“Finanziaria” Lavoro nero e ruolo di Cgil-Cisl-Uil (P.Ichino)

31/10/2006
    marted� 31 ottobre 2006

    Prima Pagina e pagina 38 – Opinioni

    Finanziaria, lavoro nero e ruolo di Cgil-Cisl-Uil

      Il sindacato confessore

        di Pietro Ichino

          Imprenditore, hai peccato contro il diritto del lavoro? Hai finto che i tuoi dipendenti fossero �autonomi�, o �a progetto�, o addirittura li hai tenuti �in nero�, perch� ti costassero molto meno? Ora vai a confessarti; constatato il tuo ravvedimento sincero e operoso, il confessore abilitato ti condoner� per intero le sanzioni e addirittura ti far� uno sconto per i contributi previdenziali omessi in passato: te ne sar� abbuonata met� se hai simulato il lavoro autonomo, un terzo se hai evaso totalmente; forse riuscirai persino a ottenere qualche sconto sui trattamenti futuri; vai e non peccare mai pi�. Questo dicono in sostanza, al di l� di qualche eufemismo e di molti tecnicismi ermetici, gli articoli 177 e 178 del progetto di Finanziaria.

          Ancora un condono, dunque, nonostante tutti i proclami contrari dei mesi scorsi. E questo lascia un po’ l’amaro in bocca; soprattutto a quegli imprenditori che, invece, la legge l’hanno sempre rispettata. Qui, per�, a dire il vero, la politica del padre misericordioso verso il figliuol prodigo non sarebbe sbagliata: il recupero alla legalit� di vaste zone di lavoro irregolare richiede non solo un grande rigore contro i renitenti (di cui al ministro del Lavoro Damiano si pu�, certo, far credito), ma anche molta comprensione e gradualit� verso chi si ravvede; altrimenti, il rischio � che l’aumento brusco dei costi causi la perdita di centinaia di migliaia di occupati. Una perplessit� grave sorge semmai l� dove la norma individua il confessore abilitato a ricevere l’imprenditore pentito, a concordare con lui i termini del ravvedimento, a graziarlo delle sanzioni per il peccato commesso e persino a negoziare una riduzione del suo debito contributivo, in deroga a norme altrimenti inderogabili. Il progetto di Finanziaria usa a questo proposito una formula un po’ barocca, tratta dal pi� puro legal-sindacalese: il ravvedimento, con i benefici che ne conseguono, deve essere negoziato �con le organizzazioni sindacali aderenti alle associazioni nazionali comparativamente maggiormente rappresentative�; ma per gli addetti ai lavori l’espressione � chiarissima: vuol dire Cgil, Cisl e Uil.

          Un primo grave dubbio, qui, concerne l’ammissibilit� costituzionale di un condono di sanzioni pubbliche condizionato all’accordo con soggetti privati, quali sono i sindacati (basti pensare al rischio dell’accordo simoniaco: il rischio, cio�, che il confessore subordini il condono al pagamento di una congrua decima alla parrocchia). Ma la perplessit� maggiore riguarda il consolidarsi, con una norma come questa, di un sistema di relazioni sindacali non veramente pluralista: un sistema nel quale nessuna scelta incisiva pu� essere compiuta se non unitariamente dalle tre confederazioni maggiori, e comunque solo da queste. Anche perch� ci sono molti buoni motivi per ritenere che una parte rilevante di responsabilit� per la diffusione del lavoro irregolare, soprattutto nel Mezzogiorno, vada imputata proprio alla strategia fin qui sostenuta con maggior forza dalla Cgil, ferreamente contraria a qualsiasi adattamento territoriale degli standard nazionali di trattamento.

          Fino a oggi Cisl e Uil, con maggiore o minore convinzione, hanno di fatto sempre seguito la Cgil su questo terreno, anche perch� non possono fare diversamente.

          Nel contesto attuale, in mancanza di un meccanismo di accertamento della rappresentativit� dei diversi sindacati ai vari livelli, � di fatto impossibile sperimentare strategie sindacali e di contrattazione collettiva nuove, se esse non sono condivise dalle tre confederazioni maggiori. Una norma del tipo di quella contenuta nel progetto di Finanziaria sancirebbe anche formalmente questa impossibilit�. Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti si rendono conto del pregiudizio che ne deriva per l’autonomia delle loro confederazioni? Una norma come questa, inoltre, ridurrebbe la nuova Ugl guidata da Renata Polverini al ruolo di irrilevante comparsa, impedendole, per esempio, di proporsi nel Mezzogiorno come portatrice di linee d’azione diverse da quelle tradizionali; anche l’Ugl non ha nulla da dire a questo proposito?

          La grave difficolt�, non solo di ordine costituzionale, contro cui si scontra questo tentativo del governo di sollecitare politiche sindacali nuove e pi� articolate, in un mercato del lavoro sempre pi� disomogeneo, nasce dalla perdurante incapacit� del nostro sistema di relazioni industriali di darsi una disciplina organica della rappresentanza e della contrattazione collettiva; e dall’impossibilit�, quindi, di selezionare in modo costituzionalmente corretto la coalizione sindacale di volta in volta abilitata a contrattare con effetti generali al livello nazionale, ma anche a quello regionale o aziendale, qui eventualmente discostandosi dagli standard stabiliti nei contratti collettivi nazionali, sperimentando modelli nuovi. Finch� questo nodo non sar� stato sciolto, il nostro sistema di relazioni sindacali non sar� un sistema veramente pluralista; e non potr� esserci un vero e fecondo confronto tra modelli diversi di sindacalismo e di politica del lavoro.

          Che cosa aspetta il ministro Damiano a prendere un’iniziativa decisa su questo terreno, che porti finalmente – dopo anni di discorsi inconcludenti – a una riforma seria della rappresentanza sindacale e della contrattazione collettiva?