Finanziaria: il governo vince la battaglia del Senato

16/11/2007
    venerdì 16 novembre 2007

      Pagina 2 – Economia

        La Finanziaria

          Il governo vince la battaglia del Senato

            Finocchiaro accusa Berlusconi: strategia insensata e tentativi di corruzione dei senatori

              di Bianca Di Giovanni/ Roma

              VITTORIA L’ultima "puntata" sulla Finanziaria in Senato è quella delle lobby, che escono con le ossa rotte. L’Unione "tiene" nell’Aula più difficile: la Finanziaria passa senza la fiducia dopo oltre 700 votazioni. Con 161 voti a favore e 157 contrari. Votando con la maggioranza 4 senatori a vita (Ciampi,. Levi Montalcini, Colombo e Scalfaro. Sul fronte opposto Cossiga. La maggioranza ha tenuto, solo due scivoloni: ieri il secondo su una proposta di FI. Per il resto tutto come programmato: l’impianto della manovra è confermato. il Senato ha detto sì agli sconti Ici e sugli affitti, all’assunzione dei precari, agli sconti fiscali sui mutui casa, alla revisione delle aliquote per le imprese, e alle proposte "epocali" dell’ultimo giorno: class action e "tetto" ai maxistipendi dei manager pubblici. Arriva alla Camera la manovra che riduce i costi della politica per 3,5 miliardi in tre anni (un miliardo nel 2008), che snellisce le poltrone di governo, che destina al lavoro dipendente l’eventuale maggior gettito dell’anno prossimo. "L’Unione ha vinto, la cdl ha dignitosamente perso", commenta in serata il relatore Giovanni Legnini. L’ok arriva in un’Aula pervasa da toni da tregenda. Anna Finocchiaro parla con continue interruzioni e urla dell’opposizione. "Voi ci avevate sottovalutato, e anche noi ci eravamo sottovalutati – dichiara – Comincia un altro scenario politico, un nuovo futuro per il Paese". La stangata a Berlusconi: "Certe cose le capisco anche io che come dice Berlusconi sono una donna". Un lungo applauso. "Avete tentato di corrompere i nostri senatori". La destra è in rotta: non restano che i boati. Passano molte misure importanti per i cittadini. La class action, l’azione collettiva dei consumatori danneggiati dalle aziende, passa con una votazione rocambolesca con defezioni nell’Unione e sbagli in FI, con interventi-fiume, molto nervosismo. Maurizio Sacconi arriva a togliersi una scarpa e batterla sullo scranno, tanto per far capire l’atmosfera. Una norma "raccogliticcia e superficiale" dicono dai banchi di An. "Una favore agli avvocati" aggiunge Sacconi che lavora fino all’ultimo per salvare le imprese. A un certo punto su questo tema la Lega annuncia mani libere: nessun condizionamento. Anche Altero Matteoli per An si smarca dallo scontro duro: annuncia l’astensione. Così anche Renato Schifani è costretto ad allinearsi: astensione. Si va al voto e succede l’imprevedibile. Tre senatori dell’Unione non votano. Ferdinando Rossi è l’unico ad annunciarlo in Aula: per il fuoriuscito da Rifondazione quella norma non è tecnicamente adeguata. Gli altri due sono Lamberto Dini e Roberto Barbieri dei socialisti. A questo punto i numeri darebbero la aprità: 157 per ciascuno. Ma a sorpresa Roberto Antonione (FI) preme il pulsante sbagliato, facendo passare la norma. Il senatore di FI offre le sue dimissioni, piange per l’errore. La class action entra nel testo. Resisterà alla Camera? L’ultima, soffertissima fatica è il "tetto" ai maxistipendi dei boiardi di Stato, una battaglia fino all’ultimo emendamento, chi in difesa della società di riscossione, chi per la Guardia di Finanza, chi per i Carabinieri. Chi accusa il governo di voler salvare i privilegiati 25 uomini d’oro, chi "i giornalisti come Santoro" (Vegas), mentre si danneggerebbero i fedeli servitori dello Stato. Inrealtà a far paura non è quel tetto (che è davvero blando con tutte le deroghe), ma la norma che obbliga alla pubblicità dei compensi: molti parlano di attacco alla privacy. Il "tetto" di 274mila euro passa e viene approvata anche una proposta di Storace che chiede la pubblicità dei compensi dei presentatori Tv. Una sorta di norma Pippo Baudo.

              In mattinata era passato l’altro articolo su cui l’Unione aveva trovato una difficile mediazione: quello sulla stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione. Solo su questo tema governo e maggioranza vanno sotto su un emendamento presentato da FI che allarga alle sedi periferiche del ministero dell’Economia la possibilità di assunzione dei precari. "Abbiamo bloccato la riforma che redistribuisce gli uffici finanziari sul territorio" esulta il proponente Cosimo Izzo. Insomma, una mossa contro Padoa-Schioppa da parte della nomenklatura del ministero. Ma l’ultima giornata registra importanti aperture tra i due schieramenti. L’Aula vara due proposte bipartisan. La prima, del gruppo delle autonomie, prevede sconti fiscali alle aziende vittime del racket dell’estorsione. La seconda, proposta dal centrodestra, stanzia 180 milioni per i risarcimenti per le malattie causate da trasfusione.