Finanziaria, il primo round è per Prodi

06/11/2007
    martedì 6 novembre 2007

      Pagina 10 – Politica

      IL VOTO DI COLOMBO, LEVI MONTALCINI E E SCALFARO NON E’ STATO DETERMINANTE. MA LA BATTAGLIA AL SENATO E’ APPENA INCOMINCIATA

        Finanziaria, il primo round è per Prodi

          Il Professore soddisfatto e ironico con Berlusconi:
          "La spallata? È stata rinviata"

            ANTONELLA RAMPINO

            ROMA
            «E anche stavolta abbiamo rinviato la spallata…». La battuta di Prodi sparge sale sulle ferite del centrodestra: ieri in cinque votazioni, che di fatto sono le prime della Finanziaria, il centrosinistra ha battuto la Cdl 161 a 156. Certo compreso il sì di tre senatori a vita, Colombo, Levi-Montalcini e Scalfaro, ma comunque «tenendo in perfetta coesione la nostra maggioranza a quota 158», come commenta radiosa Anna Finocchiaro.

            Un risultato ampiamente annunciato, e da giorni: nessuno dei dissensi interni al centrosinistra si poteva esprimere ieri, votare con la Cdl le pregiudiziali di costituzionalità sarebbe stato per i Liberaldemocratici di Dini come per gli unionisti-democratici Bordon e Manzione del tutto equivalente a saltare il fosso, a passare nelle fila dell’opposizione. Tanto che in aula il capo dei forzisti Renato Schifani grida «vi spaccherete sugli emendamenti e sarete costretti a mettere la fiducia», mentre l’ex vice di Tremonti a via XX Settembre, Giuseppe Vegas, illustra i presunti fasti dell’esercizio provvisorio, ma nella riunione dei senatori di Forza Italia la linea è stata tutto il contrario, e tutta centrata a preparare i berlusconiani all’ennesima spallata mancata.

            Gli emendamenti sono 700, più della metà presentati dall’opposizione. «Ritirateli, e non metteremo la fiducia sulla Finanziaria», faceva sapere Chiti per conto del governo. La Cdl, ovviamente, da quell’orecchio non ci sente, e ha rispedito al mittente la proposta. «E’ evidente che alla fine metteremo la fiducia» dice Clemente Mastella, «io mi sono solo permesso di consigliare di non porla solo sul voto finale, ma qua e là dove dovesse rivelarsi necessario». Per stemperare l’effetto di forzatura finale, per dimostrare che si usa lo strumento in conseguenza di un bisogno. Per prevenire, anche, le perplessità del Presidente della Repubblica, che più volte ha esortato ad evitare il ricorso allo strumento della fiducia.

            Per carità, «sugli emendamenti nessun governo è mai caduto», per dirla ancora con Mastella, ma il rischio politico è che si esasperino i dissensi, «che si slabbri l’accordo nella maggioranza, con un effetto domino sulle votazioni», che insomma si irritino le componenti in contrasto tra loro come dice il senatore del Pd Antonio Polito. Tanto più che la sinistra è in sofferenza: le aperture del Partito democratico ad una trattativa sul decreto per la sicurezza, col rischio di inasprire il provvedimento, già causano forte irritazione in Rifondazione. Dunque, il precetto dell’Unione sulla Finanziaria è prevenire. Infatti il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ieri presente per tutto il pomeriggio in Senato, ha trovato una ventina di minuti da dedicare a Lamberto Dini, esaminando insieme alcune carte: pare di capire che oggetto della conversazione possa essere stata la copertura finanziaria dei vari provvedimenti, in particolare la stabilizzazione dei precari che sta tanto a cuore a Rifondazione e che tanto preoccupa Dini, e che costerebbe solo 25 milioni. E intanto un altro ministro, il prodiano Giulio Santagata, s’appartava con Willer Bordon e Roberto Manzione, assicurando che il disegno di legge governativo sulla «class action», che con la Finanziaria non c’entra nulla, sarebbe presto uscito dal cassetto nel quale era finito. Anche il presidente della commissione Bilancio Enrico Morando ha avuto un round, e col Guardasigilli: si tratta di trovare i soldi per ripristinare gli aumenti di stipendio ai magistrati che «per un madornale errore», come l’ha definito Morando, erano stati cassati.