Fincantieri, un altro morto. Porto Marghera si ferma

09/03/2011

Duemorti in venti giorni, unmorto all’anno negli ultimi tre anni e qualche ferito grave. L’ultima vittima del lavoro nei cantieri navali Fincantieri si chiama Giuseppe Fazio, 34 anni, siciliano. Un camion rimorchio in manovra davanti alla mensa del sito di Porto Marghera, Venezia, l’ha schiacciato lunedì pomeriggio. Ieri il decesso. Per lui i colleghi hanno incrociato le braccia per tutto il giorno, e lo sciopero riprenderà oggi per un’ora in tutti i cantieri del colosso dei mari guidato da Giuseppe Bono. SELVA DI APPALTI La morte del 34enne ha riaperto le polemiche sulla disorganizzazione negli immensi cantieri del gruppo in mano pubblic a, soprattutto per quel che riguarda la gestione dei dipendenti delle aziende che lavorano in appalto: «Una selva», dice Thomas Casotto, segretario Fiom-Cgil a Gorizia. Tanto per avere un’idea, a Monfalcone, storico cantiere della provincia friulana, «quando la produzione è al massimo le ditte satellite possono arrivare fino a 500». Per una di queste, la Tecno Impianti Service (Tis), lavorava Ismail Mia, 22 anni di origine bengalese, morto il 21 febbraio precipitando da un ponteggio. Anche in quell’occasione, sciopero, fiaccolata e polemiche: «Il modello organizzativo adottato da Fincantieri – scrivono Fiom, Fim e Uilm – va urgentemente rimesso in discussione, perché non migliora l’efficienza produttiva, fa aumentare la confusione all’interno del cantiere e, soprattutto, scarica sui lavoratori i rischi generati da una disordinata rincorsa alla competitività, alla produttività e al profitto». A questo proposito, «verrà richiesto un incontro urgente a livello nazionale per riaprire la questione sicurezza e per attivare tempestivamente ogni possibile soluzione per mettere in sicurezza tutti i cantieri». L’appello era stato lanciato lo scorso dicembre, dopo l’incidente che ha gravemente ferito alle gambe un operaio di Monfalcone e nell’agosto del 2010, quando Franco Devoto, 68enne di La Spezia, è morto dopo una caduta nel cantiere di Sestri Ponente, Genova. Nonostante l’età, il 68enne lavorava per una ditta di elettrotecnica spezzina, appaltatrice della Fincantieri. «Hanno perso il controllo degli appalti nei loro cantieri», commenta il coordinatore nazionale del gruppo navale per le tute blu di Corso Italia, Alessandro Pagano. «Operai di diverse ditte lavorano fianco a fianco senza che ci sia qualcuno che li coordini». E così «i ritmi di lavoro e la confusione si trasformano in un mix letale». Anche «l’amministrazione comunale ritiene fondamentale intervenire sulla sicurezza», dice Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia. Dalla Laguna al Friuli Venezia Giulia: ieri il lavoro ha fatto un’altra vittima. Si chiama Roberto Pillon, aveva 52 anni, era originario di Roncade, Treviso, ma risiedeva a Fontanafredda, Pordenone. Lavorava per la Cimolai, una ditta nota a livello internazionale per aver costruito tra le altre cose la copertura dello stadio olimpico di Atene. L’operaio è morto a Roveredo, travolto da due pannelli di acciaio del peso di alcune tonnellate che gli sono caduti addosso e lo hanno schiacciato contro un armadietto. Per liberarlo, i vigili del fuoco hanno dovuto usare un carroponte della stessa azienda. Anche per lui oggi i colleghi si asterranno dal lavoro: la Fiom, unico sindacato presente nella Cimolai ha proclamato una giornata di sciopero con assemblea.