“Finanziaria” Montezemolo: grave ritardo

27/09/2005
    martedì 27 settembre 2005

    LE REAZIONI CONFINDUSTRIA AUSPICA UN CONTESTO PIU’ COMPETITIVO PER IMPRESE DI «GRANDE ECCELLENZA»

      Montezemolo: grave ritardo

      La replica di Maroni
      «E’ tutto pronto
      Non capisco dove vedano i problemi»

        ROMA
        Questa sera il neoministro dell’Economia incontrerà le parti sociali, nel tentativo di far digerire la prima Finanziaria preparata da un ministro nominato a dieci giorni dalla scadenza. E allora già ieri le parti sociali non hanno fatto mistero delle loro forti perplessità. «Il Paese è paralizzato. E questo ci preoccupa molto. Così come ci preoccupa la Finanziaria», ha spiegato il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. «A metà agosto – ha detto Montezemolo rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se il Governatore deve dimettersi – ho chiesto un atto di responsabilità al Governatore della Banca d’Italia. Dissi che ero molto preoccupato. Il Paese è bloccato. Oggi lo ripeto con forza». Anche perché «di fronte alla finanziaria siamo in ritardo. E le imprese devono avere chiaro quello che devono aspettarsi» dalla manovra, ha spiegato nel corso del suo intervento all’assemblea di Federalimentari.

          Le priorità dell’impresa – ha sottolineato Montezemolo – devono essere il taglio dell’Irap, la riduzione del costo del lavoro e l’eliminazione dei troppi oneri impropri, misure che facilitino la funzione fra aziende e la defiscalizzazione dei trasferimenti da parte delle imprese delle spese per ricerca e università».

            Per Confindustria servono poi interventi per favorire la crescita delle imprese, anche attraverso joint-venture, e una defiscalizzazione degli investimenti che le imprese fanno verso le università. «Abbiamo imprese di grande eccellenza,ma hanno bisogno di un contesto competitivo. L’energia costa troppo e nessun governo mai si è impegnato abbastanza su questo tema. La burocrazia ci soffoca e il rischio è quello che aumenti ancora di più. C’è bisogno di più liberalizzazione perché il costo dell’energia pesa sulle imprese, così come pesa la logistica, il trasporto e la mancanza delle infrastrutture». «La Finanziaria va presentata entro il 30 settembre, giovedì c’è il consiglio dei ministri che l’approva e venerdì viene portata in Parlamento, come è accaduto tutti gli anni, da 50 anni: non vedo dove è il problema», ha risposto il ministro del Welfare, Roberto Maroni, rispetto al ritardo denunciato dal presidente degli industriali.

              Grande preoccupazione anche da parte dei sindacati. Le dimissioni del ministro Siniscalco «sono il segno di una nuova situazione di estrema gravità», ha avvertito il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. Ora è necessaria una «finanziaria rigorosa, centrata sullo sviluppo, sulla politica industriale, sulla tutela del reddito di lavoratori», oppure «in mancanza di tali scelte l’ unica alternativa è il ricorso al lavoro». Perché questo «è il momento delle responsabilità ed il Paese non può permettersi di non essere governato in una fase così delicata; ha bisogno di scelte e non di ulteriori dilazioni o galleggiamenti incomprensibili. Se l’esecutivo – ha concluso Pezzotta – non riesce a definire, in tempi rapidissimi, un progetto di governabilità è meglio per il Paese andare al voto».

                Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, andrà all’incontro di stasera chiedendo «che siano rivalutate le pensioni e siano previsti provvedimenti per azzerare le tasse sugli aumenti salariali».

                  «Ci aspettiamo che l’incontro di domani con il Governo sulla legge finanziaria, non si riduca ad una mera formalità, tanto per assolvere ad un compito istituzionale», ha avvertito Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal. Toni minacciosi anche da parte del presidente di Confcommercio Sergio Billè: «I tempi sono cortissimi per discussioni e atti inconcludenti. Sarebbe davvero grave, abnorme e fuori da ogni logica che le istituzioni della politica, a causa dei suoi crescenti attriti interni e di una campagna elettorale che sta rendendo quasi ingestibile anche la gestione dei conti pubblici, scaricassero proprio ora sulle spalle di famiglie ed imprese il problema della soluzione di questo rompicapo e quindi responsabilità che, in massima parte, invece, direttamente e inequivocabilmente le competono».

                  [f.ama.]