“Finanziaria” Spallata mancata, domani la fiducia

17/11/2006
    venerd� 17 novembre 2006

    Pagina 2 – Primo Piano

    SCONTRO SULLA MANOVRA / PRODI: �ALLA CAMERA UNA SCELTA INDISPENSABILE, SE VOGLIAMO RISPETTARE I TEMPI ED EVITARE L’ESERCIZIO PROVVISORIO�

    Spallata mancata, domani la fiducia

      A Palazzo Madama bagarre tra i poli sul decreto fiscale, la Cdl contesta i senatori a vita

        Ugo Magri

        ROMA

        Per la Finanziaria, che si discute alla Camera, � questione di giorni: il governo ha deciso di tagliar corto con la discussione in aula e di chiedere il voto di fiducia. Un Consiglio dei ministri straordinario, riunito a sera, ha preso la decisione che era abbondantemente nell’aria. Pier Ferdinando Casini aveva gi� gridato all’ �esproprio del Parlamento�, Francesco Rutelli aveva gi� replicato che il governo Berlusconi �l’aveva messa 19 volte negli ultimi 9 mesi�. Sabato pomeriggio si voter� il maxi-emendamento che viene scritto in queste ore e domenica, perlomeno a Montecitorio, sar� tutto finito. �Una decisione indispensabile�, secondo Romano Prodi, �se vogliamo rispettare i tempi ed evitare l’esercizio provvisorio�.

        In Senato la fiducia non � stata ancora chiesta. Siamo al �forse, vedremo, dipende da come si comporta l’opposizione�. Ma tutto fa pensare che alla fine verr� messa. Cos� pure a Palazzo Madama il decreto fiscale (collegato alla Finanziaria) giunger� rapido a destinazione. Il centro-destra prova a piazzare massi sui binari, finora senza successo. Ieri ha tentato di far deragliare il decreto sulla pregiudiziale di costituzionalit�, sperando in qualche defezione nella maggioranza. Una in effetti c’� stata: Sergio De Gregorio (ex Italia dei valori) s’� schierato con l’opposizione. Ma non ha sconvolto gli equilibri poich� � finita 160 a 154 per l’Unione, e nel voto immediatamente successivo (richiesta di rinviare tutto per due settimane) 161 a 154. Lo scarto rimane insomma di 6-7 voti, come tre giorni fa sulle altre pregiudiziali. Sarebbe salito a 7-8 se non vi fosse stata l’assenza, dovuta a motivi personali, del diesse Gavino Angius. Il divario tra maggioranza e opposizione sarebbe invece sceso a 4-5 qualora, al momento del voto, il forzista Alfredo Biondi non fosse andato in infermeria, il leghista Giuseppe Leoni dal barbiere e una gentile senatrice di An (della quale per galanteria ha negato la d�faillance il capogruppo Altero Matteoli) in toilette.

        La prima reazione del centro-destra � consistita nel prendersela coi senatori a vita. In aula ve n’erano quattro, e tutti e quattro avevano votato a favore del decreto fiscale: Carlo Azeglio Ciampi, Emilio Colombo, Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini. Contro di loro s’� scatenato un coro di fischi e insulti, �vergogna� il pi� carino. La violenza � stata tale da sembrare preordinata, un assalto studiato a tavolino. Franco Marini, presidente dell’Assemblea, ha stigmatizzato: �Sono senatori come gli altri, il diritto alla libert� di voto � garantito a tutti�. Marco Follini, ex Udc ora Italia di Mezzo, s’� alzato platealmente per manifestare solidariet� ai �grandi vecchi�.

        Chiaro l’obiettivo della contestazione: intimidire i senatori a vita, minacciare di trascinarli dal piedistallo della loro popolarit�. La Montalcini � tornata a casa per nulla impaurita: �Non li sto nemmeno a sentire�, ha commentato. Cossiga, che in queste situazioni si diverte da matti, ha colto la palla al balzo per lanciare una proposta sul filo del paradosso: �Aboliamo pure i senatori a vita, ma dateci la pensione perch� per noi ex presidenti della Repubblica non � prevista…� (Berlusconi l’ha preso subito in parola). Ma c’� chi, tra i patres patriae, � rimasto un po’ scosso. Ciampi, in particolare, da destra l’hanno preso di mira perch�, accusa il leghista Castelli, �un decreto del genere presentato da Berlusconi lui da Capo dello Stato non l’avrebbe fatto passare, invece ora addirittura lo vota�. La contromossa dell’Unione � consistita in una lettera aperta a firma di Anna Finocchiaro, Luigi Zanda e Nicola Latorre, di gratitudine e incoraggiamento ai senatori a vita. Il cui sostegno al governo, sebbene ieri non sia stato determinante, potrebbe diventarlo tra pochi giorni sulla fiducia.