“Finanziaria” E ora si aspetta San Condono

14/11/2005
    sabato 12 novembre 2005

    Pagina 3 -Primo Piano

    IL PASSAGGIO ALLA CAMERA – NELLA MAGGIORANZA LA VOGLIA DI CAMBIARE E’ FORTE MA MANCANO LE RISORSE

      E ora si aspetta San Condono

        retroscena

          ROMA
          Il pacchetto famiglia? «Un problema di comunicazione tra amici. Per noi qualsiasi scelta è giusta purché i fondi vadano ai bebé». Giulio Tremonti ieri ha annunciato un nuovo accordo della maggioranza su come ripartire un miliardo e poco più. Se andrà in porto, sarà il quarto in pochi giorni.

          Scartata la tredicesima per i pensionati sociali, il bonus-libri per le scuole, gli aiuti per le giovani coppie che vogliono comprare casa, al centrodestra resta il dilemma se dare mille euro di bonus solo ai nati del 2005 o se anche a quelli del prossimo anno. Il destino di quello che Pierluigi Bersani ha sarcasticamente definito «l’osso dato in pasto da Tremonti alla maggioranza» sarà risolto alla Camera, dove ad attendere la Finanziaria c’è un Parlamento assatanato.

          La manovra per il 2006 sarà ricordata fra le più emendate della storia delle sessioni di bilancio. Ma non (ad oggi) per mano di deputati e senatori. A Montecitorio la voglia di cambiare è forte. «A me la Finanziaria così com’è non va e lo dirò al mio partito», dice un deputato sotto stretto anonimato. Il disappunto fra i parlamentari c’è tanto quanto fra i ministri, ed è sostenuto dai senatori rimasti pressoché a bocca asciutta. La correzione imposta per rispettare gli accordi con Bruxelles (16,4 miliardi) è pesantissima, e lascia «pochi spazi di manovra», spiegava ieri il viceministro Giuseppe Vegas. «Una soluzione c’è, ed è quella del concordato o del condono fiscale», ribadisce un altro parlamentare che per ora non si vuole esporre. Anche perché «un condono da lì uscirà comunque, ed è quello per i contributi previdenziali degli agricoltori» finora rimandato per ragioni tecniche. La Finanziaria dunque cambierà ancora, ma resta da capire quanto per volontà del Parlamento. Finora il deus ex machina è stato sempre Giulio Tremonti: due correzioni (una sul 2005, una per il 2006), due decreti, un maxiemendamento di trecento commi. «L’ho fatta in 852 ore», diceva nei giorni scorsi il superministro per ricordare che lui alla plancia di comando ci è tornato solo a fine settembre. La voglia di fare presto e bene lungo un sentiero virtuoso gli è però costata già parecchie modifiche in extremis. Piccole e grandi.

          Le ultime due in ordine di tempo sono di ieri: a Palazzo Madama, a pochi minuti dal via libera alla manovra, circolano due diverse tabelle sui tagli alla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. Un primo testo, quello presentato dal Governo, stanzia 345,4 milioni (552 l’anno scorso), un’altra 400. Quest’ultima però non è distribuita ai senatori. L’efficiente Vegas si accorge della svista e annuncia trafelato: «I milioni sono 400».
          La versione distribuita riportava ancora il taglio «ponte» servito per coprire altre voci di spesa in Commissione. Cosa che il giorno prima aveva mandato su tutte le furie il ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Interviene anche la Farnesina che conferma. Tutto chiarito.

          Pochi minuti e viene fuori un’altra svista. Tecnica, ma più grave.
          L’emendamento del Governo al disegno di legge «Bilancio» corregge il deficit tendenziale per il 2006 e non per i due anni successivi. Sono i famosi sei miliardi di dismissioni immobiliari che, per esplicita denuncia di Tremonti, a luglio l’ex ministro Siniscalco avrebbe fatto inserire fra i proventi del 2006 senza che lui ne fosse poi informato. L’intervento che avrebbe costretto il Governo a organizzare la «fase tre» della manovra. I tecnici hanno cancellato quei proventi dal deficit dell’anno prossimo, ma non dalle tabelle del 2007 e del 2008. Il governo vorrebbe inserire la correzione nella cosiddetta «Nota di variazione», ma non si può fare. Sarà costretto a farlo alla Camera sul «saldo netto da finanziare»: un miliardo e trecento milioni per il 2007, un miliardo nel 2008. «La vendetta della storia per l’ex», commenta velenoso un terzo deputato che attende Tremonti al varco. La strada della manovra è ancora lunga e irta di ostacoli. [a.ba.]