Finanziaria: spuntano detrazioni per coniugi separati

03/10/2007
    mercoledì 3 ottobre 2007

    Pagina 2 – Economia

      Finanziaria, spuntano le detrazioni per i coniugi separati

        Oggi Padoa-Schioppa in Senato. Legautonomie all’attacco sull’Ici. Chiti: ma la casa è una priorità

          di Bianca Di Giovanni/ Roma

          APERTURA A quattro giorni dal varo della Finanziaria ciascuno si piazza in posizione di combattimento per affrontare il lungo iter. E magari spuntare qualcosa di più. Oggi il ministro Tommaso Padoa-Schioppa presenterà il testo in aula in Senato. Già da giorni il ministro analizza sui giornali le critiche dei commentatori (Giavazzi in testa) e si prepara a nuovi duelli. Sta di fatto che per il tesoro il testo rispetta gli impegni presi dalla coalizione: il risanamento c’è, la spesa corrente cresce meno del passato, le tasse non aumentano, (pressione ferma al 43%, scenderà nel 2009) si pensa ai più deboli, si punta sullo sviluppo con riforme di sistema (imprese, casa). Su questi pilastri si costruirà oggi la requisitoria a Palazzo Madama. La prima lettura del testo sarà decisiva: è impensabile un doppio voto in Senato, visti i numeri in ballo. È probabile quindi che la manovra sarà blindata alla Camera per non tornare indietro nell’aula di partenza. Ma questa per ora è solo una supposizione. C’è da chiedersi se risponderà anche sull’ultimo «neo» emerso nel dibattito post-Finanziaria: quello dei consulenti dei ministeri. Dovrebbero essere indicati (nome, cognome e compenso) sui siti dei vari dicasteri, ma proprio l’Economia è uno dei 6 ministeri che non applicano la norma prevista dalla scorsa Finanziaria. Gli altri sono l’Interno, la Difesa, le Infrastrutture, i trasporti e i Beni culturali. I consulenti già censiti arrivano a quasi 400 . La Giustizia dichiara di non averne.

          Tra le curiosità della manovra, anche la detrazione di circa 440 euro per il coniuge separato che riceve l’assegno di mantenimento. Confermate le detrazioni di circa 900 euro annui (per tre anni) sull’affitto per i giovani under 30 che lasciano la casa die genitori. La detrazione si trasforma in bonus per gli incapienti (chi non paga le tasse perché troppo povero) o in caso di imposta minore dell’ammontare annuo. Se per esempio si devono al fisco 500 euro, si riceverà un bonus di 400. Sul piano casa, poi, è allo studio la futura costituzione di una «newco» pubblico/privato per la costruzione di 80mila alloggi in 10 anni da offrire a canoni calmierati. Si punta a 5 euro al metro quadrato. Significa 500 euro per cento metri quadrati. Oggi sarebbe un miraggio nelle grandi città.

          La Finanziaria appena varata ha già prodotto più di un malumore. Dai sindacati del pubblico impiego che hanno annunciato proteste per il mancato rinnovo contrattuale, a quelli confederali che chiedono detrazioni per il lavoro dipendente. Ieri si sono aggiunti i sindaci di Legautonomie, che nell’assemblea hanno contestato il ministro Vannino Chiti per l’«ingerenza» sull’Ici. E il forum delle famiglie che si dichiara deluso per non aver visto realizzata la promessa della «dote» per ciascun figlio. Sull’Ici il presidente dell’associazione, Oriano Giovanelli ha chiesto al governo di aprire un tavolo fra tutte le associazioni delle autonomie per ridiscutere questa scelta. È toccato a Vannino Chiti affrontare l’assemblea. Ai comuni – ha rassicurato – non sarà tolta nessuna risorsa. Ma mormorii e battute sono partiti quando il ministro ha fatto presente che nella Finanziaria non c’è solo l’Ici, ma un pacchetto casa che prevede bonus per gli affitti e un piano di edilizia pubblica. Tre provvedimenti – ha sottolineato – assolutamente «collegati e inseparabili» tra loro. Dal pubblico è partita la frase «riduciamo l’Irpef» che poi il sindaco di Padova Flavio Zanonato ha riproposto chiedendo che il governo riprenda in considerazione la proposta originaria fatta dall’Anci di detrarre dall’Irpef il taglio dell’Ici. Una ipotesi già esaminata e poi scartata per la complessità di attuazione. Così, in subordine, l’Anci ha accettato (obtorto collo) la decisione sull’Ici, insistendo però sull’assoluta certezza del ripristino delle risorse. Qui si arriva all’altro punto dolente. I trasferimenti dovrebbero avvenire un due tranches (giugno e dicembre), con un’eventuale terza puntata per i conguagli. Ma i tre tempi non piacciono agli amministratori locali.

          Quanto alle famiglie, è il ministro Rosi Bindi a replicare. «Io stessa avevo altre attese e altre proposte – dichiara Ma non è giusto minimizzare gli interventi come quello sulla casa, che influisce fino al 50% sui redditi delle famiglie». Protestano anche gli editori per i tagli inclusi nel decreto. Il provvedimento nella formulazione finale è lievitato di quasi un miliardo, superando gli otto miliardi di interventi.