“Finanziaria” Nell’Unione la guerra della battigia

15/11/2006
    mercoled� 15 novembre 2006

    Pagina 6 – Primo Piano

    SUI BENI DEMANIALI MAGGIORANZA CONTRO GOVERNO

    Nell’Unione
    la guerra della battigia

      il caso
      Raffaello Masci

        ROMA
        �Basta, non ne posso pi�: � tutta la giornata che subisco pressioni, e anche da parte di colleghi della maggioranza�. Angelo Bonelli, deputato verde, ha un moto di stizza. La disputa sulla revisione dei canoni demaniali (cio� gli affitti da far pagare agli stabilimenti balneari) ha innescato ieri una controversia tra governo e maggioranza che ha rasentato la rissa.

        Esistono, in Italia, circa 15 mila imprenditori della balneazione. Secondo alcune stime avrebbero un giro d’affari di due miliardi l’anno, alimentato anche (ma � difficile dimostrarlo, evidentemente) da una evasione fiscale endemica. A fronte di questo business lo Stato percepisce, attraverso l’Agenzia del Demanio, canoni di affitto per un ammontare che non supera i 40 milioni l’anno. Questa cifra, trasferita a livello della singola impresa, pu� voler dire che uno stabilimento di 5 mila metri quadri con duecento ombrelloni, lettini, bar eccetera, pu� pagare meno di 10 mila euro l’anno.

        Non � tutto: oggi le concessioni vengono rinnovate ogni 6 anni, ma la Finanziaria prevedeva, nella sua prima stesura, un innalzamento a 50 anni. �Poich� una concessione non si pu� revocare se non per vizio di forma o per un reato conclamato – dice ancora Bonelli – di fatto stiamo privatizzando le spiagge�.

        Questo andazzo non pu� continuare, secondo la Rosa nel Pugno, anima liberista dell’Unione, perch� si sottrae il settore balneare alla concorrenza e al mercato, da qui – in accordo con l’Italia dei valori – ha proposto concessioni pi� brevi (massimo 15 anni) e bandi pubblici di gara per le assegnazioni. La quadratura del cerchio – diciamolo subito – non � stata per� trovata e la materia resta ancora per molti aspetti aperta.

        In questo quadro, a un certo punto della giornata, si � aperto invece uno scontro politico forte, sul quale una intesa � stata trovata ma per il rotto della cuffia.

        Rifondazione comunista e Verdi hanno posto la questione dell’utilizzo delle spiagge: �Nei tratti pi� importanti delle coste italiane – ha raccontato ancora Bonelli – di fatto le spiagge libere non esistono pi� o sono assolutamente marginali�. Va ripristinato – � l’istanza – il diritto dei cittadini di scendere al mare come, quando e dove vogliano. Anche attraversando gli stabilimenti. Su questo assunto sarebbe insorto uno schieramento territoriale diessino tosco-romagnolo a difesa dell’industria turistica locale.

        Le versioni dei fatti divergono in alcuni dettagli ma, nella sostanza, i tosco-romagnoli avrebbero paventato, qualora fosse passata la linea del libero accesso anche attraverso gli stabilimenti, una irruzione di sbandati di varia risma all’interno degli impianti, con relativa fine della pax marittima dei villeggianti paganti e scadimento generale dell’industria vacanziera. E gi� recriminazioni.

        Poich� una soluzione andava trovata, una formula di compromesso alla fine � uscita, ma quantomai controversa: l’accesso alla spiaggia sar� libero e gratuito – dice il testo condiviso – anche attraverso gli stabilimenti balneari, ma solo �ai fini del raggiungimento della battigia, del libero transito e anche ai fini della balneazione�. Ma – attenzione – non dello �stazionamento�. Sintesi: uno pu� andare in spiaggia attraversando i �bagni Mariuccia�, pu� arrivare sul bagnasciuga ma non pu� stendere l� l’asciugamano.

        Disputa chiusa? Tutt’altro. Ci sono ancora tutti gli aspetti economici strettamente economici da chiarire: i canoni non possono continuare ad essere cos� bassi. Gi� il primo governo Prodi, nel ‘98 si pose il problema, ma poi non se ne fece nulla. Giulio Tremonti fu pi� determinato e pens� bene, era il 2003, di veicolare in Finanziaria un incremento dei canoni del 300%. Scoppi� una insurrezione tra gli operatori del settore, ma il governo tir� dritto.

        Ma per far applicare l’aumento serviva un �decreto attuativo� e, parallelamente, le Regioni avrebbero dovuto ripartire gli aumenti a seconda del valore turistico della spiaggia, stabilendo tre fasce: A, B e C. Il decreto, invece, slitt�, fin tanto che il governo cambi�. Il ministro Rutelli abrog� la �stangata� di Tremonti e rinvi� l’adeguamento dei canoni a questa Finanziaria. Quanto alle Regioni, se ne sono pilatescamente, lavate le mani: nessuna ha provveduto a fare la triplice classificazione, cos� che per tutte le spiagge si � applicato il canone minimo (fascia C). Ora la Finanziaria abolisce questa fascia, cos� che tutte spiagge passeranno alla B, e l’aumento atteso dei canoni sar� di circa il 20%. Il frutto della guerra sar� un modestissimo aumento del gettito di 10 milioni di euro (forse).