Finanziaria: il tavolo di Berlusconi va in pezzi

31/10/2002



  Economia




31.10.2002
Finanziaria: il tavolo di Berlusconi va in pezzi.

Cgil, Cna e Confesercenti se ne vanno. Billè su Tremonti: non so se mangerà il panettone. D’Amato e Pezzotta contenti
di 
b. di g.


 Il governo Berlusconi accontenta solo Confindustria, Cisl e Uil. E gli altri? Escono tutti scontenti dal tavolo a Palazzo Chigi dove l’esecutivo ha presentato il maxi-emendamento (si fa per dire) alla Finanziaria che oggi andrà all’esame del consiglio dei ministri e lunedì sarà presentato in aula a Montecitorio. Tutti (meno, naturalmente, gli «amici») sollevano a quel tavolo la questione di metodo. Non va giù a nessuno arrivare a giochi fatti: né ai commercianti di Confcommercio e Confesercenti, né ai sindacati autonomi dell’Ugl, né agli artigiani, né agli agricoltori. Men che meno alla Cgil, che non accetta lo strapuntino offerto dall’esecutivo. La confederazione guidata da Guglielmo Epifani abbandona il tavolo sia per motivi di metodo che di merito. Ed anche a seguito del messaggio – neanche tanto velato – inviato a inizio seduta dal premier, il quale con una barzelletta (ma che si ride, verrebbe da dire con Moretti) ha fatto capire alla Cgil di essere un ospite indesiderato. «Non contavo su di voi», ha detto all’indirizzo dei segretari confederali Paolo Nerozzi e Marigia Maulucci che guidavano la delegazione. Non che gli altri partecipanti siano stati trattati molto meglio. Durante l’intervento di Marco Venturi (Confesercenti) praticamente nessuno prestava attenzione, tanto che il sottosegretario Gianni Letta ha dovuto richiamare all’ordine i presenti.
Il fatto è che il grosso era stato già deciso all’incontro «trilaterale» (Confindustria-governo-Cisl e Uil) di martedì all’Economia, quindi che necessità c’era di ascoltare Venturi? L’episodio di martedì «non offende la Cgil, ma il ruolo del governo, la sua credibilità, la sua serietà istituzionale», dichiara Epifani. Lì gli industriali hanno strappato con le unghie e con i denti il rifinanziamento della 488 fino al 2005 (nel 2006 interverrà una riforma europea) con il vecchio metodo degli incentivi a fondo perduto che valgono anche per interventi analoghi come i patti territoriali. Per il resto rimane il sistema del 50% a fondo perduto e altrettanto in forma di prestito agevolato a lungo termine (non viene cancellato l’artiucolo 37). Il provvedimento sulla 488 è l’unico punto su cui anche la Cgil vede un passo avanti, ma manca comunque per Corso d’Italia una vera politica per il Mezzogiorno, visto che si sono ripristinate in parte e in modo sbagliato vecchie misure. Vengono infatti reintrodotti i bonus per l’occupazione e per gli investimenti, ma con «paletti» talmente stretti da rendere le misure inefficaci.
E non solo: anche le risorse sembrano assai ridotte. Senza contare il fatto che non si è chiarito come il governo intenda coprire queste spese, che Savino Pezzotta (Cisl) valuta in 500 milioni di euro. Per il Mezzogiorno, poi, resta comunque in piedi il fondo unico (quello che non piace a Antonio Marzano, che è rimasto muto per tutto l’incontro) regolato secondo quanto prevede l’articolo 34. Con qualche novità che piace molto alla Uil, cioè la possibilità di un pre-incontro con le parti sociali prima che il Cipe decida destinazioni e risorse degli stanziamenti.
Soddisfazione in casa Confindustriale. «Sul sud si è fatto un positivo passo avanti», dichiara all’uscita Antonio D’Amato. Come un marchingegno ad orologeria «rimbalzano» le reazioni positive di Cisl («Il Patto è stato rispettato», dice Pezzotta) e Uil (Paolo Pirani ripete le parole di D’Amato). Ma gli «osanna» delle parti sociali si fermano qui. Tra gli scontenti il più arrabbiato è Sergio Billè. Non ci siamo, dice al governo. Gli incontro tete a tete tra governo e «parte delle parti sociali – sottolinea – rappresentano un metodo politicamente assai scorretto». Secondo il presidente di Confcommercio l’incontro di martedì «lascia pensare a forme di pre-patteggiamento che non possono certo essere condivise». Sulla stessa linea d’onda Venturi, che attacca anche nel merito le modifiche apportate dal governo. «Siamo insoddisfatti – dice – e manteniamo il giudizio di inadeguatezza su questa finanziaria perché non rilancia i consumi né affronta il nodo del turismo e dei piccoli imprenditori al Sud».
Fin qui le novità trapelate mercoledì. Al tavolo non si è fatto cenno ad altre iniziative del governo. Regioni ed enti locali sembrano rimanere «a secco». Tanto che mercoledì il presidente della Lombardia Roberto Formigoni ha alzato la voce, denunciando che le Regioni non hanno ancora ricevuto risposta dal governo sulle loro proposte per la finanziaria. Formigoni lancia sul tavolo la «questione sanità», ricordando che le misure avanzate dal governo in questa materia contraddicono lo stesso accordo siglato nell’agosto 2001. Ma la sanità è un’altra cosa. Lì non c’è da accontentare il «trio» del Patto per l’Italia.