“Finanziaria” L’Istat: il caro-affitti è una piaga sociale

18/10/2005
    martedì 18 ottobre 2005

      Pagina 8 Politica Economia

      LA FINANZIARIA 2006 PER L’ISTITUTO STATISTICO IL PROBLEMA CASA È STATO UNA DELLE PRIME RAGIONI DELLA CADUTA DEI CONSUMI

        L’Istat: il caro-affitti è una piaga sociale

          Biggeri suggerisce «aiuti pubblici da destinare alle giovani coppie utilizzando le una tantum»

            Stefano Lepri

              ROMA
              Famiglie giovani a basso reddito che vivono in affitto nelle grandi città: questa, secondo l’Istat, è una «area di disagio e vulnerabilità sociale» su cui se possibile dovrebbero essere indirizzati aiuti pubblici. Alla vigilia della discussione sulle «fasce deboli» tra cui ripartire la somma una tantum prevista nella manovra 2006, il presidente dell’istituto statistico, Luigi Biggeri, ha dato questo inatteso suggerimento – non facile da tradurre in misure concrete – alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

                Sono cifre nuove queste dell’Istat, raccolte sapendo che il boom dei prezzi delle case, in vendita e in affitto, è un fenomeno mondiale, in Italia favorito dai bassi tassi dei mutui con l’euro. Da noi come altrove, il boom ha cambiato molto la distribuzione del reddito, favorendo alcuni (i già proprietari), sfavorendo altri (gli inquilini) e spingendo altri ancora a indebitarsi per acquistare, imponendosi rinunce su altri consumi. Se si vuole cercare chi oggi sta peggio di alcuni anni fa, questa è una delle piste. In tutto sono arrivate ad abitare in casa propria 18,6 milioni di famiglie italiane, il 72,9% del totale; e un’altra quota ne gode in usufrutto o gratis.

                  Risulta dunque all’Istat che nel 2004 pagavano l’affitto per la casa dove abitano 4,2 milioni di famiglie italiane, su un totale di 22,8. La spesa media mensile sarebbe stata di 307,75 euro: cifra che senz’altro sembrerà molto bassa a chi vive in una grande città, e a cui forse qualcuno non crederà. Una media più alta, 348,30, si riscontra nelle regioni del Centro, influenzata probabilmente da Roma; nel Nord il canone mensile è 339,61. Gli affittuari sono una minoranza; però tra le famiglie giovani arrivano a un terzo esatto, e la spesa media di 355,34 euro al mese ha assorbito il 17,8% dei loro redditi. Nel 25% più povero della popolazione, l’affitto arriva a portare via il 22,2% del reddito.

                  L’aumento dei prezzi di acquisto e di affitto della casa, rileva Biggeri, «è in atto da alcuni anni»; se tra l’altro si desidera incoraggiare gli italiani ad avere figli, occorre tenere presente che nelle situazioni di oggi le elevate spese per la casa, unite a una maggiore necessità di risparmiare per il futuro a causa delle modifiche al sistema previdenziale, possono scoraggiare le giovani coppie. I tassi bassi hanno spinto molti a contrarre mutui per acquistarla, la casa, ma questo si traduce in oneri ovviamente ancora più pesanti sui redditi, con una media nazionale di 420,03 euro al mese, e punte di 450-460 per i giovani non sposati o sposati senza figli.

                  Impegnate a pagare un mutuo sono quasi 2,2 milioni di famiglie, ovvero il 13,1% tra tutte quelle che vivono in una casa di proprietà; ma come è facile immaginare la percentuale è molto più alta tra le famiglie giovani (ben il 37,7% di quelle con capofamiglia sotto i 35 anni, con una punta del 50% nelel coppie senza figli) e bassissima tra quelle anziane. Anche i mutui, come gli affitti, rivelano valori immobiliari più alti nel Centro, con 462,44 di spesa media mensile per la rata, rispetto al Nord, 428,97.

                  E’ stato il maggior sforzo sopportato negli ultimi anni per l’acquisto della casa uno dei motivi che hanno indotto gli italiani a contenere gli acquisti di beni durevoli. Il calo è iniziato nel 2000; nel 2004 l’Istat rileva una stabilizzazione con alcuni segni di inversione di tendenza, per le automobili (soprattutto usate), le biciclette, i frigoriferi, i videoregistratori. Da un altro studio consegnato alle Camere ieri, sul possesso di beni durevoli tra il 1997 e il 2004, risulta che gli acquisti di automobili avevano cominciato a diminuire nel 1998, quelli di telefonini più tardi, per avvenuta saturazione, perché ormai l’apparecchio ce l’hanno quasi tutti (ce n’è almeno uno nel 72,9% delle famiglie).

                    Nonostante si sia ridotto il ritmo degli acquisti, negli anni considerati dallo studio dell’Istat la diffusione dei beni di consumo durevole tra le famiglie italiane è comunque aumentata. Il condizionatore d’aria, nel 1997 un lusso per pochissimi (6%) ora si trova in una famiglia su cinque, con una puta di rialzo negli acquesti dopo l’estate caldissima del 2003. Più significativa di tutte è la presenza del computer, che nel 1997 era presente nel 17,9% delle case, l’anno scorso nel 40,2%. Il frigorifero risulta che ce l’hanno proprio tutti (99,3%) la televisione e la lavatrice quasi tutti (97% circa); la lavapiatti è salita dal 27,5% delle famiglie nel 1997 al 37,3% del 2004.