“Finanziaria” L’organizzazione critica l’Italia poi si corregge

29/11/2006
    mercoled� 29 novembre 2006

    Pagina 6 – Primo Piano

      Il suk dei conti pubblici
      L’organizzazione critica l’Italia poi si corregge

        La gaffe
        dell’organismo
        economico

          Retroscena
          Stefano Lepri

          ROMA
          stato un errore materiale, quello dell’Ocse. � stata una gaffe, spiega chi � addentro alle cose, e rivela come si scrivono i rapporti di questa organizzazione internazionale, una specie di ufficio di consulenza dei 30 maggiori Paesi industriali. I testi riguardanti i Paesi membri vengono
          negoziati: formulazioni all’inizio pi� dure vengono attenuate nella versione finale, esattamente come nei suk il venditore chiede all’inizio un prezzo pi� alto per poi contentarsi di meno.

          Il guaio � che, per una svista, nel documento di ieri la correzione
          riguardante l’Italia si era persa per strada, ed � comparsa dopo, nella rettifica uscita da Parigi nel pomeriggio. Chi li conosce, quelli dell’ufficio
          studi dell’Ocse, aggiunge per� che una volont� di distinguersi c’era; per mostrare indipendenza intellettuale, si intendeva dare un giudizio sull’Italia pi� marcatamente critico rispetto a quelli del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea.

          All’Ocse sono molto bravi, osservano i loro critici italiani, sui problemi strutturali delle economie, ma assai meno sulla finanza pubblica, specie quando � cos� intricata come quella italiana; non ne sono esperti quanto i
          loro colleghi sia del Fmi sia della commissione di Bruxelles. � anche questione di numeri: nell’ufficio studi dell’Ocse, che non � particolarmente robusto, ad occuparsi di Italia sono soltanto in due.

          Per caso poi questi due, Alexandra Bibbee e Flavio Padrini, si trovano in Italia adesso, in missione per stilare un nuovo Country Report (Rapporto Paese) tutto dedicato alla nostra economia. E ancora non hanno completato gli incontri con cui aggiorneranno la loro analisi.

            Cos�, nell’indicare il pericolo che minaccia i conti del 2007, l’Ocse
            l’avrebbe cercato – si dice nei palazzi romani – in una direzione sbagliata,
            quella delle entrate fiscali: ovvero le misure antievasione che potrebbero non dare il gettito previsto. Nelle valutazioni che in questi giorni si scambiano tra Tesoro, Banca d’Italia, Isae, come in quelle degli osservatori privati, il pericolo lo si teme casomai dal lato delle spese. Le entrate vanno bene, si ripete, anche sulla scorta degli ultimissimi dati. Non si possono escludere invece brutte sorprese dal lato delle uscite.

            Il problema immediato � quello delle Ferrovie. L’allarme lanciato
            dal nuovo presidente delle Fs, Innocenzo Cipolletta – che � un buon
            economista – lo testimonia. Senza un aumento delle tariffe ferroviarie, o comunque degli introiti aziendali di altra provenienza, le Fs rischiano
            di ritornare sotto una soglia statistica importante, il 50% di entrate �dal mercato� sul totale. Se sono sotto il 50%, Eurostat, l’ente statistico europeo, pu� tornare a includerle nel settore pubblico; dunque le perdite delle Fs andrebbero ad appesantire il conteggio europeo del deficit pubblico.

            Altri rischi vengono dalla spesa sanitaria, dopo il nuovo �buco� scoperto nella regione Lazio. Per di pi� in questo campo, come in altri, resta sempre possibile che il Senato attenui ancora le misure di controllo della spesa. A Bruxelles, per esempio, prevedono che nel 2007 i conti italiani rientreranno nella regola ma si domandano come potr� essere raggiunto
            l’obiettivo di deficit 2008, che � il 2,2% del prodotto lordo. Poich� la
            tendenza � un po’ sotto il 3% nelle cifre di parte italiana, qualcosa sopra
            secondo la Commissione, occorrer� una manovra di almeno 10 miliardi di euro, che non si potr� certo fare sulle entrate, gi� al livello massimo
            di sopportazione del Paese, ma dovr� essere tutta sulle spese.