“Finanziaria” Ora anche Tremonti tentenna sul condono

27/10/2005
    giovedì 27 ottobre 2005

    Pagina 5 PrimoPiano

    LA FINANZIARIA 2006
    ALLA RICERCA DELLE RISORSE ANCORA DA ACCONTENTARE COMUNI E DIFESA

      E ora anche Tremonti
      tentenna sul condono
      La palla a Berlusconi

        retroscena
        ALESSANDRO BARBERA

          ROMA
          «Giulio, ma questo concordato lo vuoi fare o no?» Più d’uno in questi giorni ha fatto a Tremonti la domanda fatidica. E la risposta, per tutti (o quasi) è stato un grugnito. Domanda difficile e risolutiva. In pubblico è sempre stato no. «Nessun condono», ha detto in Parlamento. «La stagione dei condoni è finita» ha ribadito il vice Giuseppe Vegas, e, non più tardi di ieri, Gianfranco Fini. In privato il ministro ammette che «di condono vero e proprio non si tratterebbe» e che in fondo si tratta di «dare il nome giusto alle cose». Per di più potrebbe garantire tre miliardi di euro di gettito. Una cifra ghiottissima per un governo a caccia di voti a pochi mesi dalle elezioni. Ci sono da sistemare le Regioni, le famiglie, ma soprattutto da rifinanziare i programmi di opere pubbliche. Ieri c’è stato un vertice per tagliare 140 milioni alla famiglia. Soldi che si è deciso di destinare alla Cultura di Rocco Buttiglione creando scompiglio fra i centristi.

          Berlusconi ha chiesto 48 ore per decidere il destino del taglio di oltre 500 milioni di euro al fondo sociale di Enti locali e Regioni. Per questo molti sono convinti che quel grugnito sia solo un modo per prendere tempo e farsi convincere da qualcun’altro (il premier). Per non dover dire oggi (a fine mese ci sono scadenze fiscali) che alla fine si farà. Forse alla Camera (quando la manovra diventerà immodificabile) o al limite con un provvedimento ad hoc, «ristrutturando» il concordato in vigore che non ha dato buoni risultati.

          «Tremonti è combattuto», dicono i meno maliziosi. «Da un lato vorrebbe evitare di fare una nuova sanatoria, dall’altra è convinto che un po’ di risorse in più sarebbero comode». Di gente che gli suggerisce di fare il concordato sono pieni i palazzi. Il partito del concordato è fortissimo in Forza Italia, ed è capeggiato dal deputato piemontese Guido Crosetto. Ha sostenitori in An – dal fiscalista del partito Leo al senatore Salerno – e nell’Udc.

          Il ministro deve tenere un occhio aperto a Roma e l’altro a Bruxelles e a Londra, vale a dire alla Commissione europea ma soprattutto alle temutissime agenzie di rating. Tremonti non vuole dare la sensazione di trasformare una manovra giudicata da molti «rigorosa» in una elettorale e per questo sta pensando anche all’ipotesi di un intervento ad hoc separato dalla Finanziaria. Ieri sulle risorse a favore delle famiglie è stato fermissimo. Per accontentare Buttiglione e ridurre un po’ i tagli alla Cultura, ha tagliato di 140 milioni il fondo famiglie. Un miliardo tondo che dovrebbe essere distribuito fra bonus per i secondogeniti, per l’acquisto dei libri scolastici e per alimentare un fondo di garanzia per le giovani coppie che vogliono comprare casa. Punto. Nel maxiemendamento che arriverà in aula al Senato ci sarà questo e poco più. L’unica concessione l’ha fatta al ministro Martino, in difficoltà per i tagli al programma italo-francese per le fregate multimissione Fremm.

          Restano però aperte altre questioni, a partire dalla protesta di Comuni e Regioni per i tagli ai trasferimenti e al Fondo sociale. Berlusconi ieri ha aperto uno spiraglio: «Vi chiedo 48 ore per decidere sul destino del Fondo sociale. Ne parlerò in Consiglio dei ministri». Non si tratta di poco: sono oltre 500 milioni di euro di cui Berlusconi ha subito parlato con Tremonti.

          La soluzione al dilemma del professore potrebbe stare nella determinazione del premier a convincerlo a trovare nuove risorse. Il problema è il mezzo: un provvedimento che non si chiama condono ma nei fatti ci assomiglia molto. Dice il fiscalista di An Maurizio Leo: «Ci si dimentica di ricordare che il concordato esiste ed è in vigore, ma solo su base individuale». L’idea alla quale starebbero lavorando al Tesoro prevede l’allargamento del meccanismo alle categorie produttive. Si tratterebbe di individuare dei minimi ai quali si dovrebbero adeguare le categorie.

            Un concordato non molto diverso da quello messo a punto dal Governo Dini e dall’allora ministro Fantozzi. Ma con una differenza: una forte attenzione alle differenze fra aree geografiche. «Il risultato sarebbe duplice», dice Leo. «Si fa emergere il sommerso e si aumenta il gettito che gli studi di settore non alimentano a dovere». Tutto sta nel giustificare agli occhi dell’opinione pubblica un provvedimento che comunque interverrebbe anche sul pregresso, vale a dire il 2003 e 2004. Il dilemma di Tremonti sta lì, ma molti scommettono che il premier lo convincerà presto.