“FinanzItalia” Consorte, una ragnatela di conti segreti

18/01/2006
    mercoledì 18 gennaio 2006

      Pagina 7 Politica

        INCHIESTA – I PM DI MILANO SENTONO PER LA SETTIMA VOLTA FIORANI. LUNGO INTERROGATORIO IN CARCERE ALLA RICERCA DI RISCONTRI SUI NOMI DEI POLITICI

          Consorte, una ragnatela di conti segreti

            L’ex numero uno di Unipol e Sacchetti hanno spalmato i 50 milioni ottenuti da Gnutti

              Fabio Poletti
              MILANO

                Fondi per cinquanta milioni di euro o poco più, conti di transito oramai prosciugati e altri vuoti da tempo. Sono sempre le finanze dell’ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte nel mirino degli investigatori milanesi che indagano su Bancopoli. Sono sempre quelle tre paginette fornite dalla difesa dell’ex presidente della società di via Stalingrado a Bologna, piene di numeri di conti, movimenti bancari e di cifre, la traccia che stanno seguendo i magistrati alle prese con i flussi di danaro versati dalla Hopa di Emilio Gnutti a Consorte e al suo vice Ivano Sacchetti, come buonuscita da Telecom. «Solo consulenze», ha messo da tempo nero su bianco Giovanni Consorte, indagato a Milano per associazione a delinquere e più volte sentito dai magistrati. «La somma nella sua disponibilità allo stato non è quantificabile», fanno sapere dalla Procura della Repubblica. «Consorte non ha più conti all’estero dal maggio 2002. Attraverso quei conti erano transitati più emolumenti per le consulenze nell’Opa Telecom. Si tratta di fondi rientrati ora in Italia e depositati in due fiduciarie a Milano e Torino», spiega uno dei portavoce dell’ex presidente dell’Unipol, che smentisce ancora una volta l’esistenza di cifre astronomiche, movimenti di soldi destinati a politici, giri di conti tra l’estero e l’Italia in tempi recentissimi.

                  Ai magistrati e alla Guardia di Finanza che sta conducendo tutte le verifiche risultano quei 50 milioni di euro o poco più, di cui hanno parlato Gnutti e Consorte. Risultano conti tutti nella disponibilità di Consorte e del suo vice. E risultano operazioni bancarie compiute dalle due fiduciarie che hanno fatto rientrare i capitali in Italia, prima di spalmarli su un certo numero di conti – forse una ventina, l’elenco è in tre pagine – per rendere più difficile l’identificazione. Il sospetto della Procura è che quei 50 milioni di euro siano una sorta di buonuscita per Consorte e Sacchetti, elargita dalla Hopa di Gnutti e legati alla uscita da Telecom dei due top manager. Ma Consorte insiste e nel promemoria che ha fatto avere settimana scorsa ai magistrati spiega che si tratta solo di compensi ricevuti a titolo personale, per consulenze garantite a Gnutti nell’operazione Telecom, prestate però come privato e non come numero uno di Unipol.

                    Se quello di Giovanni Consorte è uno dei filoni più caldi dell’inchiesta su Bancopoli, sono molti altri i rivoli di indagine su cui stanno lavorando i magistrati. Ieri – per la settima volta dal giorno del suo arresto – i pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, sono tornati a San Vittore per ascoltare nuovamente Gianpiero Fiorani, il personaggio chiave di tutta la vicenda, l’ex amministratore delegato della Banca Popolare Italiana in carcere dal 13 dicembre scorso. Un interrogatorio fiume anche quello di ieri, andato avanti fino a sera. A lui, i magistrati hanno chiesto conferme sulle precisazioni fornite nel faccia a faccia con i magistrati di due giorni fa da Silvano Spinelli, l’uomo che gestiva per conto dell’allora amministratore delegato di Bpi i conti dei politici che avevano un rapporto «privilegiato» con la banca. Politici oramai noti, dal ministro Calderoli a Giorgetti della Lega, da Romani a Brancher di Forza Italia, ai quali si sarebbero aggiunti altri esponenti della maggioranza di centrodestra ma non di primo piano. Spinelli si è più volte smentito, ha sminuito il ruolo di alcuni politici, ha voluto precisare meglio quello di altri. Un interrogatorio ritenuto non del tutto soddisfacente dai magistrati, che sono tornati da Gianpiero Fiorani per avere ulteriori riscontri.

                      Infine i legali di Fabio Massimo Conti, l’ex gestore del fondo Victoria&Eagle anche lui a San Vittore, hanno chiesto per il loro assistito gli arresti domiciliari. Mentre gli avvocati della Banca Société Générale hanno chiesto il dissequestro di oltre 30 milioni di euro che erano nella disponibilità dell’immobiliarista Stefano Ricucci quando sognava di scalare Antonveneta.