“Finanziaria” La schizofrenia dei numeri nasconde la verità

19/10/2006
    gioved� 19 ottobre 2006

    Pagina 5 - inserto economico

      FINANZIARIA 1. QUELLA STRANA DIFFERENZA TRA SALDO E INDEBITAMENTO

        Di Gianfranco Polillo

          La schizofrenia dei numeri nasconde la verit�
          Il deficit si riduce ma in realt� la spesa pubblica aumenta. E aumentando i contributi si rischia d’inquinare la discussione sull’et� pensionabile

            Pi� si scava nei numeri della “Finanziaria” e pi� emergono le contraddizioni nell’impianto complessivo della manovra. L’ultima, in questi ultimissimi giorni, l’ha messa in luce il Servizio bilancio della Camera, dimostrando come l’intervento governativo vada ben oltre quella fatidica soglia di 33,4 miliardi di euro. Che succede, nei conti pubblici italiani?

            Per capire, occorre non perdere di vista due grandezze fondamentali. Quella del saldo netto da finanziare e quella dell’indebitamento. La prima, nella costruzione barocca delle procedure parlamentari, � scritta sulle tavole della legge. Rappresenta cio� il saldo da cui non � possibile derogare, indicato nell’articolo 1. Votato all’inizio della discussione, per evitare possibili sfondamenti dai successivi emendamenti, che sono ammessi solo se non comportano ulteriori spese. La seconda cifra � invece misteriosa. Il risultato di stime, eseguite dalla Ragioneria generale, sulla base di principi concordati sotto l’occhiuta vigilanza di Eurostat. Logica vorrebbe che tra queste due grandezze vi fosse una convergenza, seppure tendenziale. Come sempre � avvenuto. Sempre: ma non questa volta.

            I saldi della finanziaria ci dicono infatti che mentre l’indebitamento si riduce di 14,5 miliardi, secondo i calcoli dell’Ufficio del bilancio, contribuendo cos� ad un’effettiva correzione nel segno di Maastricht; il saldo netto da finanziare peggiora di ben 26,4 miliardi di euro. Insomma con una mano si riduce il deficit, con l’altra si aumenta, in una prospettiva decisamente schizofrenica. Situazione inquietante. Lo � maggiormente se si considera che, per la prima volta dopo lunghi anni, il bilancio dello Stato, prima della manovra presentata da Padoa-Schioppa, presentava non un deficit, ma un surplus di circa 4 miliardi. Merito soprattutto dell’aumento spontaneo delle entrate e, sebbene in misura di gran lunga inferiore, del decreto legge Visco-Bersani che avevano portato nelle casse dello Stato circa 30 miliardi.

            Come giustificare la schizofrenia? Ridotta all’osso, la spiegazione � semplice. Il governo aumenta la sua capacit� di spesa, mentre scarica il costo del risanamento al di fuori del suo perimetro d’azione. Lo fa alimentando mille rivoli (dal cinema, alle palestre, ai frigoriferi e cos� via) necessari soprattutto per sostenere l’azione di ciascun ministro. Il quale ha le sue belle beghe da pelare con segmenti del proprio elettorato, che richiedono almeno di avere qualcosa di sinistra. Si spiegano cos� le mille stravaganze messe in luce da un economista come Roberto Perotti, che non pu� essere certo accusato di collusione con il nemico. Perch� facente parte di quella schiera di “economisti indipendenti” contro cui si abbattono gli strali di Eugenio Scalfari. Il risultato di questa scelta rischia di essere devastante. Tra il ’96 ed il 2004 la spesa delle amministrazioni centrali, seppur con alti e bassi, era diminuita di circa 2 punti di Pil, mentre quella degli enti locali era cresciuta di 2,7. Oggi la manovra rischia di invertire questa tendenza e di sommare alle maggiori spese di Regioni, Province e Comuni, quella dello Stato centrale.

              L’indebitamento comunque si riduce. E’ vero. Ma su una correzione di oltre 14 miliardi, ben il 75 per cento (oltre 10 miliardi) deriva dagli aumenti dei contributi sociali (compreso il trasferimento del Tfr), che affluiranno nelle casse dell’Inps. E solo attraverso questa via daranno sollievo ai disastrati conti pubblici italiani. Una scelta giusta? Ne dubitiamo. Il Governo ha rinviato ad un domani migliore la riforma della previdenza. Esiste poi un protocollo, siglato con le organizzazioni sindacali, che si muove nella stessa direzione. Il nodo della previdenza pu� essere sciolto in due modi distinti. Si pu� allungare la permanenza nel lavoro, approfittando dell’allungamento della vita media di ciascuno di noi. Si possono, al contrario, aumentare i contributi. Fare l’uno e l’altro risulta alquanto contraddittorio, perch� questa seconda scelta peser� nel successivo confronto – sempre che si faccia – con le forze sociali. E’ vero che la decisione di aumentare il contributo a carico dei lavoratori autonomi viene incontro a un’antica richiesta sindacale. Ma � anche vero che i lavoratori dipendenti sono stati chiamati a fare la loro parte, con un sacrificio (circa 1 miliardo) equivalente. Che rischia di trasformarsi in un alibi per rinviare ogni successivo ulteriore intervento.