Finanziaria, il taglio delle tasse rinviato a fine anno

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            L’INSODDISFAZIONE DEI SINDACATI: PROPAGANDA. IL MINISTRO DELL’ECONOMIA: NON CI SARANNO CONDONI
            Finanziaria, il taglio delle tasse rinviato a fine anno
            Manovra da 24 miliardi entro settembre. Irpef e Irap nel collegato

            Alessandro Barbera


            ROMA
            Prima la manovra da 24 miliardi di euro, che sarà varata nel consiglio dei ministri della prossima settimana (mercoledì 29) quindi, entro la fine dell’anno, un collegato fiscale per altri sei miliardi. «La riduzione della pressione fiscale è fondamentale non solo per aumentare il potere d’acquisto ma anche per accrescere la competitività», ha detto Siniscalco all’incontro di ieri sera con le parti sociali. Nel collegato («o forse due», ha precisato il sottosegretario Vegas) dunque non ci sarà solo il taglio dell’Ire (ex Irpef) per cinque miliardi e dell’Irap per uno, ma anche misure a favore di turismo e ricerca. Siniscalco ha anche rassicurato: «Niente condoni».


            In attesa di vedere in concreto il provvedimento, la giornata di confronto con enti locali e parti sociali ha invece confermato lo schema della Finanziaria. Un impianto sul quale oggi si dovrebbe fare il punto in un vertice di maggioranza: sette miliardi dovrebbero arrivare dalla vendita di immobili e altri asset pubblici, sette dal contenimento della spesa grazie al tetto del 2%, sette dalla lotta all’evasione, altri tre da altre misure di contenimento che però devono essere ancora messe a punto.


            Insoddisfattissimi i sindacati: «Più si va avanti e più emerge una manovra dettata da logiche di propaganda», ha detto il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani. Una opinione «nella sostanza molto concorde» tra i tre sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil. Epifani rimanda comunque un giudizio più preciso «dopo il 29 settembre», il giorno fissato dal governo per il varo della manovra. Se quel giorno il giudizio dei sindacati sarà negativo, i tavoli che il governo ha annunciato di voler istituire su politica dei redditi e competitività «non lo sposteranno di certo». Un confronto che, ha poi riferito il numero uno della Cisl Pezzotta, dovrebbe cominciare subito dopo il varo della manovra, nei primi giorni di ottobre. Duro anche il giudizio del numero uno della Uil Luigi Angeletti, sia sulla manovra («il tetto al 2% sui ministeri non sarà indolore») che sulle proposte in materia fiscale: «Per noi la via migliore è non tassare gli aumenti salariali, non la riduzione dell’Irpef. Per il fisco ci sono molti professionisti e lavoratori autonomi poveri».


            Più cauto il giudizio di Confindustria, per la quale ieri a Palazzo Chigi c’era il numero uno di Telecom Italia Marco Tronchetti Provera: «Il giudizio è positivo sul metodo, il risultato lo vedremo quando i tavoli» di approfondimento che verranno aperti con le parti sociali «porteranno qualcosa di concreto», anche in termini di fiducia per il Paese. Gli industriali sono soprattutto preoccupati per il futuro del sistema degli incentivi alle imprese: la riforma deve garantire «continuità in termini quantitativi e qualitativi nel supporto alla crescita del sistema industriale, a partire dal Mezzogiorno».


            Del resto al puzzle della prossima manovra, benché manchino pochi giorni al suo varo, mancano ancora diversi tasselli. «Il fatto che il taglio delle tasse non sia contenuta nella Finanziaria ma in un disegno di legge che non sarà varato il 29 significa che ci sono problemi di copertura», ha sbottato il capogruppo di An nella commissione Bilancio della Camera Alberto Giorgietti. Dall’Udc Volonté arriva invece il sostegno alla battaglia del ministro del Welfare Maroni sul bonus da mille euro a favore del primo figlio e oggi concesso solo per il secondo. Siniscalco è favorevole in linea di principio, ma ha fatto presente che costerebbe troppo (circa un miliardo) proponendo in alternativa un intervento di defiscalizzazione per le famiglie numerose. Il sottosegretario all’Economia Molgora pone la questione dei rimborsi dei crediti di imposta: «Deve essere ritenuta prioritaria al pari della riduzione delle imposte». Infine i rinnovi dei contrattuali dei dipendenti pubblici, un intervento caro ad An e sul quale invece storcono il naso i leghisti. «Ogni punto percentuale del contratto costa di 800 milioni di euro», ha fatto presente Siniscalco alle parti sociali.