Finanziaria, l’Italia si ferma il 25 novembre

11/10/2005
    martedì 11 ottobre 2005

    Pagina 13 – Economia&Lavoro

    Finanziaria, l’Italia si ferma il 25 novembre

      Cgil, Cisl e Uil: 4 ore di sciopero. Messaggio a Montezemolo: hai cambiato idea su Sud e competitività?

      di Felicia Masocco/ Roma

        A FINE NOVEMBRE lo sciopero generale contro la Finanziaria, si terrà il 25 e sarà di quattro ore con manifestazioni locali. Lo hanno deciso ieri Cgil, Cisl e Uil riunite in corso d’Italia per oltre sei ore. Sarà uno sciopero contro la manovra che non si preoccupa in alcun modo di tutelare chi sbarca il lunario con stipendio o pensione. Ma sarà anche uno sciopero per sostenere le richieste che i sindacati presenteranno al Parlamento e al governo messe a punto nel corso della riunione fiume delle segreterie unitarie. I sindacati contestano l’impianto della manovra, i tagli pesantissimi ai trasferimenti agli enti locali non possono non tradursi in una riduzione della spesa sociale, senza contare che mancano sostegni all’occupazione, agli investimenti e ai redditi. Come ha detto Guglielmo Epifani «la Finanziaria non si occupa dei problemi veri del paese».

          Il ricorso alla più pesante delle proteste viene posto alla fine di un percorso di iniziative specifiche, sul Mezzogiorno e sul disagio sociale delle fasce più deboli, dai pensionati alle persone non autosufficienti: su questo il 12 novembre si terranno attivi unitari in tutta Italia.

          L’emergenza sociale è infatti uno dei titoli della contro-manovra dei sindacati che chiedono anche il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. Altro capitolo riguarda il Sud e qui non c’è stato molto da discutere visto che un documento siglato da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria dorme in un cassetto da oltre un anno, semplicemente ignorato dal governo come del resto il Mezzogiorno per l’intera legislatura. Le proposte continuano sul fronte fiscale, si reclama la restituzione del fiscal drag, il rinnovo dei contratti pubblici, ma il sostegno ai redditi deve avvenire per i sindacati anche con misure indirette come la lotta al carovita, agli affitti impossibili, alle tariffe più alte d’Europa.

            Ma proprio sul fronte fiscale si è avuta la discussione più accesa, quella che ha allungato i tempi di una riunione per altri versi scontata. Il leader della Uil Luigi Angeletti ha infatti rilanciato la sua proposta di detassare per qualche anno gli aumenti salariali. E lo ha fatto in modo ultimativo. Cgil e Cisl però non sono d’accordo su questo tipo di intervento. Di qui lo stallo di un paio d’ore, una pausa che ha portato Angeletti fuori dalla riunione per un impegno assunto in precedenza e al suo ritorno un lungo confabulare tra i tre leader. «Abbiamo convenuto sulla necessità di una riduzione delle tasse da lavoro dipendente. Su come ridurre, abbiamo opinioni diverse», ha poi spiegato il leader della Uil.

              Il primo appuntamento di questo percorso «classico» nella sua impostazione di mobilitazione e di proposta Cgil Cisl e Uil lo avranno giovedì nelle audizioni parlamentari. Il documento verrà inviato anche al governo. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, invita l’esecutivo ad accoglierlo per evitare uno scontro duro nel paese: «Si tratta di proposte -ha detto- compatibili con i conti pubblici». I sindacati chiedono confronti con gli enti locali, con il terzo settore e con la stessa Confindustria. Viale dell’Astronomia viene chiamato in causa per capire se i documenti firmati in passato su Sud e competitività abbiano ancora un peso per gli industriali oppure se l’aver ottenuto un taglio del costo del lavoro sia ritenuto sufficiente a risollevare le sorti di questo paese. «Chiederemo un incontro perché le ultime valutazioni di Confindustria contraddicono gli impegni presi con noi su Mezzogiorno e politica industriale», ha spiegato Epifani al termine dell’incontro.

                Lo sciopero non era stato ancora proclamato che già il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi si preoccupava ieri della sua riuscita. «Lo sciopero è un errore – ha detto – ma valuteremo il vero dato di adesione».