Fini: arriva la delega sulle pensioni. Cofferati: si va alla rottura sociale

09/11/2001

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Fini: arriva la delega sulle pensioni
Cofferati: si va alla rottura sociale

Licenziamenti, sì all’arbitrato nel collegato alla Finanziaria
Stesso strumento anche per lavoro e fisco. I sindacati sospendono il negoziato. Ulivo: scelta grave

ROBERTO PETRINI


ROMA – E’ scontro violento tra governo e sindacati. Ieri l’esecutivo ha scelto la strada della delega sulle pensioni (oltre che su fisco e mercato del lavoro). Lo ha annunciato il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini alcune ore dopo il vertice con Berlusconi e solo il ministro del Welfare Maroni è sembrato più prudente prospettando una decisione tra una settimana. La linea enunciata da Fini porta direttamente alla rottura con i sindacati che avevano già intimato all’esecutivo di non ricorrere allo strumento della delega per riformare le pensioni. Cgil, Cisl e Uil hanno mostrato ieri grande nervosismo: hanno scritto a Berlusconi chiedendo un vertice a Palazzo Chigi e al tempo stesso, dopo l’incontro al ministero del Lavoro di ieri sera ha deciso di «sospendere» la discussione in attesa di un chiarimento da parte dell’esecutivo.
Aria assai tesa in casa Cgil. «L’altro ieri D’Amato ha dichiarato a «Repubblica» Sergio Cofferati ha scritto una lettera a Palazzo Chigi, chiedendo al governo di procedere con le deleghe. Oggi il governo si conferma pronto a piegarsi ancora una volta alle richieste di Confindustria. In questo modo si avvia scientemente verso un’inevitabile rottura sociale. Sciopero generale? Non anticipiamo nulla ha proseguito . Le modalità della nostra risposta le dobbiamo decidere insieme con Cisl e Uil. Quello che è certo è che con lo strumento della delega il governo vuole avere mano libera su un tema vitale come quello delle pensioni. In questo modo svuota di significato la discussione con i sindacati e scavalca il Parlamento». Di «scelta molto grave» parla anche Enrico Letta della Margherita.
Situazione in estremo movimento anche sul piano della riforma del mercato del lavoro. Il sottosegretario al Welfare Sacconi ha proposto di affrontare il tema dell’articolo 18 in un collegato alla Finanziaria introducendo l’arbitrato per le controversie di lavoro. «No» è stata la sostanziale replica del segretario della Cisl Pezzotta.
Tornando alle pensioni la questione si muove su un terreno assolutamente minato e il progetto di inserire il Tfr in bustapaga, elaborato al ministero dell’Economia dove si conta di fare in questo modo una iniezione di 7.000 miliardi a favore dei consumi, che il ministro del Welfare Maroni non condivide, viene bocciata anche dai sindacati.
Ed è stato proprio lo stesso Maroni ieri in Parlamento a richiamare alla necessità di un intervento con toni più forti che in passato: «Le previsioni indicano che nei prossimi decenni la spesa in rapporto al pil è destinata a crescere ulteriormente».
Nonostante tutto al ministero del Lavoro il sottosegretario Brambrilla, che continua a tenere in vita il tavolo tecnico, sulla previdenza ha individuato cinque punti sui quali si presume ci sia convergenza da parte delle parti sociali. Si tratta dei disincentivi alle pensioni di anzianità; della certificazione dei diritti acquisiti; della liberalizzazione dell’età pensionabile; l’abolizione del cumulo tra pensione e redditi da lavoro; incentivi ai fondi pensione.