“Finanziaria” Il Cavaliere in piazza (G.A.Stella)

23/10/2006
    domenica 22 ottobre 2006

    Prima Pagina e pagina 9 – Primo Piano

    IL CAVALIERE IN PIAZZA

    Il leader della Cdl
    �Mai pi� contro il Colle�
    La promessa � caduta

    Gian Antonio Stella

    VICENZA — Se l’era tenuto in gola per mesi, il rospo. Si era adattato alle spagnolesche cortesie del cerimoniale, aveva fatto i dovuti inchini, era riuscito a mantenere la promessa a se stesso di tener le cose separate: un conto � il governo di sinistra, un altro il Colle.

    Ma ieri mattina, davanti alle bandiere inzuppate di pioggia e alla spianata di ombrelli che copriva la vicentina piazza dei Signori, Silvio Berlusconi non ce l’ha pi� fatta. E quel rospo l’ha sputato fuori. Bollando Giorgio Napolitano come �uno dei loro�.

    Per ore, c’� chi ha sperato nel suo schieramento che l’attacco fosse dovuto, chiss�, a un dolorino alle ossa per la giornataccia autunnale. O alla conferma che il �popolo dei moderati� (il quale secondo i vigili non ha riempito manco il grande parcheggio accanto allo stadio, per un totale stimato dalla Questura di 8 mila partecipanti) � forse generoso ed entusiasta ma non ancora un popolo �da piazza� capace di dare prove di forza. E per ore, soprattutto dopo la scelta di Casini di prendere le parti del Capo dello Stato (�� un galantuomo e una garanzia per tutti gli italiani, anche per coloro che non l’hanno votato in Parlamento, anche per l’Italia che � contro Prodi�) ha atteso una precisazione. Un distinguo. Una messa a punto. Niente. E a quel punto � stato chiaro: il Cavaliere ha deciso di muover guerra anche al Quirinale.

    Il suo consigliere politico (e cappellano militare) Gianni Baget Bozzo, del resto, a chi rinfacciava al leader del centrodestra il rischio di certe sortite, spieg� un giorno: �Le sue gaffes non sono gaffes. Lui fa finta ma � tutto gi� pensato, gi� voluto�. �Anche se sembrano proprio gaffes?�, gli chiesero. �Macch�! Lui sperimenta, cerca, manda messaggi, anticipa. E’ uno strumento di comunicazione e anche di direzione politica�.

    Dove porter� questa scelta berlusconiana, si vedr�. Ma certo lo strappo vicentino rischia di riportare l’orologio agli anni dello scontro con Oscar Luigi Scalfaro. Non si sopportavano. Dicevano entrambi di essere cattolici, entrambi di avere partecipato (ognuno a suo modo: il futuro Cavaliere attaccando manifesti) alla campagna del 18 aprile, entrambi di avere come riferimento De Gasperi. Ma non si sopportavano. Al punto che, dopo la fase iniziale di gelida deferenza, Berlusconi prese ad attaccare �Oscar Maria Goretti�, come lo chiamavano quanti irridevano alla sua devozione mariana, tutti i giorni e a tutte le ore. Denunciava lo �scandalo di avere un arbitro che gioca contro di noi�. Diceva sprezzante che �di lui negli archivi rester� un’immagine a pezzi�. Lo liquidava come �un garante da operetta�. Ironizzava che �si andr� alle urne quando lui si sentir� garantito per altri quattro anni visto che non gliene importa nulla dei problemi del Paese�. Lo bollava come uno �presente ovunque ci sia da raccontare qualcosa di inutile�. Gli rinfacciava di aver convinto lui Di Pietro a non accettare l’offerta degli Interni, di aver saputo prima di lui da Borrelli che dal pool milanese era partito il famigerato avviso di garanzia ma soprattutto d’aver tenuto bordone a Bossi dopo la spallata che aveva buttato gi� il suo primo governo: �Mi ero recato al Quirinale e avevo proposto di votare a febbraio ’95, in un momento in cui la Lega era debole. Ma Scalfaro chiam� Gifuni, presero l’agenda e iniziarono a guardare il calendario per decidere quando andare alle urne, e il presidente dopo aver scartato molte date propose l’11 giugno. Ma poi sappiamo come sono andate le cose�. Fin� con insulti mai sentiti a un capo dello Stato. Uno per tutti, quello urlato in piazza da Vittorio Sgarbi: �Scalfaro � una pernacchia fritta�.

    Fu dopo quell’esperienza, uno scontro forse dal suo punto di vista doveroso ma del tutto improduttivo, che Berlusconi decise di accettare il consiglio dei suoi alleati pi� moderati: mai pi� contro il Quirinale.

    E questa � sembrata essere la linea non solo nei sette anni di Ciampi, eletto coi voti di tutti, ma anche durante il passaggio al nuovo settennato. Certo, respinse subito e nettamente l’ipotesi dell’Udc di convergere sul senatore diessino: �Come farebbe la nostra gente a capire?�. Ma ci tenne a precisare: �Non c’� un nostro "no" verso nessuno, c’� solo un nostro s� per Letta�. Di pi�: �Non abbiamo mai discusso la persona a cui anzi portiamo rispetto e a cui auguriamo buon lavoro nel modo pi� assoluto�.

    E pur denunciando �un’occupazione militare delle pi� alte cariche istituzionali�, volle ribadire di non avere �nulla da eccepire� sull’uomo: �Una persona stimabile in s� e certamente un gentiluomo�. Di pi�: mentre Roberto Calderoli sibilava che lui non riconosceva il nuovo Capo dello Stato perch� �� difficile dialogare con persone che parlano solo il russo�, lui tagli� corto: �Certo che lo riconosciamo come presidente�.

    E’ vero, il giorno del discorso di insediamento rest� ostentatamente seduto al suo posto mentre Napolitano entrava nell’aula di Montecitorio.

    Ed � vero che limit� il suo applauso al solo omaggio (ovvio) ai morti di Nassiriya. Spieg� per� di essersela presa perch� mai gli era stato riconosciuto il ruolo avuto a Palazzo Chigi. E avuto l’atteso riconoscimento per �l’intensit� dell’impegno dispiegato in questi cinque anni� che aveva �permesso la stabilit� e la continuit� dell’intera legislatura�, ammise: �Queste parole sono la prima conferma della sua volont� di essere il presidente di tutti�.

    Cosa sia cambiato da allora non appare chiaro. Ma le aperture apprezzate da Umberto Bossi (come il riconoscimento dello status di �citt� a Pontida), i moniti a Prodi che �non si pu� governare a colpi di fiducia�, le confidenze sulle perplessit� che ha su �un certo piglio� del governo come se �avesse vinto le elezioni con sei o sette punti di vantaggio� o l’affermazione che �il principio maggioritario non � la dittatura della maggioranza� non sono evidentemente bastati a spazzare via le diffidenze del Cavaliere verso l’anziano leader eletto al Quirinale. E’ o non � un �comunista�?