Fine cassa: la crisi presenta il conto. Ecco quando

18/03/2010

Oltre 200 imprese (e 5.000 dipendenti) con gli ammortizzatori in scadenza. Ecco il calendario di chi rischia
Bologna – Il peggio deve ancora arrivare. Dopo la finanza, nel 2010, la crisi attacca il lavoro. Solo a Bologna nei prossimi mesi sono oltre 20 mila che rischiano di rimanere a spasso. La cassa integrazione non basta più e ora si apre la fase della mobilità. «Gli ammortizzatori sociali ormai sono finiti adesso ci vogliono tutele universali», spiega Danilo Gruppi della Cgil. Gli altri rimedi finora messi in campo sono «pannicelli caldi». Per il sindacato adesso è arrivato il momento di «una riforma complessiva che metta in relazione la prevedibile durata della crisi con quella degli ammortizzatori». Il 2010 «sarà l’annus horribilis», ha detto il segretario regionale della Cgil, Danilo Barbi.
Cig scaduta — Nei ventimila a rischio sono comprese, a Bologna, le 10 mila persone che a fine anno non godranno più del sussidio di disoccupazione. Altre 5 mila, invece, usciranno dalla liste di mobilità per andare a reddito zero. E sono circa 5.000 quelli coinvolti dalla fine dei 12 mesi di cassa integrazione straordinaria per crisi nella loro azienda 20 mila in tutta la regione. L’ultimo (emblematico) caso è quello della Renopress di Budrio. Scaduta la cassa integrazione, l’azienda ha fatto partire le lettere di mobilità per i 106 dipendenti. I sindacati hanno chiesto alla Regione la concessione degli ammortizzatori in deroga. Ipotesi, però, difficile da realizzare. Sia per una ragione normativa (la deroga riguarda quei settori che non sono coperti dai classici ammortizzatori) che per un problema di risorse. I soldi non bastano più e la Regione ha chiesto al governo uno stanziamento di altri 100 milioni di euro. Se i soldi (come è probabile) non arriveranno «il rischio è quello di scatenare una guerra tra poveri», dice Gruppi. Nonostante le insistite richieste il governo non mai ha aumentato da 12 a 24 mesi la cigs. L’ultimo caso di mancata riforma è l’emendamento bipartisan che chiedeva il prolungamento della ordinaria da 52 a 78 settimane. Bocciato anche quello, ora tutti i nodi stanno venendo tutti al pettine.
Gli allarmi — Il presidente degli industriali bolognesi, Maurizio Marchesini, nei giorni scorsi, aveva denunciato il rischio «di una situazione sociale difficile da dominare». Stessa musica dal numero uno di Legacoop, Gianpiero Calzolari che aveva parlato «di problema drammatico» e di «numeri impressionanti per quei lavoratori che finiscono il periodo di cassa integrazione».
La lista— Il calendario di chi rischia è scritto nero su bianco in un documento dell’Osservatorio sulla crisi della Regione. A fine mese, toccherà alla Sauer di Castenaso con 184 dipendenti. Amaggio si passerà alla Hp Hydraulic dove i lavoratori a rischio sono 150. A giugno il calendario 81 dipendenti della Parker Hannifin. A settembre sarà la volta dei 110 addetti della Testoni di Argelato. La Oerlikon Graziano di Porretta ha 296 dipendenti in crisi aziendale che termina a ottobre. Nello stesso periodo tra Calderara e Monzuno alla Mf Group rischiano in 183. All’Arcotronics 260. A novembre 184 dipendenti della Sauer di Castenaso insieme ai 275 della Gsg International. A dicembre, tra San Pietro in Casale e Zola Predosa i lavoratori sono 114. Entro fine anno, infine, toccherà alla Irce di Imola con 291 lavoratori a rischio mobilità. Poi ci sono i 186 dipendenti di Interauto. E non è finita qui.
I numeri — Da gennaio 2011 fino all’inizio del 2012 le aziende che arriveranno a scadenza saranno circa 230, per oltre 17 mila lavoratori coinvolti. E la lista non si ferma qui. Delle oltre 1.300 aziende in crisi nella sola provincia di Bologna quasi mille (con 30 mila addetti) sono in cassa integrazione ordinaria. «Parliamo di cifre devastanti, molte di queste aziende nei prossimi mesi finiranno le 52 settimane previste dalla legge e si troveranno di fronte al bivio: o mobilità subito oppure cassa straordinaria che comunque dura un anno», racconta Gruppi.
Il sindacato — La cassa straordinaria che finisce «è solo la punta dell’iceberg». Il problema è di «interrompere il transito delle aziende che passano dalla cassa ordinaria a quella per crisi». Altrimenti «svuotiamo il mare con il cucchiaino». Insomma adesso è il momento di passare a una riforma complessiva (e universale) degli ammortizzatori sociali. Il cuore del problema «è mettere in relazione l’estensione delle difficoltà del mercato con quella delle tutele di carattere generale per i lavoratori». I numeri del sindacato dicono che in Emilia-Romagna sono già andati perduti 25.000 posti di lavoro. Sono quelli dei precari ai quali non hanno rinnovato il contratto. Adesso la patata bollente è passata ai lavoratori in cassa integrazione. A questo punto, senza la riforma, la crisi da economica rischia di diventare sociale.