“Finanziaria” Un ceto medio fiscalmente sconosciuto (Galapagos)

29/09/2006
    venerd� 29 settembre 2006

    Pagina 5 -POLITICA & SOCIET�

      editoriale

        Un ceto medio fiscalmente sconosciuto

          Galapagos

            Ma in Italia qual � la classe che identifica il ceto medio? Forse neppure Sylos Labini avrebbe saputo rispondere a questa domanda. Eppure ieri la stampa italiana si � scatenata contro l’ipotesi di un ridisegno delle aliquote Irpef (che ora si chiamano Ire) e dei relativi scaglioni, scrivendo che penalizza il ceto medio. Quasi banale sottolineare che nelle �grida� i pi� scatenati erano i quotidiani di destra, ma anche l’Udeur si � distinto. E’ opportuno fare un po’ di chiarezza.

              La prima nota importante � che fino alla riforma del 2005 c’era una aliquota del 45% per i redditi superiori ai 70 mila euro, mentre per i redditi pi� bassi c’erano tre aliquote: 23% fino a 15 mila euro; 29% per i redditi da 15 e 29 mila euro; 31% tra i 29 e i 32.600 euro. Oltre questa somma e fino a 70 mila euro era fissata una aliquota del 39%. Poi con la riforma berlusconiana le aliquote scesero a tre con una addizionale (contributo di solidariet�) per i redditi oltre i 100 mila euro che vengono tassati (ovviamente per la parte eccedente i 100 mila euro) con una aliquota del 43%. Quella riforma fece molto discutere anche se il ministero dell’economia diffuse tabelle che mostravano come in termini percentuali a guadagnarci di pi� erano i bassi redditi, Ma milioni di persone la presero molto male perch� le stesse tabelle evidenziavano che a fare la parte del leone (con riduzioni di tasse per migliaia di euro) erano i redditi pi� alti.

                La nuova proposta in discussione (oggi finalmente ne sapremo di pi�) prevede ancora 4 aliquote: 20% fino a 26 mila euro; 33% fino a 33 mila euro; 39% fino a 70 mila euro; 45% (ma forse 43%, se la spunta Mastella) oltre i 70 mila euro. Insomma, c’� una appesantimento della progressivit� (anche se dell’aliquota 20% sui primi 26 mila euro beneficeranno tutti i contribuenti) con un alleggerimento della pressione fiscale per i redditi pi� bassi che � difficile quantificare non sapendo che fine far� la no tax area. La cosa certa �, invece, che per i redditi sopra i 70 mila euro si torna alla tassazione prevista fino al 2004.

                  Ma � proprio vero che la riforma delle aliquote Irpef colpisce i ceti medi? Per rispondere occorre definire chi � il ceto medio. Una prima approssimazione la possiamo ricavare dai dati della contabilit� nazionale: il reddito medio (evasione compresa) per abitante in Italia nel 2005 era pi� di 24 mila euro. Questa cifra non � da poco, vista che una famiglia (di tre persone) del ceto medio dovrebbe disporre di un reddito di circa 75 mila euro. Quindi avrebbe ragione chi dice che 70 mila euro sono la soglia del ceto medio.

                    Ma non � cos�: soprattutto per il fisco. Il 12 agosto, infatti, l’agenzia delle entrate del ministero dell’economia e delle finanze ha diffuso le statistiche delle denuncie fiscali presentate dai contribuenti italiani nel 2004. E i dati che ne emergono sono sorprendenti. Risulta, infatti, che la maggior parte dei contribuenti (quasi un terzo degli italiani) ha denunciato redditi compresi tra i 15.500 euro e i 31 mila euro. Se le statistiche hanno un senso, il ceto medio – almeno da un punto di vista fiscale – sono questi quasi 13 milioni di contribuenti che hanno sotto di loro, nella parte bassa della piramide fiscale, circa il 60% dei contribuenti. Di contro, solo il 7% degli italiani (possiamo definirlo ceto medio-alto?) ha denunciato redditi superiori ai 31 mila euro. Di pi�: oltre i 70 mila euro di reddito compaiono poche centinai di migliaia di persone, l’1,59% dei contribuenti. E’ questo il ceto medio? O non siamo in presenta di un ceto di molto furbi?