“Finanziaria” Guerra al caro spiaggia

04/12/2006
    luned� 4 dicembre 2006

      Pagina 31 – Cronache

      Al vaglio del Senato – dopo il s� della Camera – gli emendamenti dei Verdi per rimodernare le regole sul demanio marittimo

      "Finanziaria, guerra al caro spiaggia"

        Rivoluzione della cabina: ingresso libero verso il mare, pi� varchi gratuiti

          Concessioni ridotte a
          20 anni, saranno
          revocate in caso di
          gravi abusi edilizi

          Obbligo di consentire
          accesso e transito per
          raggiungere la battigia
          "a fini di balneazione"

          Giovanni Valentini

            ROMA – "Tutti al mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare…", esortava un�allegra canzonetta degli anni passati. Ma gi� dalla prossima estate si potrebbe aggiungere nel ritornello l�avverbio "gratuitamente", se il Senato ratificher� gli emendamenti alla Finanziaria proposti dai Verdi e gi� approvati alla Camera. Sar� una mezza rivoluzione per la stagione balneare e turistica, una novit� storica che potr� allineare la nostra legislazione sul demanio marittimo a quella degli altri Paesi europei. E soprattutto, a meno di deprecabili colpi di mano pi� o meno clientelari da parte della stessa maggioranza, potrebbe mettere fine alla Spiaggiopoli che imperversa da sempre sulle coste italiane, come e peggio di uno tsunami.

            Il primo emendamento presentato dai Verdi prevede testualmente "l�obbligo per i concessionari di garantire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia anche ai fini della balneazione": tradotto dal burocratese, vuol dire in pratica che per arrivare al mare e fare un bagno chiunque potr� anche attraversare uno stabilimento senza sborsare il biglietto d�ingresso (pagando eventualmente a parte i servizi come sedie a sdraio, ombrelloni, docce e quant�altro). Un altro emendamento introduce la revoca delle concessioni demaniali, ridotte comunque a 20 anni dai 50 inizialmente proposti dal governo, per chi commette gravi abusi edilizi. E il terzo, infine, impegna i Comuni a stabilire un equilibrio tra le spiagge libere e quelle in concessione, con l�apertura di varchi che consentano appunto di raggiungere l�agognato bagnasciuga.

            "In diverse regioni d�Italia – spiega Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi e capogruppo a Montecitorio – la saturazione degli stabilimenti balneari ha trasformato ormai l�accesso al mare in un vero e proprio problema sociale. Per fare il bagno, una famiglia viene costretta a pagare biglietti d�ingresso che arrivano anche a 20 euro e oltre al giorno. E non ci possiamo dimenticare che il mare invece appartiene a tutti e che le spiagge sono un bene pubblico".

            All�origine dello scandalo, c�� il costo delle concessioni demaniali marittime. "Mentre il governo taglia i servizi pubblici essenziali – polemizza Bonelli – lo Stato continua a far pagare canoni irrisori ai gestori che poi fatturano milioni a stagione". Le tariffe in vigore sono da grande svendita: per il solo arenile, 93 centesimi per metro quadro all�anno; per un�area occupata con impianti di facile rimozione, un euro e 55 centesimi; per un�area occupata con impianti di difficile rimozione, 2 euro e 65. Insomma una speculazione legalizzata, a spese dell�intera collettivit�.

            Uno stabilimento che occupa 5.000 metri quadrati di demanio, per esempio, paga 490 euro al mese: meno dell�affitto di una casa di un operaio o di un impiegato. E ancor peggio all�isola d�Elba, dove una concessione di 600 metri quadrati costa soltanto 62 euro al mese. Ma il caso pi� clamoroso, secondo la federazione dei Verdi, � quello del "Twiga" di Flavio Briatore e Daniela Santanch� che a Marina di Pietrasanta paga appena quattromila euro all�anno fatturando pi� di tre milioni: qui una tenda per cinque persone costa 250 euro al giorno, mentre una cabina per tutta la stagione ne costa 12 mila.

            Altri esempi forniti dalle stesse fonti. A Ostia il "Faber Beach" paga un canone di 293 euro all�anno con un incasso di 540 mila euro all�anno (due lettini e un ombrellone costano 14 euro al giorno). A Vietri sul mare, l�impresa "Costa D�Amalfi" paga 12.500 euro all�anno con un ricavo di 315 mila euro. E ad Aci Castello, vicino Catania, lo stabilimento "I Ciclopi" paga una canone annuo di 7 mila euro ricavandone 646 mila (due lettini e un ombrellone costano 16 euro e la cabina circa 2 mila per tutta la stagione).

            Sul litorale dell�intera Penisola, il "buco" prodotto da Spiaggiopoli assume proporzioni ingiustificate e intollerabili, tanto pi� in tempi di tagli e sacrifici come quelli che purtroppo viviamo. Dagli oltre 12mila stabilimenti balneari installati lungo le nostre coste che occupano una superficie di 25 milioni di metri quadrati e fatturano complessivamente oltre due miliardi di euro all�anno, lo Stato – secondo i dati della Patrimonio Spa – incassa appena 40 milioni, con affitti che incidono per un�inezia sui ricavi dei gestori: dallo 0,045 fino allo 0,07%. Il fatto � che in genere viene applicato il canone pi� basso, quello di fascia C a minor valenza turistica, invece di quelli previsti dal Regolamento del ‘98 per la fascia A (alta valenza turistica) e la fascia B (normale valenza turistica). In questo modo, ogni anno viene sottratto all�erario un introito fra i due e i tre miliardi di euro, a vantaggio dei gestori e a carico di tutti i cittadini, compresi quelli che non vanno neppure al mare.