“Finanziaria” Niente aliquota unica sulle rendite

27/09/2005
    martedì 27 settembre 2005

    LA LEGGE DI BILANCIO TREMONTI CONVINCE AN CHE ANNUNCIA «MISURE ANTISPECULAZIONE». E AGGIUNGE: «NIENTE NUOVE TASSE». CONFERMATO L’AUMENTO DELLE PENSIONI MINIME

      Finanziaria, niente aliquota unica sulle rendite

        Giovedì il varo della manovra. Non si toccano i risparmi, prevale il timore di una fuga dei capitali

          Alessandro Barbera

            ROMA
            Niente armonizzazione delle rendite in Finanziaria ma sì a norme anti-speculazione. Di più: «Niente nuove tasse». Giulio Tremonti ha convinto An e Udc. L’aliquota unica sulle rendite non si farà in questa legislatura. A confermarlo ieri è stato Gianni Alemanno dopo un lungo vertice a Palazzo Chigi con Gianfranco Fini e il neoministro: «La Finanziaria di Tremonti proseguirà sulla strada del sostegno alle imprese e della solidarietà alle famiglie, non toccherà le rendite ma affronterà il problema della speculazione salvaguardando i risparmiatori». Si chiude così una delle lunge diatribe che in questi mesi ha diviso An e Udc da una parte, Lega e Forza Italia dall’altra. I primi chiedevano di armonizzare un sistema che prevede tassazioni molto differenziate: dal 12,5% dei titoli di Stato al 27% dei conti correnti. Hanno prevalso le preoccupazioni dei secondi, che temono una fuga dei capitali e non vedono nell’armonizzazione nemmeno grandi benefici per le casse dello Stato, almeno nel breve periodo. L’obiettivo di fondo dell’asse Lega-Forza Italia è quello di varare una Finanziaria che non aumenti in nessun modo le tasse. «Non ci saranno», ha confermato il neoministro ospite del «Matrix» di Enrico Mentana.

              Lo stesso Tremonti, ad agosto, aveva però sottolineato che «altra cosa» dalle rendite era ragionare sulle «anomalie» di certe plusvalenze. L’idea già abbozzata dal viceministro Vegas e che invece potrebbe entrare in Finanziaria è quella di prolungare il periodo del possesso delle azioni per ottenere l’esenzione dalla tassazione. La riforma dell’Ires, varata proprio dall’allora ministro Tremonti, prevede il meccanismo della «partecipation exemption» e agevolazioni fiscali: per non pagare tasse sulle partecipazioni è previsto che vadano mantenute in possesso ininterrotto per almeno un anno. Vegas ha proposto di allungare il periodo a 18 o anche a 24 mesi. Altra ipotesi è quella di inserire limiti alla percentuale di plusvalenza esente o prevedere una soglia minima di possesso del capitale, che in molti Paesi dell’Unione oggi è fissata al 5%.

                La rinuncia di An e Udc alla bandiera delle rendite costerà a Tremonti qualche concessione in più sul fronte famiglia e sostegno ai più deboli. Confermata l’intenzione di allargare il meccanismo delle deduzioni per carichi di famiglia (ma sulle modalità c’è ancora molta incertezza) e l’aumento ad almeno 600 euro delle pensioni minime che costerebbe 800 milioni di euro. Al Tesoro c’è il massimo riserbo su come finanziare questi interventi, anche se aumentano le probabilità per il ricorso a condoni e nuovi tagli di spesa. Due le ipotesi di sanatoria su cui si sta discutendo: il condono tombale per i redditi Irpef del 2003 (o in alternativa un vero e proprio concordato di massa) e un condono previdenziale. La prima ipotesi è quella più ghiotta: vale almeno tre miliardi di euro. In ogni caso queste misure non arriveranno subito, ma in un decreto fiscale sul quale il governo porrà la fiducia in Parlamento.
                Quello sarà il vero cuore della manovra. Saranno confermati i tagli alla spesa della prima bozza Siniscalco: almeno cinque miliardi fra Enti locali e sanità, più un’altra sforbiciata agli aumenti tendenziali dei ministeri. «Non ci saranno tagli alla sanità, nel senso che la dotazione aumenterà comunque», ha spiegato il superministro in televisione. Il ragionamento si può sintetizzare così: la scure si abbatterà soprattutto sugli aumenti ingiustificati delle tabelle. «Sarà una Finanziaria rigorosa», ma «molto del lavoro era stato fatto».

                  Il saldo complessivo dovrebbe aggirarsi attorno a 24-25 miliardi, anche perché Tremonti potrebbe decidere di rivedere l’entità della correzione promessa a Bruxelles. La Commissione ha finora stimato lo 0,8% per riportare il deficit 2006 dal 4,6% tendenziale al 3,8%. In numeri assoluti poco più di 11 miliardi dei 21 complessivi previsti dalla bozza Siniscalco. «Quella è la parte obbligatoria», ha spiegato Tremonti a Mentana. Le ultime stime del Fondo monetario internazionale parlano però del 5,1%, che significherebbe una correzione di quasi 17 miliardi. L’atteggiamento di Bruxelles in questo caso sarà determinante, e per questo Tremonti sta cercando di capire il da farsi. Questo mese sono attese le nuove stime del Gope (grandi orientamenti di politica economica) per tutta l’Unione.

                  La prima prova che attende oggi il neoministro sono però enti locali, sindacati e tutte le associazioni imprenditoriali che incontrerà a partire dal tardo pomeriggio per illustrargli ciò che ha di pronto. I tempi sono risicati: l’unico annuncio ufficiale di ieri del viceministro Vegas è che la manovra sarà approvata nel consiglio dei ministri di giovedì. Tempi così stretti che Tremonti ha rinunciato a rimettere il barattolo Cirio sul tavolo di Quintino Sella per lavorare gran parte della giornata e della serata nei suoi uffici di vicepremier a Palazzo Chigi.