“Finanziaria” Effetti collaterali

05/10/2005
    mercoledì 5 ottobre 2005

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      I COMUNI S’INGEGNANO, I RISPARMIATORI TREMANO, LA CULTURA TEME IL PEGGIO

        Effetti collaterali

          Un’ondata di proteste contro la legge finanziaria
          E c’è chi raccoglie funghi per far quadrare i conti

            Per far tornare i conti e per rimediare agli effetti collaterali dei tagli della manovra 2006, la finanza creativa e dell’ingegno arriva anche in provincia. Sandro Donati, sindaco diesse di Mulazzo, piccolo centro della Lunigiana, per tenere in piedi la cassa del municipio, ha inventato un rimedio che entra di diritto nell’italica enciclopedia dell’arte di arrangiarsi. Sui colli tra Massa e Carrara è zona di porcini. E quest’anno ne sono spuntati a migliaia. Il primo cittadino si è consultato: «O andiamo a funghi o alziamo le tasse». Per i cittadini è stato come sentirisi dire «burro o cannoni?». E allora ha spedito i dipendenti comunali, con burocratica circolare, a cercar funghi. Il raccolto sarà venduto a Palazzo Civico «ad un prezzo politico di 15 euro al chilo». Gli introiti saranno registrati nel bilancio. In Calabria invece c’è chi non se la può cavare con qualche passeggiata nei boschi. Alfonso Dattolo, primo cittadino di Rocca di Neto, provincia di Crotone, non assume nessuno da 19 anni. La pianta organica è di 52. Al lavoro ci vanno in 21. Il resto? «Ci tagliamo la diaria, ma non basta».

              Con i vincoli di bilancio oramai non si può più scherzare. E il ministro Giulio Tremonti ha a disposizione poche risorse e tutte concentrate sul freno al deficit e ad un minimo di misure per il rilancio. Le ristrettezze e alcune misure particolari avranno comunque una significativa ricaduta. Non tutti i comuni e le regioni potranno fare come a Mulazzo. Ridurranno allora qualche servizio, alzeranno qualche tassa. Il bistrattato mondo della ricerca resterà sempre con pochi soldi. E anche il tesoro della cultura vedrà rimpicciolirsi il salvadanaio.

              1 – Energia e risparmio

              La «tassa sul tubo» fa cadere la Borsa

                La «tassa sul tubo» prevista dalla Finanziaria fa infuriare le imprese energetiche e le loro associazioni : Snam Rete Gas, Terna e Assolettrica bocciano l’addizionale erariale sulle grandi reti e annunciano battaglia. Per Snam la tassa è «illegittima e sproporzionata in quanto farebbe venir meno delle più elementari condizioni di economicità dell’azienda»; la compagnia annuncia che promuoverà «qualsiasi azione» a tutelare dei propri interessi. Secondo Terna la nuova tassa «modificherebbe in misura sostanziale il profilo di rischio della società con danno rilevante per azionisti e obbligazionisti e metterebbe a rischio il piano di investimenti da 2,2 miliardi». Terna da mercoledì scorso (giorno in cui si è cominciato a parlare di tassa sul tubo) a ieri ha perso in Borsa il 13%, pari a una capitalizzazione di 520 milioni di euro. Per Assoelettrica la tassa sulle reti «costituisce un precedente grave perché mette in discussione la certezza e la stabilità del quadro normativo». Le pressioni potrebbero sortire qualche effetto: ieri sera correva voce che il governo stesse studiando una modifica per rendere la tassa meno onerosa. [lui.gra.]

                  2 – Cinema

                  Minacciato il futuro del Festival di Venezia

                    In Finanziaria è stato previsto un taglio di 198 milioni di euro ai beni culturali e di 164 milioni di euro del Fus, il fondo unico spettacolo. A rischio i musei, ha avvertito il ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione. A rischio anche la Mostra del Cinema di Venezia avverte il Presidente della Biennale Davide Croff. Che cosa significherà la drastica sforbiciata di fondi al Fus lo spiega la Uilcom, sindacato di categoria: il cinema passa da 84 milioni di euro a 54 milioni, a cui va aggiunto l’azzeramento delle risorse extra. Il totale della diminuzione è quindi di circa 40 milioni di euro pari al 50% della cifra del 2004 che avrà un ripercussione negativa nel settore dove sono occupati circa 200.000 addetti. Come effetto di questi tagli, sottolinea la Uilcom, si avrà: blocco della attività didattiche del centro sperimentale e delle attività della cineteca; rischio per la effettuazione del Festival di Venezia; dimezzato il numero dei film finanziati che passerà da circa 50 nel 2005 a 25; blocco delle attività di promozione all’estero di Cinecittà e Aip; blocco dei finanziamenti automatici della distribuzione, blocco delle sovvenzioni per 100 città. Intanto i lavoratori del settore hanno decretato lo stato di agitazione. [f.ama.]

                      3 – Servizi sociali

                      «Gli asili? Chiusi per dieci giorni»

                        dall’inviato a VIAREGGIO
                        Irrisi e «screditati» dal ministro dell’Economia che li tratta come «un titolare d’impresa», assediati dal governo che, con la nuova finanziaria, preme con il piede sul cannello dell’«ossigeno» e «rischia di condannare a morte gli enti locali». C’è rabbia forte tra sindaci, amministratori comunali e regionali, rappresentanti delle autonomie. Così accesa che la voglia di reagire non si ferma alla quasi certa – e, comunque, clamorosa – discesa in piazza, a fianco dei sindacati, di tanti primi cittadini se verrà deciso lo sciopero generale. C’è chi propone gesti «eclatanti», come Oriano Giovannelli, presidente di quella Lega Autonomie che sta tenendo, qui a Viareggio, i propri stati generali: «L’esecutivo impone ai comuni tagli del 10% che si rifletteranno inevitabilmente sui servizi sociali? Bene. Perchè, allora, non chiudere ogni 10 giorni, da adesso a quando verrà approvata la legge, asili nido, scuole materne, case di riposo?». Dice sul serio? Lui replica duro: «Mi auguro che resti solo una battuta». Avanti, allora, tra speranze e minacce in questo convegno dello scontento. Il più ardente è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell’Anci: «Alla manovra economica se ne sta sovrapponendo una mediatica: volgare, tutta tesa al discredito. Se il governo va avanti su questa strada c’è il rischio concreto d’uno scontro interistituzionale». Sibila il suo no a «decisioni calate dall’alto, in una logica unilaterale che non amette concertazione». E chiede l’apertura d’un tavolo. Anche per spiegare a Tremonti che l’idea di «recuperare 3,1 miliardi di euro sulle nostre spese tagliando le auto blu è solo una baggianata. Sa quante vetture di servizio abbiamo noi? Due, regalate dallo sponsor della Fiorentina, e 3 Marea immatricolate prima del 1999. A meno che per auto blu il ministro non intenda gli scuolabus o i pullmini del trasporto disabili».

                          Domenici va all’attacco: contate le nostre auto? Noi conteremo i vostri aerei e, via via elencando sprechi, «parleremo dei 200 milioni di euro spesi dal premier per il digitale terrestre, dei 6 serviti per pagare sondaggi, dei 146 ingoiati dalle intercettazioni telefoniche, 122 dei quali finiti in tasca a ditte private. O, magari, dei 600 per sovvenzionare uno studio sui trasporti nei Balcani». Ma è tutto proprio così buio? Il governo ha deciso, tra l’altro, di assegnare ai comuni un premio antievasione. Replica Pietro Giarda, docente di economia alla Cattolica: «Sì, ma è una decisione improponibile: non potranno operare perchè hanno smatellato gli uffici». Eppure, tra i tanti sindaci in lacrime, qualcuno sorride. Albertini, a Milano, e Scopelliti a Reggio Calabria sostengono che la finanziaria non li costringerà a tagliare le spese sociali. Giovannelli ride amaro: «Beh, il primo è a fine mandato, bisogna capirlo. Il secondo, magari, coprirà il buco con qualche spettacolo di ballerine brasiliane. Ci sono amministrazioni virtuose che per sovvenzionarsi ricorrono anche a strumenti di finanza innovativa. Altre, invece, offrono servizi di livello talmente basso che, certo, non devono investire molto». [re.ri]

                            4 Allarme nel Centro Sud

                            Tasse locali a rischio Aumenti sino al 10%

                            Allarme dall’Eurispes sulle casse dei Comuni: la prossima finanziaria costringerà quelle del Sud e del Centro ad aumentare le entrate tributarie rispettivamente dell8,6 per cento e del 6,5 per cento. Secondo l’istituto «le autonomie locali dovranno dimostrare di essere in grado di gestire il finanziamento delle proprie politiche sociali, altrimenti si rischia di alimentare un welfare locale a due velocità». Le situazioni più a rischhio appaiono quelle del Molise e della Calabria, con un inasprimento della tassazione locale superiore al 10 per cento in entrambe. Il Nord non sara del tutto al riparo da problemi, in particolare con il Piemonte che sarà l’unica regione del Settentrione a superare la media italiana (6,1 per cento) dell’incremento della pressione fiscale locale. Secondo i calcoli dell’Eurispes, nel complesso delle amminstrazioni comunali italiane e «risparmi forzati» o i maggiori introiti dovuti alla Finanziaria ammonterebbero a quasi1.400 milioni di euro dovuti al taglio del 6,7 per cento sulle spese correnti (al netto di quelle per l’assistenza sociale e per il personale disposto dalla Finanziaria 2006. [r.e.s.]

                              5 – Ricerva e volontariato

                              Dove andrà a finire il cinque per mille?

                                Il contributo volontario del «5 per mille» per la ricerca e il volontariato, il ministro Giulio Tremonti lo considera una «innovazione fondamentale» della sua Finanziaria. Ma i diretti interessati, ovvero il settore del no-profit, storcono il naso. «Si profila un meccanismo analogo a quello dell’8 per mille, poco trasparente e del tutto discrezionale». «Non siamo affatto tranquilli che questi soldi andranno al volontariato, alla ricerca e ai Comuni come annunciato a gran voce dal governo», commenta Giulio Marcon, coordinatore della Campagna Sbilanciamoci. «L’80% dei fondi dell’8 per mille è stato utilizzato per finanziare la missione in Iraq». Anche le somme devolute dai cittadini con il 5 per mille, secondo Marcon, «confluirebbero in un unico fondo e verrebbero poi distribuite a iniziative, organizzazioni e attività selezionate da un’apposita commissione nominata dallo stesso ministero dell’Economia». Gli esperti di Sbilanciamoci ricordano la cosidetta «de-tax»: un 1% sugli acquisti che sarebbe dovuto servire a finanziare iniziative di solidarietà, «salvo scoprire poi che l’1% si calcolava sull’Iva e non sul prezzo del bene. Su 100 euro di spesa, 20 centesimi di solidarietà. A due anni di distanza, la de-tax è lettera morta».[r.m.]