“Finanziaria” L’Ue scopre un altro buco

01/12/2005
    giovedì 1 dicembre 2005

    Pagina 4

    POLEMICA SULLA LEGGE DI BILANCIO VISCO: MANCANO CINQUE MILIARDI. IL MINISTRO: CONFONDE L’EURO CON LA LIRA

      L’Ue scopre un altro buco
      La Finanziaria è da rivedere

        Tremonti: nessuna correzione. Vegas: aggiustiamo enti locali e Sanità

          Stefano Lepri

            ROMA
            Arrivano nuove misure per i conti pubblici. Non è una nuova manovra aggiuntiva, né terquater, si affretta ad affermare il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas, esperto di bilanci: «i saldi non cambiano, si tratta solo di un rafforzamento di misure già prese, su sanità ed enti locali». Visto dall’opposizione, è invece senz’altro il quarto intervento che si somma nella manovra 2006 ora all’esame del Parlamento. Saranno «misure aggiuntive per 3-5 miliardi» sostiene l’ex ministro Vincenzo Visco. Un punto è certo: il governo risponde a obiezioni della Commissione europea, non convinta dalle cifre viste fin qui.

              Nelle previsioni economiche d’autunno, qualche giorno fa, la Commissione europea ha detto che vedeva il deficit 2006 dell’Italia al 4,2% del prodotto lordo: una cifra più alta del 3,8% che compare nel programma concordato di ritorno in due anni verso la norma del 3%. In euro, si tratta di oltre 5 miliardi. L’oggetto del contendere, a quanto sembra, riguarda l’effettiva realizzazione dei tagli alle spese previsti dal disegno di legge finanziaria 2006. Come già il Fondo monetario internazionale e l’Ocse, Bruxelles ha dei dubbi che in un anno elettorale tagli così ambiziosi siano realizzabili («una scommessa da far tremare i polsi» secondo l’Ocse). Interrogato, il ministro Tremonti se la cava con una battuta: «forse Visco parla di 4 miliardi di lire» (circa 2 milioni di euro, ndr). Ufficialmente infatti cifre non ce ne sono: «nessun ulteriore taglio – insiste il viceministro Vegas, secondo il quale «occorre rendere sicura la manovra su alcuni punti come sanità ed enti locali, che sono più a rischio». Ovvero «ci saranno controlli più efficaci per evitare sprechi, coinvolgendo anche la Corte dei Conti»; anche attraverso disposizioni di legge da inserire nel maxi-emendamento governativo.

                Non cifre da aggiungere o togliere, piuttosto misure per rendere più credibili le cifre che già c’erano: se questo costituisca una nuova manovra o no, dipende dal punto di vista politico da cui la si guarda. E’ anche opinabile che contando i successivi interventi si arrivi a quattro; perché l’intervento numero due deciso dal governo all’inizio di ottobre correggeva i conti del 2005, e l’intervento da alcuni conteggiato con il numero tre, deciso a fine ottobre invece mirava soprattutto a rafforzare la manovra sul 2006. Occorrerà poi vedere se il «rafforzamento» riuscirà a sedare i dubbi della Commissione europea oppure no.

                  Secondo Visco (Ds) «è noto che ci sono grosse tensioni con Bruxelles e che la maggioranza non vuole andare in campagna elettorale con una censura esplicita della Commissione» (il giudizio sarà pronunciato il 12 gennaio). Altre obiezioni pare riguardino il conteggio degli incassi dai dividendi Eni ed Enel e, ancora, la dismissione degli immobili pubblici. Dato che la situazione dei conti pubblici «è abbastanza drammatica», l’opposizione dichiara che «qualsiasi correzione il governo faccia è benvenuta, purché si tratti di misure strutturali e permanenti».

                    Dal ministero dell’Economia Tremonti fa replicare che alle obiezioni di Bruxelles a cui allude Visco si è posto già rimedio con l’intervento deciso a fine ottobre. In quell’occasione i 6 miliardi da vendite di immobili inseriti dal precedente ministro Siniscalco furono ridotti a un solo miliardo, «obiettivo assolutamente fisiologico e realistico»; e che dei dividendi Eni ed Enel «resta 1 miliardo, di pertinenza della Cassa Depositi e Prestiti». D’altra parte è lo stesso viceministro Vegas ad ammettere nuove obiezioni europee, pur sdrammatizzandole: «Non c’è da saltare sulla sedia perché il rapporto dell’Unione europea dice che c’è un range del deficit tra il 3,8 e il 4,2%».

                      L’incertezza sull’efficacia dei tagli alle spese nasce anche dal fatto che alcuni amministratori locali dichiarano che si rifiuteranno di applicarli. Nell’esperienza del passato, come ha ricordato la missione del Fmi nella sua lettera al governo, i tagli al Fondo sanitario nazionale si sono quasi sempre tradotti in deficit da ripianare a fine anno o in deficit sommersi scaricati sugli anni successivi.