche sociali». Esclusione che, incalza Castagnetti, «sarebbe un grave errore: una provocazione». Si discute quindi sulle parole o solo sulle sfumature. Ma ci sono anche questioni di sostanza fondamentali. Le politiche sociali sono certamente un argomento affrontato dal Patto, ma in realtà questo riguarda tutta la sfera economica e sociale: quindi prendendolo alla lettera la Cgil potrebbe essere esclusa da qualunque incontro da convocare. Il ministro delle attività produttive Antonio Marzano puntualizza che «la Cgil non è affatto esclusa dai vari tavoli. A noi fa solo piacere se viene». Dunque il sindacato di Cofferati ed Epifani può essere ammesso? Marzano puntualizza che per Maroni la Cgil deve partecipare agli incontri che derivano dall´accordo sulla politica dei redditi del 1993 mentre «per quanto riguarda specificatamente la parte del Patto che riguarda il lavoro alla sua attuazione parteciperanno quelli che hanno firmato». Comunque c´è fermento nella maggioranza di centrodestra. Luca Volontè, capogruppo dell´Ucd alla camera, sostiene che «il governo e la maggioranza non possono e non devono dare spazio alle sbagliate e dannose polemiche, ma rispettare tutte le posizioni». L´opposizione di centrosinistra contesta con durezza l´impostazione del governo. Il presidente dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio parla di «sconfessione» di Maroni da parte di Fini impegnato «recuperare un po´ di buon senso»: a suo giudizio «piovono le smentite sulle posizioni incendiarie» come quelle del ministro del lavoro.

r. ipp.