“Finanziaria” Evasori dalla realtà (M.Deaglio)

14/11/2006
    marted� 14 novembre 2006

    Prima Pagina (segue a pag.11) – Editoriale

    Evasori
    dalla realt�

      Mario Deaglio

        UNA partenza a meno 26�. Nella sua intervista a SkyTg24 il presidente del Consiglio ha usato una metafora derivata dalle tempestose vicende del calcio per indicare i ventisei miliardi di euro che appesantiscono la manovra, venti dei quali necessari per rientrare nei parametri europei mentre sei derivano da deficit non previsti di imprese pubbliche. Proprio da questa partenza in salita � necessario iniziare un discorso sulla Finanziaria che eviti le �pazzie� che il presidente ha rimproverato, apertamente e non senza ragione, all’Italia e agli italiani.

        Se la pazzia � fuga dalla realt� e rifugio nell’immaginario, infatti, non c’� dubbio che l’Italia abbia cominciato ad avviarsi lungo questa china pericolosa. Tale fuga � divenuta sempre pi� evidente, settimana dopo settimana, mentre la Finanziaria prendeva forma e corpo, passando dalle grandi cifre generali ai provvedimenti concreti; gli italiani hanno gradualmente perso coscienza di un fatto fondamentale, e cio� che il settore pubblico continua (e anzi accelera) la propria tendenza a spendere pi� di quanto incassa e, pi� in generale, che il paese sta vivendo sopra i propri mezzi e non potr� farlo molto a lungo. Gli italiani, infatti, esitano a fare ulteriore credito allo Stato sottoscrivendone i titoli di debito mentre gli stranieri che li hanno sostituiti in questi anni stanno cominciando a mostrare qualche incertezza.

        La percezione della gravit� di questa situazione di fondo � gradualmente scomparsa dal dibattito e dalla coscienza degli italiani; ai mezzi di informazione va una parte importante di responsabilit� nell’offuscamento del quadro generale, per il loro martellare ossessivo sui dettagli di questo o quel provvedimento, che finisce per attribuire la stessa importanza e lo stesso peso alle decine di miliardi dei provvedimenti che costituiscono le linee essenziali della manovra e alle misure di poche decine o centinaia di milioni che riguardano aspetti specifici. Agli occhi della gente la manovra si � cos� frammentata in tanti irritanti coriandoli dei quali si � perso il significato e il senso complessivo.

        La rimozione del problema principale e l’attenzione ossessiva e frammentata ai dettagli ha avuto come conseguenza il rifiuto isterico e la resistenza gridata a ogni tipo di tagli, all’idea stessa di tagli della spesa, e la tendenza all’autoassoluzione per ogni comportamento trasgressivo. A destra prevale, gi� dai tempi del precedente governo, un atteggiamento morbido nei confronti dell’evasione fiscale; a sinistra si fa altrettanto nei confronti dell’�evasione lavorativa�, per cui si � appena concluso un contratto del pubblico impiego in cui non c’� una parola sul recupero di efficienza e si considera una grande vittoria che si diano gli stessi aumenti salariali ai fannulloni e a chi fa bene il proprio dovere. Stiamo diventando un popolo di evasori nel senso che, cos� facendo, operiamo una gigantesca �evasione� dalla realt�, rappresentata dalla semplice aritmetica dei conti pubblici dei quali siamo chiamati a render conto in un quadro europeo e mondiale.

        Il rifiuto, gi� apertamente espresso da una parte della maggioranza di governo, ad acconsentire, dopo l’approvazione della Finanziaria – se davvero ci sar� un dopo per questo governo, occorre a questo punto aggiungere – a qualsiasi aumento dell’et� del pensionamento rientra nel medesimo quadro di evasione dalla realt�. Vi rientra l’assenza di ogni progetto di taglio strutturale, anche solo simbolico, ai costi della macchina politica, che assorbe svariati miliardi di euro di denaro pubblico. La classe politica � andata anzi, senza alcun pudore, all’assalto di questa Finanziaria reclamando singoli provvedimenti a favore di categorie specifiche in cambio di singoli voti all’intera manovra. Su molte cose si pu� legittimamente dissentire dal presidente del Consiglio, non sulla sua insistenza, nella gi� citata intervista, sulla carenza di moralit� pubblica.

        Tale carenza fa s� che continuiamo allegramente a trascurare che la nostra et� di pensionamento � ancora troppo bassa, che nelle nostre scuole il numero di insegnanti per ogni cento studenti � uno dei pi� alti d’Europa mentre il livello di preparazione scivola sotto le medie europee, che le grandi citt� italiane vantano un numero di dipendenti nettamente superiore – a parit� di abitanti e di servizi – a quello degli altri paesi avanzati. E l’elenco potrebbe continuare a lungo, ma non servirebbe a nulla, dal momento che il paese e la sua classe politica concentrano attenzione ed energie nell’opporsi a ogni singola misura che comporti tagli o aumento dell’imposizione sociale. Stiamo gi� pagando questa regressione nell’infantilismo con l’emarginazione da molti settori nuovi dell’economia e con la perdita costante di peso nell’economia mondiale.

        mario.deaglio@unito.it