Finanziaria, il taglio della vergogna

06/12/2002

            6 dicembre 2002

            Iniziativa dei Ds a Roma contro il provvedimento del governo che elimina il reddito d’inserimento per le fasce più deboli
            Finanziaria, il taglio della vergogna
            Colpite le famiglie più povere. «Berlusconi ci vuole spingere a rubare per vivere»

            Raul Wittenberg

            ROMA «Se mi tolgono quei 430 euro al mese, torno a rubare», annuncia
            uno. «Sarò costretta a togliere i miei due figli dalla scuola e mandarli a
            mendicare», gli fa eco una giovane rom che pure si vanta di essersi integrata con la famiglia nel tessuto urbano. Siamo in un cinema al centro
            di Roma, dove i Ds hanno organizzato una manifestazione contro la soppressione del reddito minimo d’inserimento abolito da una Destra che
            qui mostra la faccia peggiore della reazione. Torneranno quasi certamente
            nella marginalità sociale dalla quale erano uscite, le 200.000 persone che stanno ricevendo un assegno in cambio di attività di vario tipo e la frequenza di corsi di formazione.
            Dovranno abbandonare tutto, e perdere l’unico mezzo di sostentamento
            che nel 1998 il Centro sinistra aveva congegnato sui modelli europei,
            che univa l’erogazione assistenziale al dovere di un impegno lavorativo
            o formativo. Keynes docet: uno stipendio ai disoccupati che scavano
            buche e le riempiono il giorno dopo; solo che qui le attività sono utili.
            Con un emendamento al decreto legislativo che prevede di proseguire
            fino al 2004 la sperimentazione del reddito minimo d’inserimento in 396 comuni, il governo di Destra cancella di colpo uno stanziamento di 516 milioni di euro costringendo i comuni a cessare la sperimentazione dal primo gennaio. Nulla è previsto nella Finanziaria, tranne un Fondo sociale con risorse scarse e prive di vincoli di destinazione.
            Contro il «taglio della vergogna», Piero Fassino ha annunciato che il suo partito si batterà «perchè il reddito minimo di inserimentonon solo non venga tolto ma vengano introdotti altri analoghi strumenti».
            E il governo ha il dovere di reperire le risorse necessarie per finanziare
            «uno strumento che ha consentito a decine di migliaia di famiglie italiane disagiate di guardare alla propria vita con maggiore sicurezza».
            Livia Turco ha accusato il governo di fare «il gioco delle tre carte»
            quando dice di aiutare le giovani coppie e toglie ai disabili, promette
            ai disabili e toglie agli anziani. La Cgil con Achille Passoni ha rivolto
            un appello a Cisl e Uil affinché su questa «drammatica emergenza» ritrovino «un punto di unità e di mobilitazione».
            «Fai pure il mio nome, il conto con la giustizia l’ho pagato», dice
            Pasquale Amodio di Napoli raccontando come grazie al reddito minimo ha rinunciato al borseggio. Ma siccome deve mantenere la moglie e i due figli, senza quell’assegno di 430 euro mensili o in queste settimane trova un lavoro, oppure dovrà tornare a rubare. Il taglio della vergogna ha ricadute drammatiche. Concetta Statile, una giovane mamma di quattro figli e il marito ammalato, a Bernalda (un paese di 14.000 abitanti vicino a Matera) in cambio di 400 euro al mese fa assistenza ad una anziana non autosufficiente senza parenti, pensionata a 350 euro al mese. Il Comune non può certo sostituirsi allo Stato, dal primo gennaio la signora Statile perde il reddito e l’anziana l’assistenza. Dovrà arrangiarsi e sperare nella carità dei vicini. A Genova un pescatore di 42 anni, Matteo Cristaldi, dopo che gli hanno bruciato la barca per quattro anni ha fatto il volontario civile in zona di guerra, accumulando esperienza nel pulire discariche, liberare
            il corso dei fiumi in Albania e nella ex Jugoslavia. Ora in cambio di 93
            euro al mese taglia l’erba insieme ai soci dei club sportivi ai quali è affidata
            la cura di un’area di 40 ettari nel porto di Voltri, che il Comune ha destinato ad attività sociali. Altri suoi colleghi sono stati assunti da aziende limitrofe. Ad Isernia una quasi maestra trentenne con due figli e il marito disoccupato, in cambio di 671 euro frequenta corsi di formazione, dalla psicopedagogia alla pittura su vetro, ma non riesce a trovare un posto vero e l’anno prossimo non potrà anticipare le tasse scolastiche e i libri ai due figli liceali. Sempre a Bernalda, Pasquale Russo che in Germania aveva l’indennità in caso di licenziamento, con 593 euro per curare i giardini del paese sfama moglie e due figli. A San Giovanni in Fiore, sulla Sila, il reddito minimo ha permesso a un migliaio di assistiti di non abbandonare la montagna.
            A Napoli Fortunato Iorio è diventato il portavoce delle 4.000 famiglie
            con il reddito d’inserimento, e promette di portarle tutte a Roma la
            settimana prossima. Cambiato l’appalto della Asl, non è stato confermato
            come raccoglitore di rifiuti ad alto rischio ed ora mantiene due figli
            con 826 euro al mese che spariranno il 1 gennaio. Nel Comune di Massa,
            spiega il sindaco Roberto Pucci, c’è un residuo di 900.000 euro con cui
            andare avanti fino a luglio. Ma il rischio è che il governo centrale li
            richieda indietro. Saranno guai per i 600 inseriti in vari corsi di formazione,
            e all’inizio erano 995: l’esperimento ha fatto uscire 230 persone dalla soglia di povertà.