“Finanziaria” G.Epifani: «Non sono pentito» (Galapagos)

05/10/2006
    gioved� 5 ottobre 2006

    La pagine 3

      Finanziaria
      Dopo lo �scippo� del cuneo fiscale ai lavoratori

        Epifani conferma: �Non sono pentito�

          Intervista al segretario generale della Cgil: �I sindacati sapevano ed erano d’accordo sul fatto che il taglio del cuneo fiscale servisse a operare una redistribuzione a favore dei redditi pi� bassi�. Ma ora si chiede al governo una verifica dei conti

            Galapagos

              �C’� una cosa che forse Tommaso Padoa Schioppa non aveva compreso bene: le difficolt� per i conti pubblici italiani non erano concentrate tanto sul 2006, ma sugli anni successivi. Per il 2007 e il 2008 il governo ha trovato terra bruciata: pochissime risorse per gli investimenti pubblici e per i trasferimenti. Di qui la necessit� di una manovra di rilancio dello sviluppo molto pi� ampia di quella prevista inizialmente. E su questa manovra le 3 grandi organizzazioni sindacali sono d’accordo, anche se vanno verificati con attenzione alcuni aspetti. Per questo abbiamo chiesto un incontro all’esecutivo�. Guglielmo Epifani, cercato per chiedere chiarimenti sul cuneo fiscale dei lavoratori sparito nel nulla, non si aggiunge al coro dei pentiti dell’ultima ora. Perch�, spiega il segretario generale della Cgil, �la finanziaria comincia a operare una redistribuzione del reddito verso il basso e impegna il governo in una lotta all’evasione fiscale che � l’asse fondamentale per una corretta politica�.

                Rispetto le scelte del sindacato. Per�, nel caso della scomparsa del taglio del cuneo fiscale destinato ai lavoratori, molti hanno sollevato perplessit�. Soprattutto perch� � stato fatto in silenzio. Che cosa � successo?

                  E’ vero: siamo in presenza di una scelta diversa da quella iniziale. Per� le spiegazioni non mancano. Storicamente il sindacato era favorevole a una riduzione dell’Irap che molto spesso rappresenta una sorta di tassa sul lavoro, visto che il costo del lavoro fa parte della base imponibile sulla quale si calcola l’imposta regionale sulle attivit� produttive. Certo, in questa fase in cui le imprese italiane vanno discretamente, il taglio dell’Irap, tramite la riduzione del cuneo fiscale, pu� apparire quasi un lusso, ma occorre considerare la situazione internazionale.

                    In che senso?

                      In questo momento, come quasi sempre nel passato, l’economia italiana riceve il maggiore impulso dall’economia tedesca. Ti dico di pi�: se va bene la Francia, la Spagna o qualsiasi altro paese, ma non tira la locomotiva tedesca, l’Italia � in difficolt�. Oggi le imprese, soprattutto del Nord-est, esportano grandi quantit� di merci – prodotti finiti e semilavorati – verso la Germania. Ma c’� un problema: dal 2007 in Germania aumenter� l’Iva e al tempo stesso la Merkel ha imposto forti tagli al costo del lavoro. Questo significa che dal 1� gennaio del prossimo anno le imprese italiane corrono il rischio di essere meno competitive. Un rischio forte: di qui la decisione di accettare il taglio del costo del lavoro in Italia attraverso una riduzione dell’Irap.

                        Ma rimane aperto il problema del perch�, contrariamente a quanto annunciato, del taglio del cuneo fiscale non abbiano beneficiato anche i lavoratori.

                          Ho premesso che la vera difficolt� per il governo Prodi era reperire risorse a sufficienza per cominciare a operare una redistribuzione e per rilanciare lo sviluppo. In questa ottica abbiamo accettato che le risorse del taglio del cuneo fiscale di cui avrebbero dovuto beneficiare i lavoratori fossero incorporate nel ridisegno delle aliquote Irpef. Tieni presente che, se non avessimo fatto questa scelta, milioni di pensionati, in larga parte ex lavoratori dipendenti, sarebbero rimasti esclusi da qualsiasi beneficio.

                            Per� i conti non tornano: anche considerando il forte incremento degli assegni familiari – un po’ meno di 2 miliardi di euro – l’impressione � che i lavoratori dipendenti non avranno indietro i soldi che avrebbero avuto se fosse stato loro restituito il cuneo fiscale.

                              Probabilmente la fretta, il continuo ritocco delle cifre della finanziaria, fa commettere degli errori. Ti faccio solo un esempio: secondo nostri calcoli un lavoratore con un monoreddito di 30mila euro e tre figli a carico, con le nuove aliquote pagher� pi� tasse; mentre uno sempre con tre figli, ma un reddito di 40mila euro ricever� dei benefici.

                                Ma della politica economica del governo avete condiviso l’impostazione generale.

                                  Certo, ma la finanziaria non l’ha scritta la Cgil. E’ per questo che chiediamo una verifica attenta al governo. Ti dico di pi�: credo sia stato un errore applicare un’aliquota indistinta del 43% per i redditi superiori ai 75mila euro. Avrei preferito una differenziazione: un’aliquota al 45 per cento per i redditi al di sopra di 130-150mila euro. Credo che avrebbe creato meno problemi. Se vuoi anche psicologici, tra chi guadagna poco pi� di 75mila euro e per� si vede tassato con un’aliquota marginale uguale a quella dei veri ricchi.

                                    Sarebbe stata una tassazione molto simbolica: visto che solo poche migliaia di contribuenti denunciano pi� di 150mila euro.

                                      Pu� darsi: ma avrebbe dato meglio il senso dell’operazione redistributiva che questo governo ha promesso di attuare. E tornando alla verifica che abbiamo chiesto al governo, � necessaria per controllare il nuovo sistema di deduzioni e detrazioni che sono state varate dal governo. E anche gli effetti della no tax area. Inoltre vogliamo capire di pi� sulle risorse stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Perch�, lo ripeto, non abbiamo contestato la scelta del governo di utilizzare le risorse liberate dal taglio del cuneo fiscale di spettanza dei lavoratori, ma vogliamo garanzie che queste risorse finiscano davvero ai lavoratori attraverso la riforma dell’Irpef. Che va in direzione opposta alle scelte del �secondo modulo� di Tremonti.

                                        Non vi preoccupa che i soldi dei lavoratori dipendenti finiscano ai bassi redditi, tra i quali si nascondono anche i lavoratori autonomi che tradizionalmente sono evasori?

                                          Credo che non si debba generalizzare: certo, quando si leggono i dati del Dipartimento alle entrate su quanto denunciano i lavoratori autonomi c’� da rimanere scandalizzati. Per� non tutti gli autonomi, o gli artigiani – io ne conosco parecchi – sono evasori. La soluzione � in una vera lotta all’evasione: il governo per il 2007 prevede il recupero di un maggior gettito per 7 miliardi con vari strumenti, tra cui la revisione degli studi di settore. Credo sia la via giusta: la lotta all’evasione � l’asse fondamentale di politica economica da cui reperire risorse per poter poi abbassare per tutti la pressione fiscale.

                                            Nel frattempo, per�, il governo per fare cassa ha deciso di �girare� all’Inps il 50% del Tfr dei lavoratori che non scelgono i fondi pensione e che ora rimangono nella libera disponibilit� delle imprese.

                                              Non so cosa decider� l’Ue su questa manovra che dovrebbe fruttare circa 5 miliardi di euro. Credo che un po’ di imprese, soprattutto le piccole, potranno avere difficolt� finanziarie e che il governo, se il provvedimento avr� il via libera, dovr� trovare qualche soluzione per queste imprese. La realt� � che questo trasferimento di risorse non servir� a finanziare la spesa corrente, ma investimenti in infrastrutture che sono la base per garantire la crescita. Investimenti per i quali il governo Berlusconi non aveva lasciato risorse. Pu� sembrare una battuta politica, ma questo governo si trova a dover riparare tutti i guasti del precedente esecutivo.