“Finanziaria” La finanza creativa torna nel mirino dell’Ue

28/09/2005
    mercoledì 28 settembre 2005

    ESCAMOTAGE PER FINANZIARE LE SPESE TRANSITORIE ALLO STUDIO MISURE NON PERMANENTI

      E la finanza creativa torna nel mirino dell’Ue

      Stefano Lepri
      ROMA

        Vendite di beni immobili o mobili a enti che sulla carta non sono pubblici, pagamenti per concessioni, cartolarizzazioni: se ne riparla, per cifre ingenti. «La finanza creativa non l’ho inventata io – sostenne sei mesi fa Giulio Tremonti – perché c’era già, tanto in Europa quanto in Italia». Replicava a Domenico Siniscalco che aveva appena dichiarato «chiusa quell’epoca»; benché poi, come un fiume carsico, misure tipicamente creative tipo la cessione delle strade dell’Anas abbiano continuato a riaffiorare fin nelle ultime settimane passate dal professore torinese al ministero dell’Economia.

          Ritorna, la finanza creativa, che si era concordato con la Commissione europea e con l’Ecofin di abbandonare, grazie a un razionale inghippo. Non tutte le nuove spese da coprire con la manovra 2006 cifrata in 22,5 miliardi saranno permanenti, come gli sgravi fiscali e gli aumenti alle pensioni, che vanno finanziate con tagli alle spese permanenti; una parte sarà transitoria (per riavviare lo sviluppo dirà il governo, elettoralistiche ribatterà l’opposizione) e le spese una tantum possono essere finanziate con misure una tantum, dunque essenzialmente con la finanza creativa. L’Europa tollererà. Un’idea di Tremonti? Secondo alcuni già la bozza Siniscalco si muoveva in quella direzione.

            Si ricomincia, forse cambiando nome, perché si può dire «one-off» (che sarebbe una tantum in inglese) o anche «one-shot»; cercando di insinuarsi con fantasia tra i paletti di divieto già piantati da Eurostat, l’Ente statistico europeo. O meglio non si era fatto in tempo a smettere, perché ancora nella finanziaria 2005 di misure creative ce n’erano, come spostare a dicembre versamenti fiscali prima dovuti nel gennaio successivo, costo modesto per le banche a cui quest’onere veniva affibbiato, effetto significativo in termini di scrittura del bilancio annuale: ed Eurostat bocciò.

              C’era già la finanza creativa in Italia, fin dagli anni ‘80: invece di stanziare una somma per l’investimento X, si autorizzava l’ente incaricato di attuarlo a indebitarsi con le banche, garantendogli però che lo Stato avrebbe corrisposto in tutto o in parte gli interessi: insomma si spendeva a debito, però senza accrescere quello che ufficialmente veniva computato come debito pubblico. C’era già in Europa, tanto che il deficit francese rispettò il 3% di Maastricht nel cruciale 1997 grazie all’assorbimento del fondo pensioni della France Télécom, controbilanciato dall’impegno dello Stato a pagare quelle pensioni in futuro. Ma in quantità l’Italia ha superato tutti.

                Resta tuttora un gran fermento di questi trucchi con cui governi e Parlamenti tentano di spendere senza contare le spese o di ridurre il deficit senza togliere nulla a nessuno. Eurostat ha rimesso in discussione l’altro giorno un gioco di prestigio fatto dal governo tedesco, a imitazione di quello francese, pure con la contabilità pensionistica di aziende a partecipazione statale come Deutsche Telekom e Deutsche Post. Qualche mese fa gli uffici di Eurostat, sede a Lussemburgo, avevano cassato l’espediente italiano di fare investimenti pubblici senza conteggiarli tra le spese pubbliche, attraverso la Infrastrutture SpA, detta in breve Ispa.

                  Invece gli sgravi fiscali a imprese e famiglie, misure permanenti, dovranno secondo gli accordi europei essere finanziati con misure ugualmente permanenti. Qui sta il punto: perché da quanto detto ieri sera a enti locali e parti sociali, si tratterà di maggiori entrate da recupero dell’evasione fiscale, di cui una sola precisata, il passaggio allo Stato delle esattorie. Nelle settimane scorse anche voci del governo, come il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri avevano consigliato di non vendere la pelle dell’orso (evasore) prima di averlo ammazzato; e la Commissione europea ha già detto che studierà con attenzione le misure che saranno escogitate da questo altro tipo di creatività.