“Finanziaria” L’Ulivo in piazza contro i tagli

14/11/2002



       
      il manifesto – 14 Novembre 2002
      FINANZIARIA
      L’Ulivo in piazza contro i tagli

      Due manifestazioni per sabato 23 novembre a Milano e a Bari. Il testo al Senato. Scontro tra Nord e Sud

      Ticket da paura Ulivo in piazza il 23, ma con il fantasma del convegno organizzato dai prodiani con Cofferati il giorno prima

      PAOLO ANDRUCCIOLI

      L’Ulivo scende in piazza contro la legge finanziaria del governo Berlusconi. Lo farà con due manifestazioni che ci saranno sabato 23 novembre a Bari e a Milano. Sulla base di una piattaforma che ha provocato qualche problema all’interno dello schieramento della sinistra (Rifondazione non aderisce perché non la condivide), l’Ulivo cerca di mobilitare più forze possibile e farà parlare in piazza tutti i suoi leader di partito. Parleranno, tra gli altri, Rutelli, Fassino, D’Alema, Diliberto, Pecoraro Scanio, Boselli, altri leader della Margherita. A Milano parlerà anche l’ex presidente del senato, Nicola Mancino. Ed è previsto anche l’intervento di Di Pietro. E tuttavia la manifestazione del 23 non isolve le spine nel fianco della coalizione. Prima fra tutte quella che porta il nome e il cognome di Sergio Cofferati. L’ex leader della Cgil sarà in piazza a Milano, ma sono esclusi tanto il suo intervento che la sua presenza sul palco. Solo 24 ore prima, invece, Cofferati parteciperà al convegno dei prodiani che si terrà a Monteveglio, località dalle reminescenze dossettiane. Un vero e proprio «caso» politico. Tanto che Romano Prodi ha dovuto smentire la sua partecipazione a quella che per i giornali era già una prova generale di ticket. E tuttavia si tratterà di un confronto sul futuro dell’Ulivo a cui parteciperanno un’ottantina di persone convocate da Luigi Pedrazzi, tra i fondatori del Mulino e prodiano doc. Ci saranno tutti i parlamentari bolognesi del centrosinistra e anche Rifondazione.

      Ieri, invece, durante la conferenza stampa di presentazione delle due manifestazioni, Rutelli e Fassino hanno bocciato non solo la finanziaria appena varata da Montecitorio, ma in generale tutte le politiche economiche e sociali del governo. I leader dell’Ulivo accusano il governo Berlusconi di aver di fatto bloccato l’economia italiana, fatto ripartire il meccanismo del debito pubblico e spaccato in due il paese, contrapponendo il Sud al Nord. Il leader dei Ds, Piero Fassino, ha aggiunto che le dichiarazioni di Solbes danno ragione alle critiche dell’opposizione. Solbes infatti ha detto che la manovra si basa troppo su misure «una tantum» e non aggredisce in modo strutturale i problemi.

      E anche i pensionati dello Spi-Cgil annunciano che saranno in piazza, il prossimo 27 novembre, per difendere la legge di riforma dell’assistenza. «La legge 328 – spiega Betty Leone, segretaria generale Spi Cgil – è ignorata da molte amministrazioni locali. E il governo ci mette del suo con la finanziaria, riducendo le risorse agli enti locali che dovrebbero attuarla». Inoltre, le poche risorse distribuite per finanziare il fondo nazionale sociale rischiano di produrre ulteriori incoerenze.

      Intanto, la manovra approda in senato. Oggi il presidente Pera darà la comunicazione ufficiale del calendario, dopodiché si avvieranno i lavori delle commissioni. Gli emendamenti dovranno essere presentati entro le 19 di venerdì 6 dicembre. La discussione in aula e il voto vero e proprio prenderanno il via il 9 dicembre. Secondo il sottosegretario all’economia, Giuseppe Vegas, il testo verrà sicuramente ritoccato al senato per riparare «qualche slabbratura sulle norme per la spesa che c’è stata alla camera». Ma uno dei problemi più gravi che rimangono aperti è quello dei trasferimenti statali agli enti locali. Il tema ha suscitato una vera e propria rivolta di una parte dei presidenti delle Regioni (Storace è solo il caso più eclatante). Ma non ci sono solo gli amministratori locali sul piede di guerra. C’è la Cgil (mentre anche Cisl e Uil cominciano a nutrire seri dubbi) e ci sono tante organizzazioni del mondo dell’industria e del commercio, le critiche di Billè, per esempio.

      L’altra questione che susciterà ancora parecchi problemi è quella degli strumenti per le agevolazioni alle imprese. Il maxi-emendamento partorito dopo giorni di lavoro dal governo contiene alcune novità che dovranno essere però verificate. Il problema politico vero è la contrapposizione tra Nord e Sud del paese, cosa che è stata resa ancora più pesante dal blitz della Lega, ad opera di Giancarlo Pagliarini, sia sui soldi per i finanziamenti alle aree depresse del nord (30 milioni di euro), sia sull’emendamento sul federalismo fiscale che in pratica fa saltare il meccanismo di solidarietà tra le regioni.

      Intanto le associazioni del Terzo settore protestano contro l’emendamento all’articolo 21 della finanziaria con il quale si introduce una tassa che i circoli associativi dovranno pagare ai comuni di appartenza. Il Forum permanente del Terzo Settore chiede un intervento del ministro Carlo Giovanardi. La tassa per i circoli come quelli dell’Arci o delle Acli è l’ultimo episodio di una politica che colpisce alla cieca. Ci sono però settori che dispongono di risposte forti (basti pensare alla Confindustria o alle Fondazioni). Oltre a colpire i ceti sociali più deboli, si colpisce l’associazionismo di base.