“Finanziaria” Il gran bazar «in progress» (Rizzo/Stella)

26/10/2006
    gioved� 26 ottobre 2006

    Prima Pagina e Pagina 6 – Primo Piano

      MANOVRA E DIETROFRONT

        Fuori Suv e whisky, dentro moto ed eredit�
        Il gran bazar della Finanziaria �in progress�

        Sergio Rizzo
        Gian Antonio Stella

          La �scintilla che ha fatto traboccare il vaso�, per citare un celebre refuso oratorio, � stato un rovinoso errore di stampa nel titolo stesso del decreto di accompagnamento: �Disposizioni urgenti in materia tributaria e penitenziaria�. �Penitenziaria�? Vabb� le manette agli evasori, ma occorreva mostrar subito il chiavistello? Chi se n’� accorto, mentre disponeva l’errata corrige, ha sospirato: peggio di cos� la Finanziaria non poteva nascere.

          Tanto pi� che uno strafalcione-bis (sbagliata la pagina dove si segnalava l’errore: 251 invece che 151) c’era anche nel documento che ritoccava il primo strafalcione. Cos� da obbligare a un’�errata corrige� dell’�errata corrige�.

          Sia chiaro: la storia � piena di errori tipografici: donne ammazzate con �trentatr� marmellate� in testa, inventori premiati per i �brevetti genitali� e preti �orinati� in cattedrale dal vescovo. Ma certo anche quel lapsus � apparso un segno del destino. Neppure ai tempi in cui Amato la descriveva come �l’assalto all’ultimo treno per Yuma�, infatti, si era vista una finanziaria tanto instabile.

          Non passa giorno senza una novit� che stravolga la svolta del giorno prima che aveva a sua volta ritoccato la sorpresa del giorno precedente. Liberazione

          l’ha ribattezzata �Finanziaria in progress�. Parole d’oro: l’ipotesi di portare al 45% l’aliquota sui redditi oltre 150mila euro, che solo l’altro ieri pareva essere stata rilanciata dai diessini, sembrava ieri pomeriggio gi� scotta. In perfetta coerenza col caos che finora ha marcato questo tema. Dove ognuno, in queste settimane, ha detto la sua. Paolo Ferrero, col documento di Padoa-Schioppa in dirittura d’arrivo, lancia l’idea di tassare al 45% tutti i nababbi �a partire da un reddito superiore a 70 mila euro�? Vincenzo Visco lo corregge: no, il 43%. E da allora il 45% � un’altalena. S�, no, n�… Sopra i 100 mila. No: sopra i 200 mila. No: i 150. Boh… Quel che � certo � che perfino gli osservatori meno ostili, tira di qua e tira di l�, hanno segnalato una serie di errori. Su tutti: il rischio che alla fine paghi pi� tasse anche chi ha un reddito di 30 mila euro. O che gli scapoli siano pi� favoriti degli ammogliati, prole compresa.

          Per non dire della tassa di successione. Una babele. Dall’inizio. Quando lo stesso Prodi, prima del voto, se ne esce annunciando il ripristino �ma la soglia dev’esser elevata�. Cio�? �250 mila euro�. Troppi, dice Bertinotti: �Va reintrodotta da 180 mila euro�. Disastro nei sondaggi e correzione: �Il ripristino riguarda pochi soggetti, due o tremila persone in tutto il paese�, sdrammatizza Enrico Letta: �E’ sicuro che sia gli immobili che le imprese resteranno fuori. Niente tassa di successione su casa e bottega�. �Basta al terrorismo della destra�, tuona Rutelli: �La tassa non riguarder� le famiglie ma i grandi patrimoni�. A partire da quanto? �Parecchi milioni di euro�, risponde il sub-comandante Fausto. D’Alema scende nei dettagli: �Al di sopra dei cinque milioni di euro�.

          Il 29 settembre, ecco la finanziaria: la tassa non c’�. Evviva. Ma il 3 ottobre arriva un decreto che la reintroduce sottobanco, come �ritocco� ai passaggi di propriet� in cui una delle parti � defunta: la franchigia su cui non si paga nulla � di 250 mila euro (per ogni erede diretto, coniuge o figlio) per la prima casa e di 100 mila per le imprese. Rivolta. Denunce. Finch� arriva l’annuncio che un emendamento far� le cose alla luce del sole: torna s� la tassa di successione, nella finanziaria, ma solo da un milione di euro in su per ogni erede. Al momento, � quindi meglio astenersi dal morire. Pi� in l�, se l’emendamento passer�… E gli scontrini fiscali? Il primo ottobre, un’Ansa spiega che Visco stavolta sar� implacabile: un solo scontrino fiscale non emesso e il negozio fuorilegge sar� chiuso. Possibile? Non sar� una esagerazione, passare dai condoni tremontiani alla tolleranza doppio zero? Giorni e giorni a spiegare: no, giusto cos�. Finch� arriva un’altra notizia: �Serviranno tre infrazioni nell’ arco di cinque anni per far scattare la chiusura�. Per�, precisa severissimo il ministero, �questa sar� immediata� e non pi� di 15 giorni, �ma un periodo che varier� da 3 giorni ad un mese�.

          Per non dire dei bolli. Nel decreto fiscale c’� un pacchetto di aiuti per le auto che inquinano meno: le Euro 4 avranno un’esenzione di tre anni. Spunta per� un emendamento governativo: esenta per 5 anni dal pagare i bolli anche le moto ecologiche. Settantadue ore ed � ritirato perch� da �riformulare�. Voil�: i bolli per le macchine restano uguali, quelli per le moto con pi� di 11 cavalli (siano o no Euro 3) addirittura aumentano. Motivazione politica: i verdi vogliono che ogni euro in pi� vada al trasporto pubblico. Finanziaria: va tappato il buco aperto dalla soppressione della tassa del 10% sui superalcolici.

            E i Suv: come andr� a finire, con quei gipponi il cui acronimo significa Sport Utility Vehicle? Il punto di partenza � l’introduzione di una tassa di 2 euro per ogni cavallo sulle auto che pesano pi� di 2.600 chili. Ribellione: perch� colpire solo i fuoristrada se ormai sono in gran parte Euro 3 (se non Euro 4) e inquinano cinquanta volte meno di un vecchio macinino ammaccato o di un motorino non catalizzato? Polemiche a non finire. E ridda di voci: sar� abbassata la soglia del peso fino a 2.200 chili. No, sar� innalzata per colpire i pi� ricchi che vanno in Suv anche all’edicola. No, va cambiato tutto perch� non si pu� ammazzare un settore che tira e ha visto la vendita solo quest’anno, in Italia, di 32.441 pezzi. E via cos�, di dubbio in dubbio. Quale sar� la fisionomia della manovra alla fine di questo accidentato percorso, che rischia di offrire l’immagine di un caos ingovernabile vanificando qualunque scelta, anche se sacrosanta, � arduo da immaginare. Tanto pi� che, dopo la decisione della presidenza della Camera di scaricare una serie di fagotti legislativi piazzati sul treno della manovra (dall’�istituzione delle commissioni consultive per gli spettacoli dal vivo� alla �remunerazione del diritto d’autore anche per i prestiti delle biblioteche�) sono in arrivo oltre 7 mila emendamenti. Dei quali 1.750 firmati da esponenti delle maggioranza. Che dicono tutto e il contrario di tutto. Esempio perfetto di una sinistra un po’ troppo plurale.