“Finanziaria” La nuova classe dei 70mila euro (A.Statera)

28/09/2006
    gioved� 28 settembre 2006

      Pagina 1 e 4 – Interni

      l’analisi
      redditi e tasse

      La nuova classe dei 70mila euro

      Aliquote pi� alte, mossa che tradisce le promesse

        Uno studio di Bankitalia stima che il 10% delle famiglie dispone del 40% della ricchezza nazionale. Sono 55.733 i contribuenti oltre i 200 mila euro
        Tremila euro netti al mese: � davvero questa la soglia della ricchezza?
        Ma la disputa sul 43 o 45% lascia indisturbato il popolo degli evasori

          Alberto Statera

            IL PROBLEMA � ridefinire la �collar line�, come si diceva in epoca fordista, pensando ai colletti blu e ai colletti bianchi, alla classe operaia e al ceto medio.

            Dove finisce oggi in Italia il proletariato e dove comincia la classe media? Dove la borghesia, o la post-borghesia, ormai ricchissima e inafferrabile? Per Prodi, Visco e Padoa-Schioppa, nel paese in cui le statistiche fiscali sono come il regno dell�occulto, si gioca su questo discrimine la partita chiave.

            Per loro, per il centrosinistra, per l�Ulivo e per il Partito Democratico, se mai verr�. E per l�archiviazione o la rinascita del centrodestra convertito ai girotondi.

            CENTRODESTRA che Giulio Tremonti d� gi� in rimonta elettorale per effetto dell�inestinguibile ansia �draculesca�, di �vendetta sociale� dei nuovi governanti nei confronti dei coccolati ceti medi berlusconiani.

            Settantamila euro lordi all�anno, diciamo all�ingrosso 3 mila euro netti al mese. Di questo si parla. E� forse settantamila euro la soglia della ricchezza nel paese a pi� alta concentrazione di Suv e Porsche (quasi novemila auto di superlusso vendute in un anno), di barche oltre i dodici metri di lunghezza (65 mila), di immobili di lusso (875 mila censiti)? Pu� dirsi ricco chi porta a casa 3 mila euro e che a Milano o a Roma ne paga 1.200 per un appartamento in semiperiferia, quaranta per una pizza e una birra, e se � un contribuente fedele non possiede certo il posto barca a Porto Rotondo? E comunque � lui che merita un aggravio dell�aliquota marginale al 43 per cento o al 45, come vorrebbe il ministro rifondazionista Paolo Ferrero? O c�� ben altro da grattare, al di l� della �statistica della damigiana�, che recita: il collo � stretto, la base � larga.

            Statistiche maledette. Questi ministri, a cominciare da quelli della sinistra radicale, magari visitano i centri sociali, ma hanno come una topografia astigmatica di questo paese, del meticciarsi delle classi sociali, di una societ� che rischia la scomparsa dei ceti medi o, al contrario, come dice Giuseppe De Rita, la �cetimezzazione�, naturalmente verso il basso, visto che la possibilit� di innalzare realmente la propria condizione riguarda ormai soltanto la classe �borghese imprenditoriale�.

            L�economista americano Neal H. Rosenthal si chiedeva gi� qualche tempo fa se non fosse iniziata in tutto il mondo industrializzato e globalizzato la scomparsa del ceto medio, che ha caratterizzato il ventesimo secolo, con una polarizzazione dei redditi, con la creazione di una grande massa di arricchiti, e di un immenso sottoproletariato, con il progressivo assottigliamento della �middle class�. E Rudi Dornbush pubblicava Bye bye middle class, ceto medio comodo e pigro, non pi� protetto dal welfare e destinato all�estinzione. Solo poveri e extraricchi.

            Settantamila euro sembra essere la �collar line� del governo che dice: ma in fondo che volete? Colpiamo soltanto poco pi� dell�1 per cento della popolazione italiana, sono questi che hanno un reddito oltre i 70 mila euro, tutti gli altri stanno sotto e noi li agevoliamo, fino a 40 mila.

            Maledette statistiche. E tutti quegli ignoti – svariati milioni – che stanno sopra, ma molto, molto sopra? Tutti quelli che a Roma, a Milano o a Venezia possono acquistare senza batter ciglio case da 12 mila euro al metro quadrato, pi� di trentamila in un anno non a prezzi veri ma a prezzi ad uso del fisco, in un mercato in cui la �bolla speculativa� non si sgonfia mai?

            Per stare alle care che il viceministro Vincenzo Visco ha sul tavolo, soltanto 55.733 individui hanno in Italia un reddito lordo superiore ai 200 mila euro, che sembrano tanti, ma a spanne significano 8 mila euro netti al mese o poco pi�. Niente male, naturalmente, ma all�incirca ci� che costa il mutuo per una casa di 150 metri al centro di una grande citt�, un�auto di lusso, una domestica filippina e qualche serata al ristorante. Cio� non molto di pi� dell�esercizio degli stili di vita che una volta erano riservati alla borghesia e che oggi appartengono alla nuova �middle class� che resiste tra tanti nuovi poveri. Se questa � la ricchezza… Per valutarla sul serio ci soccorre, per fortuna, uno studio di Luigi Cannari e Giovanni D�Alessio, dirigenti del Servizio Studi della Banca d�Italia, i quali hanno calcolato che dodici famiglie italiane dispongono di pi� di un miliardo di dollari, come dire all�incirca duemila miliardi di ex lire, pari alla ricchezza complessiva di tre milioni e mezzo di famiglie povere, per un totale, aggiornato al 2005, di 53,2 miliardi di dollari. Centonovantamila famiglie hanno un patrimonio finanziario superiore al milione di dollari, per un totale di 415 miliardi di dollari, 702 mila hanno pi� di mezzo milione di dollari, naturalmente solo di attivit� finanziarie. Ma non sono questi, i picchi, i dati pi� interessanti, sono quelli che rivelano come il 10 per cento delle famiglie pi� ricche possegga oltre il 40 per cento della ricchezza nazionale, mentre il 10 per cento delle pi� povere ne possiede lo 0,3 per cento.

            Nessuno ce l�ha con i ricchi, per carit�, le diseguaglianze sono spesso risultato dei meriti di ciascuno, delle capacit� e dell�impegno individuali. Ma si d� il caso che una delle principali fonti di ricchezza in Italia sia l�evasione fiscale, soprattutto del lavoro indipendente, pari al 28,1 per cento degli occupati. Se per il lavoro dipendente l�evasione � stimata nel 10 per cento, per i redditi di lavoro autonomo si sale fino al 55 per cento. Per cui quelli che riescono a evadere sono pi� ricchi del 20 per cento rispetto a quelli che pagano tutto, secondo la stima di Cannari e D�Alessio. Allora, siamo sicuri che la questione sia semplicemente di aliquote? Del 43 o del 45 per cento per medi redditieri da 70 mila euro? O la questione va piuttosto vista con una prospettiva diversa, quella della lotta vera all�evasione – slogan ormai un po� logoro – che il centrosinistra aveva promesso molte volte in campagna elettorale per bocca di Prodi? Poi c��, se vogliamo, una questione di politica e di comunicazione politica. Ma come? Tutta la campagna elettorale di Berlusconi e Tremonti era stata fatta sullo slogan �metteranno le mani nelle tasche degli italiani�, compiranno una �vendetta sociale�. Come dargli ragione adesso se non aumentando l�aliquota sui medi redditieri da 70 mila euro? Come non dare agli italiani l�idea che il primo provvedimento comprensibile da tutti � quello di mettere, per l�appunto, le mani in tasca a un ceto di mezzo, n� capitalisti n� proletari, che – a dispetto delle maledette statistiche – � un po� il tessuto connettivo della societ�? Non la caccia al ricco, n� al grande evasore, ma la caccia a quel che resta del ceto medio.

            �Una scelta puramente ideologica, una bandierina che non produrrebbe risultati e un segnale politico sbagliato�, secondo l�ex ministro e responsabile economico della Margherita Tiziano Treu. Il �de profundis� per la ricucitura del centrosinistra col Nord, tentata da Enrico Letta e Pierluigi Bersani, secondo il direttore della Fondazione Nordest Daniele Marini.

              Ultime ore per la Finanziaria. Chiss� che Prodi, Padoa Schioppa e Visco non le dedichino a definire un po� meglio dove collocare la loro �collar line�.