“Finanziaria” La concertazione non si improvvisa (P.P.Baretta)

28/09/2006
    gioved� 28 settembre 2006

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      FINANZIARIA. PRONTI AD APRIRE LA STAGIONE DI RIFORME

        La concertazione non si improvvisa

          di Pier Paolo Baretta
          Segretario generale aggiunto della Cisl

            Mancano poche ore al varo della Finanziaria 2007 e, come succede in questi casi, si accavallano voci, ipotesi, smentite. La oggettiva complessit� della manovra, le difficolt� politiche della maggioranza e le molteplici esigenze delle parti sociali, si riversano tutte insieme a complicare le decisioni. � un rito mediatico, ma anche il test dei problemi in discussione e delle sensibilit� in campo. Sar� utile, nei prossimi mesi, prima degli appuntamenti del 2007, del Dpef, riflettere su questa “commedia dell’arte” nella quale sul copione prevale la improvvisazione degli attori. E, come in quel genere teatrale, l’abilit� maggiore sembra consistere nel rispondere a tono, senza perdere la battuta. Come sar� utile ripensare al ruolo eccessivo che questo strumento di governo sta assumendo. Nella Finanziaria si assorbe tutto: l’emergenza e le riforme; le grandi opere e le piccole prebende. La normale attivit� parlamentare e sociale rischia di essere schiacciata in un unico evento catartico delle sorti generali. Non c’� dubbio che bisogna tenere insieme le scelte quotidiane e quelle strategiche. Come abbiamo detto, un po’ tutti, una Finanziaria di… “risanamento, sviluppo, equit�”. Non pu� che essere cos�, ma non pu� essere questo l’unico momento nel quale si compiono scelte strategiche. La presenza di un deficit pubblico insostenibile rende plausibile il concentrarsi delle decisioni esclusivamente in rapporto alla manovra finanziaria, ma bisogna uscire da questa trappola. Bisogna davvero dover scegliere tra finanziare la ricerca e la innovazione e mettere i ticket sulla diagnostica, tra fare o non fare il contratto del pubblico impiego? Il tema, dunque, oltre all’utilizzo esasperato dello strumento, �, anche, la difficile scelta delle priorit�. I programmi elettorali sono sempre sovrabbondanti e non aiutano. Le differenze interne alle coalizioni altrettanto. La concertazione pu� risolvere il problema, ma va adottata come una politica convinta e costante e non come una scelta tattica tardiva. In questo momento un po’ di concertazione si sta facendo, e qualche effetto lo si vede, ma si � aspettato troppo. E questo ritardo si paga. Lo si vede dalle notizie su pesanti tagli alla scuola e al pubblico impiego in generale. E, difficile pensare che una seria discussione sulla riforma della pubblica amministrazione (che va oltre lo spazio ed i tempi della Finanziaria) si possa realizzare sull’onda dei tagli e del mancato rinnovo contrattuale. Quando parliamo di mobilit� contrattata, di assetti contrattuali da ridefinire, di piano organico di modernizzazione, mettiamo in campo una disponibilit� che mal si concilia col taglio degli insegnanti di sostegno…

            Lo stesso vale per le pensioni. La strada che si sta delineando, da noi fortemente voluta, di distinguere nettamente le misure in finanziaria dalla discussione sulla sostenibilit� complessiva del sistema previdenziale che va fatta a s�, � la migliore. Va in questa direzione l’ipotesi di un memorandum che fissa la reciproca disponibilit� a discutere, nei primi mesi del 2007, sulla base di una scaletta di questioni, senza prefigurare le soluzioni tecniche. La pi� rilevante di queste questioni � la novit� demografica. L’attesa di vita cresce, fortunatamente, molto ed il nostro paese ne detiene il record. Con essa cresce la flessibilit� del mercato del lavoro che espone i giovani ad opportunit� e disagi inediti. � il ciclo di vita che cambia e con esso la societ� e il welfare. Ridiscutere di pensioni, dunque, � interesse del sindacato. Come dare una prospettiva previdenziale ai giovani e ai pensionati, ovvero come assicurare la sostenibilit� sociale del sistema pensionistico, non �, ovviamente, disgiunto dal ridiscutere di come si assicura la sostenibilit� finanziaria. Nella manovra si possono avviare alcuni interventi tesi a ridurre le differenze nei contributi, lasciando al subito dopo le questioni di struttura. Diverso il caso del cuneo fiscale. La urgenza del suo avvio � evidente: la “ripresina” fa attestare il nostro Pil tra l’1,5 e il 2%. � un dato importante che va consolidato subito ed il cuneo, se ben orientato e selezionato, pu� servire allo scopo. L’intervento sull’Irap pone l’annoso problema del finanziameneto della sanit�, ma � anche la strada pi� facilmente percorribile per dare il cuneo alle imprese. Si � fatta strada, giustamente, la idea di una ripartizione consistente. La proposta di suddividere tra il 60% alle imprese e il 40% al lavoro � accettabile se la parte per il lavoro � certa e misurabile attraverso appositi interventi fiscali. Il dibattito sulle aliquote, qualsiasi sia l’esito (un ripristino della progressivit�, per�, � indispensabile!) distribuisce il beneficio per tutti, ma il cuneo, non dimentichiamolo, � proprio delle imprese e del lavoro dipendente. Dunque, ripristinare le detrazioni per il lavoro dipendente e portare ad almeno 7500 la tassa esente anche per i pensionati sono due misure decisive per dare un segno inequivocabile della direzione di marcia che bisogna intraprendere. Tutto questo pu� essere realizzato, pur nelle ristrettezze del bilancio, se si modifica il secondo modulo della riforma fiscale adottata dal precedente governo. Come si ricorder�, la sua iniquit� era evidente. Non si tratta di abolirlo (n� di abbassare sotto il 23% la prima aliquota: costerebbe tanto e distribuirebbe poco), quanto di introdurre una nuova aliquota sotto quella attuale del 33%. Infatti, il 90% e pi� dei contribuenti si trova collocato sotto i 30 mila euro e il 55% sotto i 40 mila. In tal modo si premierebbero i redditi bassi e medio bassi. Anche sulla famiglia serve un segnale e il pi� concreto e rappresentato da una imposta negativa. Intervento sugli assegni famigliari. Dalle notizie non emerge, invece, nulla a favore degli incapienti per i quali andrebbe introdotta un’imposta che bisogna intraprendere. Sarebbe un peccato, perch� sono i pi� svantaggiati.

              Poche ore ancora, ma decisive. La qualit� della manovra finanziaria � il primo test vero del nuovo governo sul terreno economico e sociale. Ma anche la condizione perch� oltre la emergenza di queste settimana si apra una vera stagione di riforme.