“Finanziaria” «Quattro miliardi per famiglie e imprese»

28/09/2005
    mercoledì 28 settembre 2005

    LA LEGGE DI BILANCIO LA SPESA DEGLI ENTI LOCALI SARA’ RIDOTTA DEL 6,7%. DEDUZIONI PER LE FAMIGLIE, AIUTI PER LE IMPRESE

      «Quattro miliardi per famiglie e imprese»

        Tagli a minister, agli enti locali e alla Sanità. E in aula potrebbero rispuntare i condoni

          Il leader della Cgil
          «Sul documento
          è previsto un piano
          di dismissioni
          da nove miliardi»

            Dalla bozza presentata
            alle parti sociali
            sparisce all’ultimo
            minuto l’aumento
            delle pensioni minime

            Alessandro Barbera
            ROMA

              Niente taglio Irap, ma comunque due miliardi di sforbiciata agli oneri impropri che gravano sulle imprese. Aumentano le deduzioni per le famiglie, alle quali andrà almeno un miliardo. Arrivano le risorse per far decollare la riforma del Tfr – circa 400 milioni di dotazione – e un «Fondo etico» per ricerca e volontariato da circa seicento milioni. In tutto quattro miliardi di euro. Il cuore della manovra per il 2006 manca ancora di molti dettagli ma del resto ieri, mentre Giulio Tremonti illustrava la manovra a Enti locali, imprese e sindacati, nelle stanze vicine di Palazzo Chigi il lavoro dei tecnici proseguiva senza sosta. Su alcune misure alle nove di sera non c’erano ancora certezze, come ad esempio l’aumento da 516 a 600 euro delle pensioni minime e il buono-scuola per i libri scolastici. Una bozza circolata le dava per certe, fonti di governo spiegavano che «le risorse languono». Conferme e smentite anche sugli sgravi alle imprese.

                Dopo prime indicazioni che escludevano il taglio all’Irap, durante il vertice con i sindacati Tremonti si è corretto: «Il Governo non ha ancora deciso se intervenire sull’Irap o sul cuneo fiscale». La diatriba riguarda in gran parte la platea dei beneficiari (piccole o grandi imprese) anche se va ricordato che all’interno dell’Irap c’è un «pezzo» di cuneo fiscale. Nel caso di conferma del taglio Irap le ipotesi al vaglio prevedono comunque sgravi selettivi.

                  Nel corso della giornata aveva «ballato» anche il saldo della manovra: dai 25 miliardi annunciati in Parlamento dal premier si è scesi a 22,5. Buona parte di questi dovranno andare a contenimento del deficit: non più 11,5 miliardi, bensì 15,5 se si considera i quattro miliardi di «spese incomprimibili» che il governo si trova costretto a finanziare. Per questo, a fronte delle risorse per famiglie e imprese, la manovra conterrà anche tagli di spesa. O meglio, per dirla con Tremonti, meno stanziamenti rispetto alle previsioni: tre miliardi sottratti a Comuni e Regioni, due miliardi e mezzo alla sanità, almeno altri cinque miliardi di freno alla spesa dei ministeri. Almeno quattro miliardi, ha spiegato il ministro, arriveranno da «entrate straordinarie per finanziare spese straordinarie». Fonti della maggioranza confermano l’ipotesi di almeno un condono fiscale che però non arriverebbe prima di novembre.

                    Il Tesoro esclude ufficialmente il ricorso a «una tantum», ma non è un caso che Tremonti incontrando le parti sociali abbia omesso di dire esplicitamente che non ci saranno sanatorie. Al Tesoro si lavora anche ad un piano di dismissioni di immobili che – a detta del leader della Cgil Guglielmo Epifani – raggiungerebbe i nove miliardi di euro. Tutte misure che non faranno comunque parte della Finanziaria che il Governo varerà domani in un consiglio dei ministri straordinario.

                      Il tempo è così stretto che alcune cose rischiano di slittare all’esame parlamentare. «Siamo in emergenza, capiteci», si è scusato il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta con imprese e sindacati. Tremonti ha preannunciato la volontà di eliminare le tasse sui brevetti, di inserire un cinque per mille a favore di ricerca e Onlus, la tassazione volontaria dei distretti industriali ai quali potrebbe essere permesso anche un rating. Alcune parti della manovra sono invece sicure, come il prelievo unico al 12% su tutti i giochi (da luglio 2006) e le nuove norme anti-evasione. Come previsto dallo schema Siniscalco, viene varata la compartecipazione dei Comuni ai controlli – che riceveranno il 30% del riscosso – mentre le banche concessionarie lasceranno il passo ad una nuova società pubblica, «Riscossione spa».

                        Verso mezzanotte, dopo l’ultimo incontro con sindacati e imprese, la maggioranza aveva ancora aperte una serie di questioni. «La prima valutazione è positiva, certo restano da definire un po’ di dettagli», spiegava il sottosegretario Udc all’Economia Michele Vietti. An ad esempio ha chiesto che le risorse per la famiglia siano concentrate sulle deduzioni per i figli a carico, ma ciò significa la cancellazione dell’aumento da 516 a 600 euro delle pensioni minime.

                          Confermato invece il piano a favore delle «giovani coppie» per l’acquisto della prima casa e l’introduzione di un’assicurazione obbligatoria per finanziare l’assistenza ad anziani e non autosufficienti.