“Finanziaria” La Ue contesta la manovra

03/10/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
234, pag. 5 del 3/10/2003
di Giampiero Di Santo

Finanziaria
Sono negativi i primi giudizi espressi dalla Commissione europea e dalla Bce.

La Ue contesta la manovra

Solbes: troppe una tantum, conti ad alto rischio

Troppe una tantum, che mettono in pericolo gli equilibri di bilancio nel presente e nel futuro. E un pericoloso oscillare del rapporto tra deficit e pil intorno alla soglia proibita del 3%. È arrivato così ieri, proprio nel giorno in cui il governo ha depositato in commissione bilancio di palazzo Madama il decretone che accompagna la Finanziaria 2004, il primo giudizio negativo della Commissione Ue e della Banca centrale europea sulla manovra da 16 miliardi messa a punto dal ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Un verdetto abbastanza negativo emesso in contemporanea dal commissario Ue per gli affari economici e monetari, Pedro Solbes, e dal presidente uscente della Bce, Wim Duisenberg, e dunque ancora più preoccupante in vista della trattativa che l’Italia dovrà sostenere per fare accettare a Bruxelles l’idea di una riduzione del deficit 2004 pari allo 0,3% del pil anziché dello 0,5%. I rilievi mossi da Solbes e Duisenberg, del resto, sono piuttosto severi. ´L’affidamento a misure una tantum è ancora molto ampio (10,5 miliardi, ndr)’, ha detto Solbes. ´Il miglioramento della posizione di bilancio è solo marginale quest’anno, e il prossimo anno, secondo il piano del governo, sarà poco sotto lo 0,5% dell’obiettivo di pil indicato dal consiglio dei ministri. Ciò costituisce motivo di particolare preoccupazione in presenza di un debito molto alto in rapporto al pil’. Un concetto rafforzato da Duisenberg, che nel corso della sua ultima conferenza stampa come timoniere della Bce ha inserito l’Italia nella lista dei ´paesi che corrono seri rischi di presentare nel 2004 forti squilibri di bilancio’. Solbes, comunque, ha definito incoraggiante il fatto che con la Finanziaria e con il decreto fiscale l’Italia riuscirà a contenere il deficit al di sotto del 3% nel 2003 e nel 2004.

Ieri, comunque, la giornata della manovra è stata contrassegnata dal nuovo giallo sul decreto fiscale che contiene tutte le misure di entrata e buona parte di quelle per rilanciare lo sviluppo. Il provvedimento, fino alle prime ore del pomeriggio, non era stato ancora consegnato alla commissione bilancio del senato e si era sparsa la voce che dovesse tornare oggi in consiglio dei ministri per un nuovo via libera necessario dopo le ultime correzioni a quello approvato lunedì. Ma è stato il ministro per i rapporti con il parlamento, Carlo Giovanardi, ad annunciare l’avvenuto deposito, mentre il sottosegretario all’economia, Giuseppe Vegas, ha smentito l’eventualità di correzioni. ´Il decreto è questo e non mi risultano modifiche che verranno apportate dal consiglio dei ministri di domani (oggi per chi legge, ndr)’. Ma da Taormina, dove è intervenuto al congresso dei ragionieri commercialisti, il ministro delle politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, ha fatto capire chiaramente che invece le modifiche al concordato preventivo per le pmi richieste dai professionisti potrebbero davvero essere introdotte nel decreto, magari con un emendamento da presentare in sede di conversione in legge.

Dal concordato, del resto, il governo attende incassi per 3,6 miliardi di euro (e una riduzione di gettito pari a 162 milioni di euro nel 2006), mentre la proroga dei termini del condono provocherà un saldo negativo per 872 milioni di euro alla fine di quest’anno, che sarà recuperato nel 2004 (498 milioni) e 2005 (374 milioni).

Al di là dei prossimi interventi, comunque, ieri il senato ha approvato la risoluzione di maggioranza sulla nota di aggiornamento del Documento di programmazione economica e finanziaria. Il testo impegna il governo a ´operare affinché le politiche di riforme strutturali da intraprendere siano orientate al rilancio dello sviluppo e dell’occupazione, garantendo così una migliore protezione degli strati più deboli della società’. Anche Montecitorio ha detto sì con 276 voti favorevoli e 9 contrari la variazione al Dpef.

Ma l’opposizione ieri ha contestato la presentazione del decreto legge che accompagna la manovra. Enrico Morando, capogruppo dei Ds in commissione bilancio, ha sostenuto che il provvedimento non risponde ai requisiti costituzionali di necessità e urgenza.

E ha sollecitato il presidente dell’assemblea di palazzo Madama, Marcello Pera, a modificare il calendario dei lavori per consentire alla commissione bilancio di valutare la copertura finanziaria delle misure.