“Finanziaria” Piovono 4mila emendamenti

08/11/2006
    mercoled� 8 novembre 2006

    Pagina 7 – Economia/Oggi

    Finanziaria, piovono 4mila emendamenti

      La maggioranza seleziona 150 richieste. La destra minaccia battaglia Oggi vertice conclusivo

        di Bianca Di Giovanni / Roma

          STRETTA Sar� quella di oggi la giornata decisiva per la Finanziaria alla Camera. Maggioranza e governo, infatti, si preparano a chiudere la partita emendamenti inserendo le modifiche su 4 punti fondamentali: artigiani, sicurezza, fondo per la non autosufficienza e centri per l’impiego. Quattro voci che �costano� tra i 700 milioni e il miliardo di euro. Somme ancora da reperire, cos� si � a caccia di coperture, che stavolta non potranno essere nuove entrate. L’unica individuata riguarda Sviluppo Italia, attraverso tagli oppure attraverso attivit� da finanziaria. Da questa fonte potrebbero arrivare 300-400 milioni. Accanto a queste voci, si inseriranno altre modifiche di minor peso economico: ad esempio un segnale sulla precariet� voluto soprattutto da Rc e Pdci. �Si tratta pi� di nuove tutele e diritti che di risorse – spiega il capogruppo di Rc Gennaro Migliore – come la maternit� e la malattia�. A dire il vero gi� il testo originario della manovra prevede (articolo 86) l’indennit� di malattia e i congedi parentali per i lavoratori a progetto. Insomma, la maggioranza ha deciso di selezionare le proposte in un �pacchetto� leggero (150/200 proposte) da presentare attraverso il relatore, a cui si affiancher� il �pacchetto� del governo. Sulla Finanziaria, infatti, si incrociano a questo punto le richieste dei parlamentari con quelle dei ministri: Livia Turco chiede meno tagli (90 milioni), Emma Bonino vuole risorse per l’Ice (che perderebeb circa 24 milioni su 90), Giovanna Melandri chiede di �salvare� il Coni. Come dire: 24 ore per cercare risorse e per chiudere un’intesa.

          Ma il percorso � tutto ancora da costruire se davvero si vuole evitare la fiducia, come fa capire il governo. Ma la strada sembra in salita. Un lungo vertice di maggioranza ieri non ha sciolto tutti i nodi. Entrando il viceministro Vincenzo Visco ha detto: ��Non si pu� andare avanti all’infinito, bisogna mettere un punto fermo�. Uscendo ha chiarito: �C’� un limite oggettivo alle richieste, non � uno stop alle richieste che abbiamo sempre accolto�. In effetti, secondo una versione (sostenuta pare da Fabris, Udeur, e Villetti, Rnp), ci sarebbero state tensioni al vertice per le parole di Visco. Secondo un’altra versione, invece, l’incontro sarebbe andato liscio come l’olio. �I sottosegretari Sartor e D’Andrea ci hanno persino chiesto i nostri emendamenti, assicurandoci che avrebbero trovato le risorse�, spiega Migliore.

          Fino a ieri pomeriggio gli emendamenti depositati dal centro-sinistra erano 800 mentre l’opposizione ha fatto piovere sulla manovra circa 3mila emendamenti. Una grandinata di 4mila proposte ancora da selezionare. A parole anche l’opposizione si impegna a farlo. Ieri sia Gianfranco Fini che Pierferdinando Casini hanno presentato le loro proposte qualificanti (oggi si conosceranno quelle della Lega). Ma i toni non sono affatto concilianti e niente lascia supporre che la Casa delle libert� riesca a seguire un percorso univoco, come � gi� avvenuto con il decreto fiscale: a parole si� detta disposta ad un esame rapido, ma nei fatti ha innescato l’ostruzionismo.

          �Se ci sar� la fiducia la nostra reazione sar� durissima�, annuncia il leader di An, lasciando presagire che un voto blindato (che poi sarebbero tre voti, perch� si parla di tre maxi-emendamenti) porterebbe a sedute-fiume sugli ordini del giorno. In serata a Fini replica Visco: la Casa delle libert� ha sempre chiesto la fiducia. Gli uomini dell’Udc, annunciando i loro emendamenti (a partire dagli sgravi sulle spese per le nozze, quando si dice famiglia e consumismo) assicurano: non voteremo la manovra. Insomma, aria di accordo non si respira proprio. Oggi termina la discussione generale e solo dopodomani si passa al voto. Venerd� si riunisce il consiglio dei ministri che potrebbe dare mandato a chiedere la fiducia., se l’operazione intesa non riuscisse. A quel punto si aprirebbe la partita del Senato, dove potrebbero confluire le richieste rimaste inevase a Montecitorio. Tra queste � assai probabile che spunti il 5 per mille, chiesto ieri a gran voce dal ministro Paolo Ferrero, ma che costa circa 350 milioni difficili da reperire in poche ore.