“Finanziaria” Manovra eccessiva (F.Kostoris)

21/11/2006
    marted� 21 novembre 2006

    Pagina 2

    PAROLE CHIAVE. MANOVRA ECCESSIVA, POCHI TAGLI ALLE USCITE, INIQUIT�, OSTILIT� ALLA CRESCITA

      Il vincolo di bilancio,
      quattro modi sbagliati di rispettarlo

        di Fiorella Kostoris

          Da mesi l’Esecutivo ci illustra la necessit� del rigoroso rispetto di quel vincolo di bilancio pubblico, che sabato scorso ha assunto la forma fenomenica di un solo articolo con pi� di 800 commi, su cui il Governo ha ottenuto la fiducia alla Camera. La parola chiave odierna �, dunque, vincolo di bilancio.

          Il termine � usato in svariati contesti, dalla teoria del consumatore a quella dell’impresa, nelle scelte di portafoglio come in quelle del settore pubblico. Nella Pubblica Amministrazione il vincolo di bilancio esprime il limite posto sul saldo formato dalla differenza fra le spese pubbliche e le entrate, chiamato deficit (e/o, pi� raramente sulla sua copertura, in base monetaria o in titoli). A partire dal Trattato di Maastricht del 1992, il tetto massimo del disavanzo � stato posto al 3% del Pil. L’Italia ha rispettato questo target dal 1997 al 2000 inclusi. Dal 2001 a oggi, tuttavia, il deficit pubblico ha sempre superato il 3% del Pil, con la sola eccezione del 2002, dove si � fermato al 2,9%. Ora l’attuale maxiemendamento governativo dovrebbe riportarci nel 2007 sotto la fatidica soglia. Ma numerose sono le critiche. Quattro le principali.

          (1) Il disavanzo tendenziale del 2007, in assenza di interventi, � circa pari al 3,8% del Pil. Dunque, le azioni necessarie per arrivare al 2,8% richiesto dai colleghi europei sono di livello ben minore dei 40 miliardi a cui assomma la manovra lorda complessiva voluta dal Governo. Questa � gonfiata, a parere del centro-destra, perch� con il bilancio 2007 si vogliono troppe ulteriori maggiori spese inutili (ad esempio per stabilizzare i precari) e qualche addizionale minore entrata (ad esempio per ridurre il cuneo fiscale delle imprese), al di l� dei nostri impegni con l’Unione.

          (2) Lo snellimento del deficit pubblico pu� raggiungersi aumentando le entrate o diminuendo le spese. Tutti gli studi dimostrano,come spesso ricordano Alesina e Perotti, che questo secondo � il modo pi� virtuoso di risanare le finanze pubbliche anche perch� meglio favorisce lo sviluppo e la competitivit�. Esiste una certa arbitrariet� a trattare la modifica di certe poste di bilancio come variazioni al rialzo (al ribasso) di entrate o variazioni al ribasso (al rialzo) di spesa pubblica, ma la Tabella 7 allegata all’originario Disegno di Legge Finanziaria indicava che nel 2007 si realizzavano con quello strumento maggiori spese per 11,4 miliardi di euro, praticamente identiche alle minori uscite, mentre si conseguivano maggiori entrate per 17,2 miliardi di euro, a fronte di minori introiti per 5,7, denunciando cos� in tutta evidenza quanto forte fosse la componente della pi� elevata imposizione nella contrazione del deficit pubblico.

          (3) E’ pi� facilmente apprezzabile in termini di equit� un’ azione nella quale la fiscalit� in crescita per alcuni serve ad abbassare quella di altri, soprattutto se questi sono i pi� bisognosi nella societ�. Ebbene tale componente redistributiva non � cos� chiara nella manovra sul cuneo fiscale, come denunciato dalla Uil e dalla Cisl, ma non dalla Cgil, per almeno quattro motivi. Perch� con le modifiche sull’Ire, proprio i pi� deboli, gli incapienti, non traggono benefici dall’abbassamento di aliquote che comunque non li concernono; perch� la riduzione del cuneo fiscale accordata alle imprese favorisce tutti i lavoratori dipendenti, purch� stabilmente inseriti con contratto a tempo indeterminato, dunque non solo i meno ricchi e in nessun caso i precari o gli autonomi, nemmeno se di modeste condizioni; perch� la diminuzione del cuneo fiscale accordata alle famiglie, attraverso decrementi dell’Ire a favore di chi ha meno di 40.000 euro annui, agevola non solo i dipendenti, bens� anche gli autonomi, i pensionati, i capitalisti e i rentier, e sicuramente sia i precari che gli stabili: la non coincidenza di queste tipologie privilegiate fa s� che l’intersezione di chi � ben trattato dal fisco su entrambi i lati sia piccola. Come se non bastasse, il cuneo fiscale per altri motivi cresce, poich� i contributi sociali aumentano a carico di tutti i dipendenti (di uno 0,3%); ancor pi� salgono quelli degli autonomi e dei precari. Pochissimi, quindi, sono i dipendenti che ricevono un aiuto significativo dalla contrazione complessiva del cuneo fiscale; moltissimi individui non hanno vantaggi o li hanno irrisori. In aggiunta, ai contribuenti non interessa se guadagnano attraverso diminuzioni dell’Irap e dell’Ire, quando, invece, pi� che proporzionalmente perdono per il tramite di altri canali (a causa di maggiorazioni dell’Ici e di altre tasse locali, per il bollo sulla macchina, per certe compravendite di immobili, per alcune rendite finanziarie), oneri in espansione per quasi tutta la classe media, senza distinzioni di reddito, poich� tutti sono, oltre che lavoratori, anche proprietari di qualche attivit� finanziaria, indebitati con il mutuo sulla casa, possessori di un’automobile. Il che spiega perch� la pressione fiscale complessiva si incrementi di circa un punto nel 2007 rispetto al 2006. In realt�, quel che emerge da questa manovra � non tanto una redistribuzione a danno di alcuni e a vantaggio di altri, bens� un fenomeno che l’Ocse nel 1998 ha definito di churning, una condizione cio� in cui numerosi contribuenti sono avvantaggiati dalla fiscalit� su un certo versante, ma sono contemporaneamente svantaggiati su un altro, sicch� si potrebbero fortemente ridurre i flussi finanziari fra i cittadini e la Pubblica Amministrazione in una direzione e nell’altra, senza far stare peggio molte persone.

          (4) Infine, � pi� facilmente razionalizzabile una manovra che, proclamandosi “per lo sviluppo”, concentra le maggiori spese sui settori considerati pi� propulsivi della crescita. Cos� non �, se � vero come sembra, che pur dopo tanti sforzi del Ministro Mussi, dal maxiemendamento emerge per l’Universit� una variazione di fondi nel 2007 rispetto al 2006 di soli 16 milioni nominali, con una diminuzione cio� in termini reali di 134 milioni; ma peggio va per gli Enti di ricerca vigilati dal Mur, le cui risorse decrescono anche in valor nominale per circa 130 milioni. Per la sinistra di Governo pi� gauchista, questa � l’unica pecca grave delle 4 menzionate.

        fiorella.kostoris@tin.it