“Finanziaria” Edilizia, trasporti, sicurezza, autostrade, energia

11/11/2005
    venerdì 11 novembre 2005

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    LA FINANZIARIA

      EDILIZIA
      Si prepara la stangata sulla casa
      L’Iva per le ristrutturazioni al 20%

        ROMA
        L’Iva sulle ristrutturazioni edili torna al 20%. «La stangata c’è, ed è sulla casa», commenta il relatore di minoranza alla Finanziaria, il diessino Enrico Morando. Il governo ha infatti prorogato la deducibilità di queste spese dall’Ire (la nuova Irpef) – aumentandola dal 36 al 41% – ma ha tolto la riduzione dell’Iva sui materiali, che torna dal 10 al 20%. L’effetto dei due provvedimenti, per il 2006, è quantificato in meno 7 milioni dall’aumento della detrazione e più 220 milioni per il ripristino dell’Iva.

        Morando non crede alle tabelle del ministero, è viceversa convinto del fatto che «per inseguire un aumento del gettito di 200 milioni il governo finirà per incrementare il ricorso al lavoro nero». Il ragionamento è semplice: non sarà più conveniente dichiarare i lavori, si tornerà a farli di nascosto. Ma le conseguenze, secondo Morando, non si limitano a questa. Sono in arrivo ripercussioni pesanti per tutta l’Italia che lavora con il mattone. «Il settore edile – spiega – cresce senza interruzione dal 1998, anno dell’introduzione delle agevolazioni, a un ritmo del 3,2%. Il fatturato movimentato dal solo sgravio dell’Iva è pari a 33 miliardi e mezzo: tre volte il denaro che servirà per costruire il Ponte sullo Stretto».

        In Italia il quattro case su dieci hanno più di quarant’anni, e sono bisognose di cure. In sette anni si sono registrati 22 milioni di interventi: è stata ristrutturata una casa ogni dieci. «E l’occupazione nell’edilizia cresce del 22% contro una media del 7». Dalla Finanziaria è scomparsa ogni traccia del fondo che avrebbe dovuto aiutare le famiglie più giovani nell’acquisto della prima casa. [r.e.s.]

          TRASPORTI
          Spunta un altro aiuto all’Alitalia
          «Sono perdite dell’11 settembre»

            ROMA
            Arrivano 13 milioni come «liquidazione dei risarcimenti dei danni», a seguito dell’11 settembre, previsti dalla legge (del febbraio 2002) che proroga il termine della copertura assicurativa per le imprese nazionali di trasporto aereo: una goccia, nel mare tempestoso dei conti Alitalia – proprio in questi giorni alle prese con un aumento di capitale che vale un miliardo – ma si tratta pur sempre di un’entrata.

            Sono poche le buone notizie contenute in Finanziaria per il trasporto. C’è il via alla riforma dell’Anas, che comporta un taglio delle risorse disponibili. La società apre ai privati, dunque l’Anas «può subconcedere ad una o più società da essa costituite» i compiti ad essa affidati relativamente a «talune tratte stradali o autostradali». Per converso, naturalmente, lo Stato «definanzia», per «un importo pari agli introiti netti derivanti dalle cessioni, i trasferimenti previsti per l’Anas». E subito è scattato l’allarme dei fornitori, che temono che i ritardi abituali nei pagamenti peggiorino.

            Taglio drastico, com’era annunciato, anche per le le Ferrovie: dai 3,2 miliardi di euro che la Finanziaria 2005 assegnava al trasporto su rotaia, si è passati a 300 milioni per il 2006, ed altrettanti per 2007 e 2008. A questo punto, dice l’opposizione, non restano in cassa neppure i soldi per coprire gli investimenti già avviati: altro che potenziare la rete.
            Il governo ha deciso di stanziare 40 milioni per favorire l’utilizzo di auto alimentate a gpl o a metano. La norma, prevista dal decreto legge fiscale, fa riferimento alla legge sulla rottamazione auto approvata nel ’97 e prevede un contributo sotto forma di credito d’imposta. [r.e.s.]

              SICUREZZA
              All’ultima ora una mancia per l’Arma

                ROMA
                Come avviene puntualmente al dunque di ogni Finanziaria, anche quest’anno la manovra contiene gli interventi ad hoc dell’ultim’ora. Per evitare l’assalto alla diligenza Giulio Tremonti aveva stanziato complessivamente mezzo miliardo. Alla fine le modifiche valgono molto di più per effetto degli spostamenti di voci da una tabella all’altra. Quasi cento milioni (per l’esattezza 94) li strappa la Regione Sicilia. Un «contributo di solidarietà» che andrà a finanziare gli interventi più disparati. Nuove risorse arrivano anche all’estremo nord: le Province autonome di Trento e Bolzano ottengono 213 milioni di euro a partire dal 2006 per il finanziamento della spesa sanitaria.

                Altri cinquanta milioni serviranno invece a ripristinare (in parte) il taglio subito dai Carabinieri. L’Arma non è comunque soddisfatta: «Un’elemosina che non si risolve la difficile situazione di un’istituzione in ginocchio per la mancanza di fondi», commentava ieri il portavoce del loro giornale, Francesco Palese. Scende da undici a otto milioni l’entità del risarcimento per le vittime di Ustica. Diciassette milioni alimenteranno un fondo per il personale di Forze Armate e Polizia vittime di infermità in missioni all’estero, altri dieci quello per le vittime della criminalità e del terrorismo. Cinque milioni serviranno a finanziare infine il fondo per il disagio giovanile e per il contrasto dell’uso delle droghe.

                Dal decreto fiscale arrivano anche proroghe di risarcimenti un po’ datati: tredici milioni per la «liquidazione dei risarcimenti» a favore delle compagnie aeree che hanno subito le conseguenze degli attentati delle Twin Towers. Si tratta della proroga di una legge varata a febbraio del 2002. Venti milioni andranno «per gli interventi volti alla soluzione delle crisi industriali» mentre a partire dal 2006 sono confermati 30 milioni di euro per la costruzione delle fregate multimissione «Fremm». [a.b.]

                RETI D’ASFALTO
                Si pagheranno anche le superstrade
                Addio Raccordo anulare tutto gratis

                  Giacomo Galeazzi
                  ROMA
                  Stangata in arrivo per gli automobilisti: malgrado alcune resistenze, nella maggioranza prevale la «linea Tremonti» e l’Anas potrà vendere la concessione di strade «di interesse commerciale» a soggetti privati, che poi saranno incaricati della manutenzione e potranno applicare pedaggi reali oppure pedaggi «ombra» pagati dallo Stato. Presto potrebbe, insomma, non essere più gratuito percorrere alcune statali (7 mila km sul totale di 21 mila) e le autostrade gestite dall’Anas (894 km) come la Salerno-Reggio Calabria, il grande raccordo anulare della capitale, la Roma-Fiumicino, oltre ai collegamenti Palermo-Catania e Palermo-Mazara del Vallo. Il maxiemendamento al decreto fiscale collegato alla Finanziaria, approvato ieri dal Senato con la fiducia, dà il via alla riforma dell’Anas, apre ai privati e introduce i pedaggi. I tratti autostradali finora percorribili senza pagamento si trovano per il 90% nel Mezzogiorno, mentre le grandi superstrade a quattro corsie sono in prevalenza al Centro e al Nord. L’opposizione insorge, denuncia il «colpo di mano del governo» e punta l’indice contro «l’arricchimento delle aziende a danno dei cittadini». Adesso, accusa l’Unione, i privati potranno mettere pedaggi sulle strade realizzate con soldi pubblici.

                  La maggioranza, però, assicura che non ci saranno ricadute economiche per gli automobilisti. Fonti del governo garantiscono che la dicitura «pedaggio» è stata utilizzata nel testo esclusivamente per stabilire, in funzione dei volumi di traffico delle strade, l’importo che sarà pagato al gestore per la loro manutenzione. «In sostanza – spiegano al ministero delle Infrastrutture – si tratta del pagamento dell’importo così stabilito nel contratto di servizio. Fino a oggi lo Stato trasferisce i soldi all’Anas, sulla base dei programmi di manutenzione e di investimento presentati dall’azienda. D’ora in poi il pagamento verrà fatto attraverso il calcolo dei pedaggi fittizi».

                  Resta il fatto che il provvedimento dà la possibilità all’Anas di dare in subconcessione a società appositamente costituite alcune tratte stradali o autostradali assoggettate o assoggettabili a ticket. E l’Anas potrà cedere la maggioranza delle stesse società subconsessionarie. Il risultato, attacca il centrosinistra, sarà «il pedaggio esteso a tratte stradali oggi completamente gratuite, senza alcun miglioramento del servizio e della sicurezza». I privati versano all’Anas una cifra pari a circa 3 miliardi di euro (quelli che erano previsti nella precedente operazione con l’Ispa). Le società private subconcessionarie, a loro volta, possono chiedere pedaggi veri oppure virtuali.

                  DOPO LA TUBOTAX
                  Il club Energia pagherà di più
                  Forbici alle Poste

                  ROMA
                  «La tassa sul tubo è l’unico errore che mi posso imputare», diceva qualche giorno fa Giulio Tremonti dopo la levata di scudi di Eni, Enel, Autorità per l’energia e Corte dei Conti. E così il ministro ha deciso di cambiare: il maxiemendamento alla Finanziaria conferma la decisione di cancellarla e ridisegnarla completamente attraverso un nuovo regime di ammortamenti fiscali per tutte le società energetiche. La tassa non colpirà solo Eni ed Enel come prevedeva la vecchia tassa, ma tutte le aziende minori e municipalizzate. Da Acea di Roma all’emiliana Hera, da Asm Brescia a Edison. Una stangata giustificata, agli occhi del Governo, dai maxidividendi garantiti grazie ad un regime di sostanziale oligopolio.

                  Il conto sarà salato: sale di importo e arriverà già da quest’anno. Non più 800 milioni a partire dal 2006, bensì 911 milioni nel 2005 come acconto previsto dal decreto collegato alla Finanziaria approvato ieri. Nel 2006 le aziende pagheranno complessivamente 971 milioni, nel 2007 e 2008 990 milioni. Il Governo ha garantito che il nuovo regime di ammortamenti non si scaricherà sui consumatori, molte associazioni dei consumatori sono convinte che accadrà comunque pesando sulle bollette di luce e gas più care d’Europa. Secondo i loro calcoli negli ultimi 12 mesi sarebbero cresciute mediamente di 110 euro. Arriva in extremis anche un nuovo taglio ad un’azienda pubblica dopo quelli ad Anas e Ferrovie.

                  Questa volta la scure di Giulio Tremonti si è abbattuta sulle Poste: 150 milioni di minori trasferimenti per effetto dalla riduzione del tasso fisso del 4,35% oggi corrisposto dal ministero all’azienda sui conti correnti di Tesoreria. I tagli alle Poste hanno creato fibrillazione fra i sindacati confederali: «Sono a rischio 9.000 posti di lavoro», denunciava nei giorni scorsi il leader della Cgil Guglielmo Epifani. [a.ba.]