“Finanziaria” Tremonti: dirò «no» ai condoni, sono inutili

04/10/2005
    martedì 4 attobre 2005

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    LA LEGGE DI BILANCIO – CHIAMPARINO: I RISPARMI POSSIBILI SONO INFERIORI ALLE MINORI ENTRATE CHE CI VENGONO IMPOSTE. IL MINISTRO: ELIMININO LA FIERA DEL ROSPO

      Tremonti: dirò «no» ai condoni, sono inutili

        Balzo del 10% per il fabbisogno. Enti locali all’attacco: pronti a dimetterci contro i tagli della manovra

          Roberto Giovannini

          ROMA
          «La Finanziaria sta in piedi senza condoni, con quelle che in Europa chiamano misure strutturali. Il condono non va fatto, non serve e se verrà proposto dirò di no». È addirittura categorica – e per molti sorprendente – l’affermazione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, presente a «Porta a Porta». Intanto, sulla Finanziaria 2006 si inasprisce il conflitto tra il governo da una parte, Regioni e Comuni dall’altra, nel giorno in cui i nuovi dati sul deficit fanno intravedere una tendenza negativa dei conti pubblici. Il sindaco di Genova parla addirittura di riconsegnare le chiavi della città, il sindaco di Ancona di spegnere i lampioni, il sindaco di Bergamo di chiusure di asili nido e abolizione di linee di autobus, la presidente della regione Piemonte Bresso studia un ricorso alla Corte Costituzionale.

          I conti pubblici nei primi nove mesi, con un fabbisogno di 59,9 miliardi di euro, 10% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo il ministero dell’Economia sono in linea con l’ultimo obiettivo indicato dal governo; obiettivo che comporta la violazione del Patto di stabilità europeo con un 4,3% di deficit, già scontata nell’accordo negoziato a Bruxelles nel luglio scorso. Del dato sfavorevole il ministero si consola con la «buona tenuta», nel mese, del gettito fiscale.

          Ma per i responsabili degli enti locali si tratta di una prova che lo sbilancio nei conti non è colpa loro. I sindaci hanno detto di essere disposti a dimettersi in massa contro i tagli. Il presidente dell’associazione dei Comuni (Anci) che è il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, sostiene che secondo i suoi dati «negli ultimi quattro anni i Comuni hanno partecipato in maniera fondamentale all’azione di risanamento dei conti pubblici, facendo risparmiare allo Stato più di qualsiasi altro livello istituzionale»; insomma «si sta aprendo un conflitto di enormi proporzioni che nessuno potrà ignorare».

          Le amministrazioni locali sono ormai al 70% in mano al centro-sinistra: è il governo di centro-destra che cerca di scaricare su di loro l’impopolarità dei tagli alle spese, o sono loro a sfruttare la situazione per scagliarsi contro il governo? Amministratori di centro-destra assicurano che non si dovrà rinunciare a nulla di indispensabile: «non spegneremo nessun lampione, non taglieremo la spesa sociale, e senza aumenti di tasse o tariffe» sostiene il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato (An).

          Ma è inutile illudersi di andare lontano tagliando certe voci marginali, osserva il sindaco di Ancona Fabio Sturani (Ds): «nelle Marche la spesa per le auto blu incide per lo 0,2%, la spesa per rappresentanza, relazioni pubbliche e pubblicità non supera lo 0,12%». Il conflitto non riguarda soltanto la dimensione dei tagli – 1 miliardo e 100 milioni di euro in meno rispetto al 2004 per le regioni, 2 miliardi e 20 milioni in meno per comuni e province – ma i vincoli.

            «Non accetto che mi sia indicato che cosa devo tagliare, altrimenti non siamo in uno Stato federale» dichiara Mercedes Bresso, presidente del Piemonte. La logica del governo, ha detto ieri il ministro Giulio Tremonti in tv, è «che c’è lo spazio per tagliare sui trasferimenti agli enti locali senza toccare lo stato sociale»: per esempio, «è giusto che una provincia finanzi la Fiera del Rospo, o paghi i corsi di tatuaggio? Bisogna vedere quante cose buone fanno i Comuni e quante cose sono inutili». Altri esponenti del centro-destra invitano i sindaci a offrire alla cittadinanza meno concerti. «Anche eliminando un paio di concerti l’anno – risponde il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino – il risparmio che si otterrebbe, poche decine di migliaia di euro, sarebbe comunque ben lontano dai tagli che la finanziaria impone ai nostri bilanci». Sempre Tremonti, però, sembra aprire a un’altra proposta di Bresso: consentire anche alle Regioni di partecipare ai proventi della lotta all’evasione fiscale. Oltre ai tagli di cui sopra, ce ne sono altri che colpiscono la sanità? Il ministro della Salute Francesco Storace insiste di no: «la legge finanziaria dello scorso anno prevedeva 88 miliardi di euro per il 2005 e 90 miliardi per il 2006; ora si aggiunge un ulteriore miliardo e, in più, ce ne sono altri due per il contenimento delle liste d’attesa». Il presidente della Toscana Claudio Martini controbatte che «nel 2005 l’accordo con il governo prevedeva 90 miliardi; oggi ne vengono previsti 91, con un aumento di poco più dell’1%, la metà di quanto considerato comunemente indispensabile», mentre gli altri due miliardi «non è possibile considerarli come aumento, perché sono dedicati agli arretrati, non alle liste di attesa».