“Finanziaria” Il premier: coperta corta e pochi soldi

29/09/2005
    giovedì 29 settembre 2005

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        FINANZIARIA OPPOSIZIONE PREOCCUPATA ED ENTI LOCALI SUL PIEDE DI GUERRA: MANIFESTAZIONE DI PROTESTA ANNUNCIATA PER IL 13 OTTOBRE

          Il premier: coperta corta e pochi soldi

            Tornano i condoni: un «tombale» Irpef 2003 o una sanatoria per aree geografiche omogenee

              ROMA
              «La coperta è corta e i soldi sono pochi». Silvio Berlusconi festeggia di nuovo gli anni in piena bagarre da Finanziaria. Sessantanove anni e sei manovre di finanza pubblica da licenziare entro la mezzanotte del 30 settembre. Mai come quest’anno il tempo è tiranno. Complici le dimissioni di Domenico Siniscalco, negli ultimi due giorni i tecnici della maggioranza si sono incontrati a tutte le ore per riscrivere la bozza ora targata Tremonti. Il Consiglio dei ministri è convocato in seduta straordinaria alle tre di oggi. A meno di una riunione fiume, per quell’ora la Finanziaria dovrà essere precisata in tutti i suoi dettagli. E alle nove di ieri sera la maggioranza era tutt’altro che pronta per varare il testo definitivo.

              La Finanziaria 2006 vale in tutto 25 miliardi (22 se non si considerano le operazioni sugli immobili) ed è divisa in due parti: ordinaria e straordinaria. Il documento sulla parte ordinaria riporta in tabella una correzione srutturale da 11 miliardi e mezzo di euro (lo 0,8% del Pil), più quattro miliardi circa di «altre spese» definite «inderogabili». Questa parte sarà finanziata con tagli strutturali e servirà a onorare gli impegni con Bruxelles per tagliare il deficit. Poi c’è la parte straordinaria, in gran parte costruita per sostenere famiglie e sviluppo, e che verrà finanziata con una tantum. Quest’ultima tabella farà sorridere un po’ i beneficiari, la prima ha mandato su tutte le furie i destinatari dei tagli, soprattutto gli enti locali che dovranno rinunciare – dicono – ad almeno il 10% delle risorse. Le ultime tabelle della manovra parlano di poco più di cinque miliardi di euro per loro, altrettanto per i ministeri.

              «Manovra inaccettabile e insostenibile», dicono Regioni, Province e Comuni che manifesteranno contro la Finanziaria il 13 ottobre. Durissimo il presidente dell’Anci Leonardo Domenici: «Davanti alla richiesta legittima di una compartecipazione al risanamento è sorprendente l’incapacità di entrare nel merito». Durissimi anche i sindacati, ma soprattutto la Cgil, al cui interno c’è già chi chiede lo sciopero generale. «Non c’e nulla per i pensionati, nulla per gli ammortizzatori sociali, nulla per il fondo sociale delle nuove povertà». Ma soprattutto, dice il leader Guglielmo Epifani «non c’è quasi nulla per sviluppo e investimenti».
              La manovra non si esaurirà nel testo che sarà varato oggi. Alcune delle misure più importanti arriveranno probabilmente in novembre e al Senato (l’esame comincia a Montecitorio) con un maxiemendamento sul quale porre la fiducia per blindare tutto ed evitare ulteriori assalti alla diligenza. Dentro ci sarà probabilmente una sanatoria fiscale, forse una previdenziale o altre misure che nel frattempo potrebbero uscire dal cilindro di Tremonti. Per il condono fiscale si stanno studiando le modalità: alcune fonti ieri parlavano di un «tombale» Irpef per il 2003 (l’ultimo anno prima della riforma Ire e l’unico non condonato dal centro-destra) ma si rincorrono le voci di un concordato di massa simile a quello varato nel 1995 dall’allora ministro Fantozzi. Al Tesoro stanno pensando ad una sanatoria per aree omogenee, merceologiche e geografiche. Giulio Tremonti sta lavorando anche ad una maxi-operazione sugli immobili: tre miliardi saranno in manovra, ma l’insieme delle dismissioni in cantiere ne vale circa nove.

              Le voci sulla manovra preoccupano sempre più l’opposizione. «La mia paura è che con una Finanziaria abborracciata, i conti dello Stato scappino al di là di ogni immaginazione», dice il leader dell’Unione Romano Prodi. Preoccupato anche il segretario Ds Piero Fassino, per il quale il governo «è molto lontano da ciò che sarebbe necessario fare. Ancora una volta la manovra è fatta di una tantum e di tagli agli Enti locali, che significa tagliare servizi per i cittadini».

              [a.ba.]