Finanziaria, le condizioni di Confindustria

09/10/2002






          (Del 9/10/2002 Sezione: Economia Pag. 18)
          TANZI: DIPENDE TUTTO DAL DISAVANZO.
          PEZZOTTA: SUBITO IL TAVOLO COL GOVERNO
          Finanziaria, le condizioni di Confindustria
          Parisi: via la Dit dal decreto fiscale e Irpeg al 33%, così si ricuce

          ROMA
          Trattative in corso, tra governo e Confindustria, sui possibili emendamenti alla manovra economica 2003. Mentre proseguono (discretamente) i contatti tra Esecutivo e industriali, i tecnici del governo studiano le soluzioni che potrebbero essere utilizzate per venire incontro alle richieste delle parti sociali firmatarie del «Patto per l´Italia». Gli spazi di correzione sono però modesti, come mostra la frenata da parte del ministero dell´Economia (con i sottosegretari Tanzi e il viceministro Baldassarri) sulla ipotizzata riduzione già dal 2003 dell´aliquota Irpeg da 36 al 33% (anziché al 34%). L’Irpeg al 33% – dice il sottosegretario Vito Tanzi – resta l’obiettivo del governo, «ma il timing dipenderà da quello che succede ai conti pubblici. Meglio vanno le cose e più rapidamente ci si avvicinerà al 33%. Credo che la Finanziaria resterà così com’è». Sulla stessa linea c´è Baldassarri, che ricorda come «per quest´anno è stata operata una riduzione dell’aliquota di due punti; arrivare al 33% significa un punto ulteriore». Tuttavia, qualcosa bolle in pentola, come mostra anche l´«apertura» del direttore generale di Confindustria Stefano Parisi, che ieri è andato alla Camera per illustrare l´opinione (ipercritica) degli imprenditori sul decreto fiscale di metà settembre, che ha abolito Dit e SuperDit. Parisi afferma che il governo ancora non ha convocato il tavolo sulla Finanziaria richiesto da Confindustria, Cisl e Uil, ma ai deputati della Commissione Finanze lancia una proposta: togliere l´abolizione della Dit dal decreto fiscale, e «anticipare al primo gennaio 2003 il complesso totale della riforma: quindi Irpeg al 33%, nuovo regime di plusvalenze e consolidato di gruppo». In sostanza, il governo dovrebbe non solo accettare di rinunciare alla stangata sulla tassazione d´impresa, ma varare sin dall´anno prossimo anche il resto della riforma Tremonti, e non solo gli sgravi concessi ai redditi medio-bassi. In questo modo, dice Parisi, «lo strappo causato dal decreto fiscale verrebbe ricucito». Lamentele arrivano anche dalle aziende assicurative dell´Ania, secondo cui il decreto costerà loro 4 miliardi di euro. Pare difficile che l´Esecutivo accetti questi interventi, che costerebbero alle casse dello Stato somme molto rilevanti: eppure, è possibile qualche soluzione di compromesso. Alcune le stanno studiando i deputati di Forza Italia, che vorrebbero anche ripristinare lo sconto fiscale del 36% sulle ristrutturazioni degli immobili. Cisl e Uil – ieri l´appello è stato rilanciato da Savino Pezzotta e Luigi Angeletti – chiedono un incontro urgente al governo sull´applicazione del Patto per l´Italia, a cominciare dal Mezzogiorno. Per adesso il loro giudizio è sospeso, mentre per Guglielmo Epifani, leader Cgil, questa «è la Finanziaria più brutta immaginabile». Sempre a proposito del decreto fiscale, ieri in Commissione Finanze Cgil-Cisl-Uil hanno sparato a zero sul provvedimento: secondo Cgil e Cisl la norma è «anti-costituzionale», intervenendo retroattivamente sulle basi imponibili delle imprese, e dannosa per l´economia. La Uil appunta le sue critiche soprattutto sul taglio del bonus per l´occupazione. Infine, i farmacisti di Federfarma se la prendono con l´intervento sul prontuario dei medicinali: lo sfoltimento operato dal ministero avrà come conseguenza «l´esclusione di alcuni farmaci per malattie importanti». Con una norma nascosta nelle pieghe del testo di legge, «il governo intende escludere dal prontuario farmaci importanti come il fattore VIII per gli emofilici, gli interferoni per i malati di sclerosi multipla e di alcune forme tumorali, l’ormone della crescita, tutti farmaci essenziali e costosi». Per dispensare ai cittadini questi ed altri farmaci le farmacie «non solo non riceveranno alcun compenso, ma addirittura andranno in perdita, acquistando il farmaco a un prezzo maggiore rispetto all’importo che sarebbe loro rimborsato dal Servizio sanitario nazionale».

          r. gi.