“Finanziaria” I convitati di pietra (M.Deaglio)

24/10/2006

    marted� 24 ottobre 2006

    I CONVITATI
    DI PIETRA

      Mario Deaglio

        L’ACCORDO raggiunto tra governo e parti sociali sulla previdenza integrativa rappresenta un passo avanti forse decisivo sulla strada, peraltro ancora in salita, che deve portare entro il 31 dicembre all’approvazione definitiva della Finanziaria. In questo senso si tratta senz’altro di uno sviluppo nettamente positivo, in quanto mostra il sorgere di un consenso, forse non molto convinto ma percepito da industriali e sindacati come necessario e inevitabile, per chiudere in fretta questa partita; cominciano infatti a delinearsi – con il declassamento del debito pubblico italiano da parte di alcune agenzie internazionali – i pericoli di quella lotta di tutti contro tutti in cui si � trasformato il dibattito sulla Finanziaria.

        Al posto di un confronto del Paese con se stesso, di una comparazione generale tra istanze economico-sociali e risorse per realizzarle, si assiste a molti confronti parziali, a una serie di trattative separate di singoli segmenti dell’economia e della societ�: insegnanti e commercianti, sindaci e piccole imprese, tanto per citare solo alcuni casi hanno aperto, o cercato di aprire, vertenze quasi �sindacali� sui contenuti della Finanziaria che li riguardano, evitando accuratamente di considerare il quadro generale. Nelle ultime ore sono entrati in agitazione anche sette sindacati di polizia mentre hanno dichiarato di voler scendere in piazza le organizzazioni dei pensionati e quelle dei commercianti, quasi che manifestazioni ben riuscite possano aggiustare i conti del Paese o che la lunghezza dei cortei debba esser presa come parametro per determinare spostamenti di risorse da una categoria all’altra.

        Nella convinzione generale che i problemi della Finanziaria si possano risolvere con un misto di pressioni e di trattative si dimentica che, ai vari �tavoli� ai quali si cerca di comporre i problemi che ci stanno davanti, sono seduti due �convitati di pietra� che non si agitano n� organizzano cortei. Il primo � il mercato finanziario internazionale che esprime costantemente il suo livello di fiducia nell’economia e nella finanza pubblica italiana con i prezzi dei titoli del debito pubblico italiano e con i tassi di interesse che tali prezzi implicano; il secondo � rappresentato dalle istituzioni europee che guardano con preoccupazione ai nostri livelli di deficit e debito che potrebbero compromettere gli equilibri di tutta l’Unione. Nelle loro vertenze con il governo, le varie categorie, troppo disinvoltamente trascurano questi vincoli; giorno dopo giorno, sia il mercato sia Bruxelles ci valutano e ci soppesano. Il loro consenso o dissenso �, in ultima analisi, pi� importante di manifestazioni, vertenze, dichiarazioni delle parti sociali.

        Queste presenze di solito invisibili hanno assunto ieri il volto un po’ grigio di Joaqu�n Almunia, commissario agli Affari economici dell’Unione Europea, venuto ieri a Roma in veste di controllore, chiaramente allarmato dal fatto che la difficolt� italiana a trovare un accordo sulla Finanziaria potesse innescare un’ondata mondiale di sfiducia nei confronti dell’Europa e della sua moneta, come ha proclamato a chiare lettere, pochi giorni fa, il Wall Street Journal, uno dei primi quotidiani economici mondiali. Almunia ha espresso un giudizio complessivamente positivo, il che � sicuramente lusinghiero, ma alcune sue dichiarazioni (�Continueremo a vigilare sul dibattito parlamentare sulla Finanziaria�) sono un chiaro sintomo della sfiducia di fondo che l’Italia e le sue istituzioni stanno accumulando in Europa.

        Per ora questa sfiducia appare sotto controllo: sia da Bruxelles sia dai mercati abbiamo ottenuto un �s� condizionato e la Finanziaria sembra potersi chiudere in modo complessivamente coerente con la continuazione dell’attuale, modesta tendenza espansiva; le sorprese sono per� sempre possibili. Non sarebbe certo la prima volta che una Finanziaria partita con buone intenzioni ottiene effetti diversi da quelli sperati.