“Finanziaria” Tremonti sfata il teorema dell’11 settembre

05/10/2005
    mercoledì 5 ottobre 2005

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      FINANZIARIA 2005 – SMONTATO UNO DEI CAVALLI DI BATTAGLIA DEL CENTRODESTRA. «LA CRISI DELL’ECONOMIA NON C’ENTRA CON GLI ATTACCHI A NEW YORK, È STRUTTURALE»

        Tremonti sfata il teorema dell’11 settembre

          Il ministro: nella manovra molte riforme e nessun taglio, semmai si torna ai livelli del 2003

            Alessandro Barbera

              ROMA
              Non c’è niente da fare. L’economia europea stenta e l’Italia «continua a crescere meno dell’Europa». Eppure non è sempre andata così: «fino a vent’anni fa accadeva il contrario». Giulio Tremonti torna in aula da ministro per la Finanziaria ma vuole parlare soprattutto d’altro. Delle cause «strutturali e non congiunturali, remote e profonde» che affliggono la crescita. Ragioni da ricercare «dalle parti della Cina e dell’euro», «straordinariamente positivo» per consolidare il debito pubblico, ma che nella transizione ha prodotto effetti «non irrilevanti» sulla nostra competitività. Colpa anche delle «controriforme» del centrosinistra, ovvero «l’Irap e le rendite finanziarie». Tremonti invece fa pubblica ammenda su uno degli argomenti usati in passato: «Ci ho riflettuto a lungo: l’undici settembre non c’entrava». In attesa di «un programma europeo» per tornare a tassi di crescita sostenuti, Tremonti considera comunque «plausibile» che il Pil riprenda a salire nella seconda metà dell’anno e per tutto il 2006. Per sostenerlo il governo ha messo a punto una Finanziaria «responsabile» e «non elettorale», «strutturale», incentrata su «sanità, sicurezza e Sud». Una manovra con al suo interno «molte riforme»: «quella del Tfr» (la relazione tecnica stanzia 154 milioni per il 2006, ndr), «quella dei distretti industriali», «quella sul contrasto all’evasione fiscale» e poi «il cinque per mille al volontariato e alla ricerca» e «la Banca per il Sud». Il Mezzogiorno è «l’unica area d’Europa a non avere una propria banca». I fondi aumentano «ma è come versare acqua su un terreno arido. Forse l’anello mancante è proprio una banca».

                Tremonti difende i tagli imposti agli enti locali. «La spesa per il sociale e per i trasporti non verrà toccata». Il ministro spiega che «non ci saranno tagli veri e propri, al massimo «un ritorno alle cifre del 2003, anno non certo caratterizzato da inciviltà sociale». Poi tende la mano. «La ricontrattazione dello stock del debito e dei mutui dei governi locali è una iniziativa che il Governo potrebbe assistere».

                  BONUS UNA TANTUM. Di dettagli da definire alla manovra non ne mancano, fra cui come destinare il pacchetto famiglia da oltre un miliardo di euro «Ne stiamo discutendo, ma come ministero dell’Economia vorremmo privilegiare il bonus figli e l’assegno una-tantum da 535 euro per i pensionati ultrasettantenni», ha spiegato ieri il viceministro Giuseppe Vegas. «Siamo aperti ad accogliere tutti i suggerimenti, ma credo che il pacchetto si concentrerà su uno o due provvedimenti. Li inseriremo in un maxi-emendamento». Nel maxiemendamento ci saranno molte modifiche, probabilmente anche alla nuova tassa sul tubo contestata dalle società di distribuzione come Snam Rete gas e Terna. Non mancano le sorprese dall’ultima versione della Finanziaria depositata a Palazzo Madama. Sparisce ad esempio l’ipotesi dell’estrazione quotidiana di lotto ed enalotto. La norma prevedeva estrazioni ogni giorno e giocate via Internet, telefono e televisione interattiva. La stretta sulla finanza speculativa vale circa 425 milioni in tre anni. La stretta sulla participation exemption (Pex) varrà 36,4 milioni nel 2005, 242 nel 2006.

                    SINDACATI IN TRINCEA. I sindacati confermano il giudizio negativo sulla manovra e lunedì prossimo decideranno se proclamare lo sciopero generale. Tremonti reagisce con indifferenza: «Non discuto se è giusto o no, ma se la manovra fosse elettorale non si farebbero scioperi. È la prova che è una Finanziaria seria». Immediata la risposta del leader Cgil Guglielmo Epifani: «Siamo contro questa Finanziaria non perchè è seria, ma perchè è sbagliata e non dà risposte ai problemi del Paese. Non affronta né il nodo del sostegno ai bisognosi, né quello degli investimenti e dello sviluppo». «Montezemolo sbaglia a plaudire a questa manovra», aggiunge il leader della Cisl Savino Pezzotta che invita gli industriali a confrontare il documento unitario siglato alcuni mesi fa con i contenuti della Finanziaria: «Si accorgerebbero che c’è poco da applaudire». Pezzotta non esclude lo sciopero generale ma lascia ancora aperto uno spiraglio: «Dipende da come saranno accolte le nostre proposte di modifica».