“Finanziaria” Fassino: «Mai più manovre lumaca»

20/11/2006
    luned� 20 novembre 2006

    Pagina 8 – Primo Piano

      �Mai pi�
      manovre
      lumaca�

        intervista a Piero Fassino
        ANTONELLA RAMPINO

        ROMA
        E’ una buona giornata, per Piero Fassino. Almeno a Montecitorio sulla Finanziaria batte infine il sole, �e tra sei mesi si vedr� che non sarebbe bastata una manovra da 15 miliardi di euro, come dice il centrodestra, perch� oltre al risanamento ci saranno i primi risultati, il rilancio dell’economia�. E comunque, se abolirla non si pu�, la Finanziaria va almeno riformata. �Occorre semplificare, non � pi� possibile che il Parlamento resti bloccato per sei mesi su un provvedimento-omnibus, pretendendo di specificare nel pi� minuto dettaglio il budget di ogni ufficio di ogni ministero�. Ma basta lo sfoglio dei giornali, sezione economia, categoria “aggregazioni bancarie”, per veder passare le nuvole. �Alcuni articoli che ho letto sono veramente indecenti: bisogna liberarsi della visione per cui se uno dice una cosa questa immediatamente ne significa un’altra. Io ho detto che non sono d’accordo sulla vendita da parte di Banca Intesa e Bnl, a suo tempo, di Sudameris e Bnl Argentina, perch� cos� si sono ridotti gli asset italiani in un continente in pieno sviluppo. Che c’entra Bazoli? E che c’entra la nomina di Iozzo alla Cassa depositi e prestiti?�.

        Fassino, dica la verit�: non l’ha disturbata vedere una legge di bilancio frammentata, con provvedimenti che entravano e uscivano come da porte girevoli, sotto la pressione di questa o quella parte sociale?

          �Faccio il parlamentare da molti anni, e non ho mai visto una Finanziaria che fosse un passaggio semplice. Anche nelle precedenti legislature la versione definitiva non era mai quella arrivata in Parlamento. Certo, la Finanziaria sta diventando uno strumento troppo complesso, come se dovesse risolvere ogni politica che il governo vuole attuare. Il richiamo di Napolitano, il suo invito a riflettere e a ripensare lo strumento della legge di bilancio, mi trova perfettamente d’accordo. Ma ho anche la sensazione che in questo caso si sia guardato ogni singolo albero, perdendo di vista la foresta. Perch� sa qual � la differenza rispetto al passato? Stavolta, avevamo una missione, un chiaro obiettivo�.

          Che l’opinione pubblica forse non ha capito, visto che sono scesi in piazza anche i vostri elettori, a decine di migliaia. Che si fa, si cambia l’elettorato, come direbbe Karl Kraus?

            �Non scherzi. E naturalmente le inquietudini, le preoccupazioni e anche le proteste vanno ascoltate. Io credo che la finalit� di questa Finanziaria, rimettere l’Italia in condizione di crescere, si vedr� prestissimo, di qui a sei mesi. Non voglio fare polemiche, ma se � di portata cos� ingente, ed � cos� difficile mandarla avanti, � perch� non si poteva prescindere dalla pesante eredit� che Berlusconi ci ha lasciato: anni di crescita bassa, da fanalino di coda dell’Europa, deficit di bilancio ben oltre il 4 per cento, e debito pubblico esploso, bruciando risorse che potevano essere destinate a finalit� di rilancio. Assenza di politiche industriali, come denunciato dallo stesso presidente di Confindustria, che han ridotto la produttivit� dell’impresa. Il lavoro � diventato pi� precario, soprattutto per i giovani. E il reddito spendibile dalle famiglie � diminuito. Con questa eredit�, con un Paese diventato pi� fragile, si trattava di risanarlo e rimetterlo in moto, puntando al rilancio, alla crescita del 2 per cento gi� dal 2007. Riducendo al 3 per cento il deficit, rendendo pi� stabile il lavoro, restituendo potere d’acquisto soprattutto ai redditi pi� bassi. Questa � la nostra missione�.

            Non si poteva evitare, il maxi-emendamento con fiducia?

              �Tutti avremmo voluto evitarlo. Per questo occorre semplificare l’impianto della Finanziaria. Anche il centrodestra, Tremonti e Siniscalco, in occasione della legge di bilancio per il 2004, per il 2005, per il 2006 posero la fiducia e presentarono un maxiemendamento. E’ la dimostrazione che lo strumento cos� non funziona�.

              Lei reputa un �assassinio� la decisione di Intesa e Bnl di vendere le controllate in Argentina. Perch�? Le sembra ci sia un’eccessiva concentrazione finanziaria nei confini italiani?

                �Niente affatto. Sgombriamo il campo da illazioni che non hanno fondamento: io penso che l’Italia abbia bisogno di un sistema creditizio pi� forte. E’ necessario creare grandi poli bancari che superino la frammentazione del sistema, e questa � la ragione per cui in tutte le mie dichiarazioni ho salutato con favore, giudicandola importantissima per il Paese, la fusione San Paolo-Banca intesa. E spero che altre banche italiane si mettano sulla stessa strada. Serve un sistema bancario molto pi� internazionalizzato, e proiettato sui mercati in espansione, come ha fatto Unicredit nell’Europa dell’Est. Apprezzo che Corrado Passera abbia rilanciato in questi ultimi anni anche nell’Europa centrale e orientale il gruppo Intesa, facendolo diventare in Russia uno dei pi� forti operatori bancari. Proprio per questo non ho condiviso le vendite di banche italiane in Sudamerica: si sono ridotte le opportunit� di penetrazione del sistema-Italia in un continente in espansione. Son cose, queste, che dico in assoluta sincerit� ed onest�, e non c’� dietro nessun altro tipo di valutazione o finalit�.

                Non le sfuggir� per� che i presidenti di Intesa e Bnl, Bazoli e Abete, sono importanti riferimenti rispettivamente di Prodi e Rutelli, ed � per questo che le sue dichiarazioni sono lette come una polemica nell’Ulivo.

                  �Mi pare del tutto gratuito affibbiare appartenenze politiche a Bazoli, Abete o altri. Tra l’altro ho con Nanni Bazoli un’amicizia solida, di lunghissima data. Ma non credo che questo possa autorizzare nessuno a pensare che se Bazoli fa qualcosa la fa perch� gliel’ho detto io o qualcun altro�.

                  I giornali per� raccontano che la nomina di Iozzo alla Cassa depositi e prestiti sia farina del suo sacco.

                    �Io conosco e stimo da molti anni Iozzo, e sono ben contento della sua nomina. Ma non l’ho fatta io, l’ha fatta il governo. Rivendico alla politica il diritto di dare valutazioni politiche, mentre mi guardo bene dall’entrare nel merito di nomine, organigrammi, assetti organizzativi che spettano solo a chi di competenza�.

                    Vale anche per Telecom Brasil? In un suo recente viaggio in Sudamerica lei ha detto che � contrario alla vendita di quella controllata della pi� importante societ� telefonica italiana, protagonista solo poche settimane fa di una violenta polemica con Prodi.

                      �Anche in questo caso, � una questione che guardo dal punto di vista degli interessi del Paese: i debiti si pagano ricapitalizzando le societ�, non vendendo i gioielli. Sono contrario alla vendita di Telecom Brasil perch� si riduce l’asset di una grande societ� italiana. Non c’entrano niente le intercettazioni telefoniche, il caso Rovati e quant’altro pu� venire in mente a chi insegue i pettegolezzi. Io esprimo un’opinione, rispettando naturalmente quella degli altri. Si pu�?�.