“FineCorsa” Caccia grossa alle poltrone di Stato

10/04/2006
    domenica 9 aprile 2006

    Pagina 5 – La battaglia elettorale

      Caccia grossa alle poltrone di Stato

        Verso il ritorno Passera, Bernab� e Mengozzi
        Tra i nomi nuovi il numero uno di Bnl, Abete

          inchiesta
          Paolo Baroni

            ROMA
            Le poltrone d’oro, quelle delle grandi societ� partecipate dal Tesoro e quotate in Borsa, sono solide. Difficile, quasi impossibile, scalzare i loro top manager (anche quelli pi� vicini a Berlusconi, come il presidente dell’Eni Roberto Poli, oppure Paolo Scaroni dell’Eni ritornato in Italia proprio nella stagione del centrodestra) prima della scadenza naturale sfidando i mercati. Intanto, per�, nella capitale impazza il gioco dello spoils system, la voglia di ribaltone per allineare enti, societ� e consigli di amministrazione alla possibile nuova maggioranza di governo. Un lavoro immane se si considera che secondo i dati della Ragioneria generale sono ben 4600 gli organismi dove � presente almeno un rappresentante del ministero dell’Economia, che corrisponde ad un totale annuo di circa 700 provvedimenti di nomina o designazione.

              E ovviamente circolano gi� gli elenchi degli eventuali sostituti in quota Unione: si va da possibili grandi ritorni (come quelli di Corrado Passera, Franco Bernab�, Francesco Mengozzi, Alessandro Ovi e di Gian Maria Gros-Pietro) a nomi assolutamente nuovi per il settore pubblico (come Claudio Costamagna, Francesco Caio o Luigi Abete) sino ad outsider di lusso come Mauro Moretti (amministratore delegato di Rfi) in odore di promozione all’interno delle Fs.

                Anche i vertici degli enti previdenziali, nonostante in questi anni siano stati rigidamente spartiti tra le forze del centrodestra, si sentono tranquilli. Almeno per ora. Sia il presidente dell’Inps, l’avvocato varesino Gian Paolo Sassi (nominato in quota Lega), che i colleghi dell’Inail Vincenzo Mungari (ex senatore di Forza Italia) e dell’Inpdap, Marco Staderini (Udc) hanno incarichi di 4 anni in scadenza nel 2008. E pensare di rimuoverli anzitempo rappresenterebbe una forzatura eccessiva: servirebbe una legge ad hoc. �Prima di tutto non darei per scontato il cambio di maggioranza – spiega Mungari, origini calabresi e una grande esperienza dei palazzi del potere – e poi come consiglio in questi anni abbiamo ben operato passando da una perdita di 77 milioni di euro ad un attivo di diversi miliardi. � un dato di cui si deve tener conto�. Diverso il discorso sui tre direttori generali i cui incarichi, tutti di durata triennale, scadranno a fine anno. Quindi a breve potranno essere sostituiti senza traumi. Non a caso il dg dell’Inail, Maurizio Castro, ha pensato bene di candidarsi nelle liste di An.

                  Blindatissime le posizioni dei top manager dei grandi gruppi: sia i vertici dell’Enel (il presidente Piero Gnudi e l’Ad Fulvio Conti) che quelli dell’Eni (il presidente Roberto Poli e l’Ad Paolo Scaroni) e di Finmeccanica (dove Pierfrancesco Guarguaglini � sia presidente che amministratore delegato) hanno ancora due anni di mandato da svolgere. Senza contare che stiamo parlando di grandi societ� quotate, dove il Tesoro detiene s� le quote di maggioranza relativa ma non pu� certo muovere a piacere le pedine. Diverso il discorso delle altre Spa che rientrano nella sfera pubblica, a cominciare da Poste e Ferrovie, dove i vertici (Vittorio Mincato e Massimo Sarmi da un lato ed Elio Catania dall’altro) potrebbero essere tra i primi ad essere avvicendati. Stessa sorte potrebbe toccare ad alcune loro controllate (non � un mistero che Trenitalia, ed il suo ad Roberto Testore, sia da tempo sotto osservazione) ed ad altre posizioni di potere rappresentate da societ� come Anas, Enac e Sviluppo Italia (che Prodi ha gi� detto di voler chiudere). Alle Ferrovie, per�, ostentano tranquillit�. �Il nostro � un mestiere difficile e in fin dei conti Catania � qui da nemmeno due anni: troppi cambiamenti troppo rapidi rischiano di provocare danni seri�. Tra i pericolanti c’� anche il presidente ed Ad dell’Alitalia Giancarlo Cimoli, ma pur essendo dato da tempo in partenza continua a reggere le sorti della compagnia di bandiera. Anche lui gode dello �scudo� della Borsa, e pi� che la politica potrebbe essere decisiva la riapertura della trattativa coi sindacati congelata proprio in attesa del voto.

                    Chi non poteva contare sull’appoggio del mercato ha invece giocato d’anticipo dimettendosi prima della scadenza naturale per poter essere riconfermato senza ostacoli prima del voto senza traumi. A far da apripista � stato l’ex ente Eur che nelle scorse settimane ha riconfermato l’amministratore delegato Mauro Miccio (vicino ad An) assieme al presidente Paolo Cuccia, in quota Comune di Roma. Poi � stata la volta della Sogin e dell’Enav, la societ� che si occupa dell’assistenza al volo alla cui guida restano sia il presidente Bruno Nieddu che l’Ad Guido Pugliesi. L’ultimo �colpo� risale ai giorni scorsi e l’ha denunciato un parlamentare Ds, Emilio Quartiani. Anche i vertici del Grtn e dell’Acquirente unico (societ� controllate dal ministero dell’Economia che operano nel settore elettrico) si sono infatti dimessi con largo anticipo per poter essere riconfermati. E nell’occasione le due societ� hanno pure aumentato il numero di consiglieri. Ci sono teste da tagliare, ma ci sono anche posti da coprire. Quattro quelli ancora liberi nelle Authority: alla Consob � ancora vacante il posto di consigliere occupato sino al 2004 dal diessino Filippo Cavazzutti, mentre all’Autorit� per l’energia aspetta da mesi la nomina di ben tre consiglieri. Insomma, ce n’� per tutti i gusti.