Finanziaria, non c’è tregua per la maggioranza

22/10/2003


22 Ottobre 2003

PROROGA PER LA CONCESSIONE DELL’ENEL SINO AL 2030. DAI DS SEGNALI DI DIALOGO, MA «LA SITUAZIONE E’ ALLARMANTE»
Finanziaria, non c’è tregua per la maggioranza
Nessun taglio agli emendamenti, braccio di ferro sulla Cassa depositi




Alessandro Barbera
ROMA


Ultime battute in Commissione Bilancio per il «decretone» di accompagnamento della manovra 2004. Entro la serata di oggi Palazzo Madama dovrà licenziare il testo che poi sarà discusso in aula.

Un’impresa piuttosto difficile, vista la mole di emendamenti presentato da tutti i gruppi, di opposizione e di maggioranza. E proprio da quest’ultima sembrano emergere le maggiori difficoltà: un vertice dei capigruppo con il ministro dell’Economia non è riuscito a «sfrondare» le oltre mille proposte di modifica partorite all’interno della Casa delle Libertà. «Abbiamo discusso delle questioni più spinose», spiega il relatore della maggioranza Ivo Tarolli. E se sul discusso «silenzio-assenso» per la vendita degli immobili di interesse culturale l’accordo è quello di «allungare il termine oltre i 60 giorni previsti», il vertice non ha sciolto il nodo davvero spinoso, cioè il numero degli emendamenti. Segnale che all’interno della maggioranza i dissensi verso il decreto «blindato» del ministro dell’Economia restano intatti, alimentati dai tempi strettissimi della sua approvazione. Mentre il vicepresidente del Consiglio Fini considera «prematuro» parlare di voto di fiducia sulla manovra, in Commissione continuano intanto a consumarsi scontri verbali: ieri sulla «graticola» è finito l’articolo 5, uno dei più importanti, dedicato alla Cassa Depositi e Prestiti.
«Potranno esserci miglioramenti, ma l’assetto della Cassa resta quello proposto nel decreto», aveva detto il sottosegretario Maria Teresa Armosino. «Il testo così come è non va bene», hanno risposto Maurizio Eufemi dell’Udc e Roberto Salerno di Alleanza Nazionale. «Siamo in attesa di verifiche da parte del Governo per arrivare ad un accordo più condiviso perché il provvedimento desta alcune piccole perplessità». I due senatori non spiegano quali modifiche chiedano, ma insistono nel ritenere «indispensabili alcuni aggiustamenti». Una richiesta meno drastica di quella del senatore Grillo, che ha presentato un emendamento soppressivo. E in serata è arrivata pronta la controreplica della Armosino: «Confermo quanto ho detto. Non mi muovo di una virgola». Risultato: l’esame dell’articolo 5 viene rimandato ad oggi, ultimo giorno utile per sciogliere i nodi ancora aperti.
La richiesta di An e Udc in sostanza è quella di creare due società per azioni separate: nella prima sarebbero inserite le attività pubbliche (quelle che la Cassa già svolge erogando mutui agevolati agli enti locali) nella seconda quelle più prettamente «commerciali» che la Cassa ora potrebbe cominciare a svolgere sotto la vigilanza – e questa è un’altra richiesta dei due partiti – di Bankitalia. «La Cassa non è una banca», ha detto ieri il sottosegretario Armosino, lasciando intendere che il governo su questo punto non sembra intenzionato a cedere. Della questione – sulla quale si innesta anche il nuovo gelo fra il ministro dell’Economia e il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio – se ne sarebbe occupato personalmente il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini in un incontro con alcuni senatori di An.
In serata, e con la prospettiva della seduta notturna, i senatori avevano intanto approvato altri articoli. Alcuni di importanza minore (come il rinnovo delle agevolazione sul gasolio per autotrazione o quello sulla de-tax), altri più «sostanziosi». Fra questi il premio per le società che si quoteranno in Borsa entro il 31 dicembre 2004 – un risparmio del 20% dell’imposta sul reddito – ma soprattutto la modifica dell’articolo 14, che conferma la concessione all’Enel (e alle ex municipalizzate) per la distribuzione di energia elettrica fino al 2030 e non fino al 2006 come inizialmente previsto dal testo originario. Per il gas le concessioni restano invece fino al 2005 con possibilità di proroga fino al 2010.
Sempre ieri, sulla Finanziaria va registrato anche lo scambio di battute polemico fra il governatore del Piemonte Enzo Ghigo e e il sottosegretario all’Economia Vegas, che ha definito «assolutamente insostenibili» le richieste delle Regioni in materia di spesa sanitaria. «Le regioni non chiedono risorse aggiuntive, ma di velocizzare e rendere certa l’erogazione delle somme stanziate e già definite, e di veder riconosciuti i maggiori costi finanziari per decisioni legislative o da rinnovi contrattuali», ha risposto Ghigo.
E di Finanziaria ieri hanno parlato anche i Ds in una conferenza stampa alla quale ha partecipato il leader Piero Fassino. «La situazione economica del Paese è allarmante» e la manovra finanziaria in discussione al Senato «non sarà di alcuna utilità per favorire la crescita, perché basata su dati falsi». Ma dai Ds arriva anche un segnale di dialogo e la disponibilità al confronto su alcuni temi nevralgici: il responsabile economico Pierluigi Bersani ha invitato il Governo a «fermarsi e riflettere, a dare qualche segno di consapevolezza della gravità della situazione, con una seria correzione di rotta». In particolare i Ds chiedono «chiarezza sui numeri, stop alla politica dei condoni, la riapertura di un tavolo di confronto sulla politica dei redditi, attenzione a Sud e piccole e medie imprese».