“Finanziaria” Gros-Pietro: non c’è competitività

26/09/2005
    lunedì 26 settembre 2005

      Pagina 2 – Finanziaria

        Gros-Pietro: non c’è competitività

        intervista
        GIORGIO LEVI

        Distribuire una ricchezza inesistente sarà molto dannoso. L’obiettivo non può che essere il rilancio delle grandi imprese per far uscire dalla crescita zero il Paese e ricostruire un tessuto industriale forte. Una legge Finanziaria per far rientrare l’Italia nella competizione europea. La ricetta di Gian Maria Gros-Pietro riprende le linee del Piano Triennale varato dal ministro delle Attività Produttive Scajola. «Facciamo fatica – spiega Gros-Pietro – a metterci in corsa in un quadro economico mondiale che viaggia ad un ritmo di sviluppo senza precedenti».

        Aumenti delle pensioni minime, sostegno alla disoccupazione nella nuova Finanziaria che si va configurando il sostegno allo sviluppo sembra che resti in secondo piano. E’ una Finanziaria elettorale?

          «E’ dannoso cercare di ridistribuire la ricchezza che non c’è. Il paese non aumenta il prodotto lordo. Ripeto, se così si facesse sarebbe sbagliato. Noi abbiamo soprattutto bisogno di aumentare la competitività».

          Nella bozza della Finanziaria sono previsti tagli all’Irap per gli imprenditori che investono al Sud, non è sufficiente?

          «No, che non lo è. Qui è l’intero Paese, anche il Nord, che necessità di essere sostenuto. Noi abbiamo un sistema fiscale strambo che prevede che si paghi un’imposta che è già nel prodotto. Cioè una tassa che paga chi produce, non chi acquista. Dalla quale è esente, ovviamente, la merce che arriva dall’estero».

          Un’altra Irap, dunque.

            «Questo non lo so. Se non fosse troppo semplice direi che stiamo facendo dell’autolesionismo. Noi dovremmo prevedere un sistema che sposti il carico fiscale da chi lavora a chi consuma. Basti pensare che tra i consumatori ci sono anche quelli che le tasse non le pagano affatto».
            Ma lei pensa non solo che sia fattibile, ma nemmeno pensabile una Finanziaria che contenga capitoli così forti ?
            «La Francia ha varato un progetto per l’innovazione da 50 miliardi di euro».

            Impensabile.

              «Ovvio. Noi abbiamo problemi di finanza pubblica che c’impediscono di guardare così avanti. Ma quello che da qui in poi andrebbe ben compreso che questa è una battaglia di tutti, non delle imprese. E’ anche di coloro che l’occupazione già ce l’hanno, la globalizzazione rimette in gioco l’intero sistema».

              Se dovesse inserire due punti chiave di una Finanziaria che guardasse al rilancio delle imprese che cosa sarebbe irrinunciabile per lei?

                «Senza dubbio il piano del ministro Scajola è una base di partenza. E quindi sostegno all’innovazione tecnologica e irrobustimento delle strutture delle imprese. E’ necessario lavorare in questa direzione per offrire condizioni più favorevoli alle imprese di grandi dimensioni, che sono sempre meno».

                Crede che sarà possibile?

                  «Io so che devono essere messe al servizio dell’Italia delle risorse adeguate.Noi non dobbiamo guardare alla Cina o all’India. La competizione per l’Italia è in Europa».