“Finanziaria” Tremonti: due miliardi dal concordato

15/12/2005
    giovedì 15 dicembre 2005

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    IL MAXIEMENDAMENTO ALLA FINANZIARIA – ANCORA BATTAGLIA IN PARLAMENTO MA ANCHE ALL’INTERNO DELL’ESECUTIVO

      Tremonti: due miliardi dal concordato

        Il ministro dell’Economia ha respinto gli assalti dei colleghi che volevano maggiori stanziamenti

          Alessandro Barbera

            ROMA
            Con il discusso maxiemendamento la Finanziaria numero quattro di Giulio Tremonti sale alle stelle: 27,6 miliardi complessivi, almeno venti dei quali andranno a riduzione del deficit. Più o meno l’entità della manovra che servì a Romano Prodi a far entrare l’Italia nell’euro. Sarà stato un caso, ma nel giorno in cui Standard and Poor’s ha fatto un richiamo sul debito italiano Giulio Tremonti ha imposto alla sua maggioranza un provvedimento che vale altri 3,6 miliardi. Poco più di due miliardi arriveranno nel 2006 dal concordato preventivo, altri 500 milioni dalla stretta sulle plusvalenze per la vendita di immobili, il resto dalla «pornotax» e dai risparmi determinati dallo slittamento della riforma del Tfr.

              Insomma, Giulio Tremonti ha respinto a testa bassa qualunque tentativo di assalto alla diligenza da parte della sua maggioranza. La sua principale preoccupazione resta quella della sostenibilità dei conti che, come dice l’opposizione, non tornano per almeno una ventina di miliardi. Tremonti non lo direbbe mai, ma i numeri parlano da soli: dagli 11,5 miliardi della bozza Siniscalco si è saliti prima a 16,5 miliardi, ora si raggiungono i venti. La relazione tecnica presentata ieri dal governo scriveva infatti che tutte le risorse del maxiemendamento andranno a riduzione dell’indebitamento.

                L’ulteriore stretta sulla manovra non è piaciuta né a destra né a sinistra. Fra i deputati della maggioranza è montato di nuovo lo scontento per il testo blindato. Soprattutto quelli di Forza Italia non hanno mandato giù che il loro ministro abbia ignorato il lavoro della Commissione. Erano scontenti anche i ministri. Dopo un duro scontro frontale con Tremonti Rocco Buttiglione ha ottenuto qualche risorsa per ristrutturare la Domus Aurea (quattro milioni di euro) e per i musei, ma nulla di più. E’ andata ancora peggio al collega dell’Agricoltura Gianni Alemanno, il quale aveva avuto assicurazioni sul condono previdenziale dei lavoratori del settore.

                Misura che non osteggiava nemmeno l’opposizione ma che al ministero dell’Economia hanno bocciato perché ritenuta troppo costosa. A fare da cuscinetto fra Tremonti e la sua maggioranza ieri si è messo il premier in persona. Berlusconi ha dovuto mettere in campo tutta la sua fiducia nel superministro per contenere i deputati e ministri che lo sono andati a trovare a Palazzo Grazioli: «La situazione è quella che è. Abbiate pazienza. Ciò che conta è la tenuta dei conti pubblici, e per questo bisogna chiudere al più presto».

                  I veri grattacapi per Tremonti però sono arrivati da Montecitorio e dalle procedure che in teoria la mai riformata sessione di bilancio gli imporrebbero. Fra i deputati il malumore che serpeggiava dalla prima bozza del maxiemendamento non si è spento nemmeno ieri. Nel Transatlantico circolava una storiella della quale sarebbe stato protagonista martedì notte il presidente leghista della commissione Bilancio Giancarlo Giorgietti. Il fedelissimo di Umberto Bossi, che aveva chiamato il ministro per avere una copia del testo subito dopo il suo deposito alla Camera, si sarebbe sentito rispondere che ormai il ministero era chiuso ed era impossibile fargliene avere una copia.

                    Per placare gli animi ieri mattina Tremonti si è presentato in Commissione, anche se ormai i giochi erano fatti: in tarda mattinata il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi ha chiesto come da prassi la fiducia sul testo del maxiemendamento. A quel punto però sulla strada del blindatissimo testo ci si sono messi l’opposizione e il presidente della Camera Casini. Il capogruppo diesse Luciano Violante ha sollevato il problema delle regole sul conflitto di interessi del premier. Il maxiemendamento infatti contiene una norma che prevede sgravi per il digitale terrestre, un business che ha fra i suoi protagonisti il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo. Le regole avrebbero dovuto impedire al premier di partecipare al Consiglio dei ministri che invece aveva approvato la richiesta del voto di fiducia in Parlamento. Morale: il governo è dovuto correre ai ripari convocando in tutta fretta un nuovo Consiglio che autorizzasse nuovamente la fiducia.

                      Ma non è finita lì. A gelare la richiesta di Giovanardi ci si è messo pure uno zelante Casini: prima della fiducia ci vuole l’esame dell’ammissibilità di tutte le norme del testo. Nel pomeriggio il verdetto fra i sorrisi sarcastici di molti deputati: diciassette punti cassati o «per estraneità di materia» o perché «microsettoriali», una eufemismo che nella procedura della Camera identifica le mance. Ma nella mannaia dei tecnici di Casini è finita anche la sanatoria per la patente a punti che poche ore prima veniva data per certa. Molto probabilmente, come molte delle richieste che i deputati hanno avanzato, finirà nel decreto «milleproroghe» della prossima settimana.